Collage N.2

Pezzi e frammenti ritagliati dai giornali di una vita, staccati, immortalati, riposizionati per un dipinto di parole, un collage appunto, se si vuole. Accozzaglia forse, forse un frullato, dolce a volte amaro, avaro spirito, che resta, che è, immagine-suono di un momento, una camera magmatica per uno spruzzo di parole a schizzo, scoppio estrusivo sulla mia Pompei.

Strano, son qui che mi chiedo
cosa succede all’uomo slancio
che ha perso il vento, vela sgonfia,
ma non i remi né la goletta.

Su per la collina il sole si tuffa
mi svuota il cuore che non sa
gioca l’amaro del piombo
a ridestarmi dai sogni, son qua.

Prendi un nastro, pellicola di videocassetta, quelle che non ci son più. La guardi, un tipo si sveglia, si stiracchia, fa colazione, cereali dell’orso balù. Apre un libro, poi non si sa, righe nere, lo schermo salta, “valà”, si riaggiusta, e di nuovo ricomincia, così pare, stessa scena, lo stesso tipo si sveglia, fa colazione, di là. Indugia già il baluginare incomprensibile d’eventi melliflua continuità, però… è vestito diverso, forse un altro giorno. Apre un libro, poi lo schermo salta, eccolo là, e di nuovo da capo, uffa, è così, ma dei dettagli sempre diversi ce li ha. Un collage di secondi, primi minuti di ogni giorno. Lui si risveglia costantemente, lentamente, diversamente, è così, coraggiosamente, deludentemente, svogliatamente, energicamente, gioiosamente, tristemente, dal sonno lento letargo soporifera sabbionara mobile di una vita, questa qua per perdersi in una giornata, evviva, goccia dall’otre: rubata mistica realtà.

Giacomo

Tra un respiro e l’altro

Non sono mai stato molto sicuro delle cose. Pur attraversando momenti di particolare slancio mistico fiancheggiato da qualche stimolante scrittore come Paulo Coelho od altri, evitavo se possibile di arrivare a “destinazione” con il pensiero, a conclusioni filosofiche affrettate, dato che prima di essere fatto di dati elaborati da quel computerino che si trova appiccicato sopra il collo, sono fatto di carne, di sangue, di calore, di RESPIRO e di Altro. Sono un’ Onda viva e pulsante. Uno spazio che interagisce con se stesso e con ciò che percepisco, per ora, come esterno a me. Non c’è immobilità in tutto ciò. Non c’è destinazione alcuna, anche se in un certo senso ogni istante E’ UNA DESTINAZIONE, E’ UN PAESAGGIO CHE SI PRESENTA NUOVO ALL’OCCHIO che vuol vedere, che desidera accorgersi delle Differenze. E chissà quanti “Modi” diversi esistono per Vedere le “stesse” cose. Quanti universi paralleli possiamo Vivere oltrepassando l’angusta soglia del “già visto” o “so che è così”. Strana la mente ( il modo di approcciarsi con i pensieri alla realtà ): se vediamo un asino che vola iniziamo a credere nella magia, se vediamo un sistema solare immerso in uno spazio infinito che pulula di stelle e galassie accendiamo la tv…

Tra un respiro ed un altro nuotiamo in acque che non conosciamo. E’ qui che vedo la Grandezza dell’Esistenza. L’Infinito che si esprime. Basta sapere. Basta illudersi di aver capito qualcosa. Facciamo qualcosa per farci toccare da Quanto Ora ci sta sfiorando..Torniamo al Cuore.

“In” cui la mente

Vi sono acque torbide
in cui la mente
crea sentieri luminosi
che non esistono.
Vi sono acque cristalline
in cui la mente
stabilizza le sue certezze
illusorie.
Vi sono paludi
in cui la mente
vede la fine di tutto.
Vi sono cieli
in cui la mente
crede che vi sia tutto.
Fantasie e sogni conosce la mente,
traballante ed effimera Parte della Realtà
che passa tutto il tempo a colorare e a definire
l’Indefinibile Oceano di Somma ed Inesauribile Esperienza.

Raji

Alla deriva

Dal buio mi spuntano là, su quella
panchina, seduti vicini abbracciati
con gli occhi di una tristezza del mondo
intero, che giovani non sanno e sperimentano
di essere vivi soffrendo urlando nel loro incubo.

Dall’altra c’è il sogno infranto, l’accontentarsi
di quello che ci fa star male, perchè
si può stare anche peggio, c’è la decisione
non sentita, presa per forza, per caso o non presa,
l’ammainare le vele e lo smantellare il timone
rigetto di trovarsi per mare, uomo di terra.

Giacomo

Dipinto di E. Munch – Melancolia (1894-95)

Occhi azzurri

Occhi di madreperla e zaffiro,
di uno sguardo che oltrepassa
il tempo, di una spada di nuvole
che tagliando il cielo corre così
innaturalmente veloce, di vento.

Occhi di madreperla e zaffiro,
di un mondo intero contenuto
oltre quelle nere pupille, lo spirito
della tigre nella foresta tropicale,
la regina, l’esplosione maestosa.

Giacomo

Sole dimenticato

Soffice come.
Non la completo
questa similitudine.
Non ha più senso oggi
ma scrivo lo stesso.

Delirio? Arrangiati.
Funziona così ora:
o ci si risveglia da soli
o si continua a vivere nei sogni:
ma tutto è invertito
e si fa sesso con l’abitudine
sognando che non esista
la sofferenza e la morte.

Chi vuol saltare
non salta,
perché salta solo
chi sta saltando.

Son frasi lontane
che non s’afferrano,
la mia vita è felice
e scontenta assieme,
e si è dimenticato
il cuore.

Il vuoto mi annulla
e dentro reclama
oggetti da metter sotto la macina.
Ed il grano rimane nei campi
che nessuno lo miete.

So chi sono
ma non so il mio nome,
o forse so il mio nome
ma non so chi sono…
Ma ha importanza?

Per questo mi siedo
sul giorno che scorre
con le domande che mi scivolano,
lacrimando,
nel pozzo.

Giacomo