noi distanti

un’altra notte che non era questa
ti ho sognato e io non sono di quelli
che ricordano i sogni, forse sogno
i ricordi, e poi non ho più pensato
che eravamo due noi distanti, due
sconosciuti narranti, io muto osservatore
della tua storia urlata a un telefono
su una piccola strada di provincia,
perché i sogni pescano dal mare
che riescono a raggiungere,
e io dall’altro lato cercavo di capire
sapendo di non poterlo fare, cercavo
di capire come capirti, ma i sogni
parlano una lingua mai studiata;
e poi il risveglio è stato solo risveglio
ed eravamo ancora due narratori
distanti

Vai

Vai pure verso il mondo

esplorando l’abito della Terra

tu che adorna di nulla

hai mosso quest’oggi il tuo primo passo.

Solo, di tanto in tanto

torna a riposare sotto l’ombrello

arboreo del mio cuore

dove l’ombra chiara rinfresca a tratti

dove il sole trapela

quando si muove un sorriso di vento.

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Giulio

5 colloqui di servizio civile

Approssimativamente l’anima

tra questa e l’altra sponda

tuo padre già svanito

sepolto nel Mediterraneo

(il nuovo mare dei cadaveri

la ferita che l’Africa mai ricuce

la violenza che l’Europa mai risana)

quel tuo curricula perfetto

il primo impiego a dieci anni

e l’italiano così incerto

tra i corsi e l’emozione.

 

Ed ora col tuo viso pulito

chiudi gli occhi

seduto nell’involucro metallico

cuore di lamiera

cuore di container

dove in tredici hai vissuto

sofferto, sperato, trovato

l’incommensurabile forza degli occhi

aperti ora

come braci sul mondo

 

ed ancora tua madre

quella che chiami fragilità

per non chiamare pazzia

quelle occhiaie lunghe di troppa

erba

troppo metal

troppa vita che scorre

dalle mani alla chitarra

il fiore degli anni

il fiore della sofferenza

due fiori recisi.

 

La giovinezza del tempo presente

l’insostenibile attesa di un lavoro

teoria smisurata all’università

gli occhiali e le mani sudate

la speranza di un impiego

pagato poco, pagato

però

tu che aduso ai tirocini

lanci gli anni come sassi

in attesa del giusto che non viene.

 

Infine il lavoro nei campi

la sicurezza ostentata

la tua giovane forza dell’est

a raccogliere mele perfette

cosi buone – in verità

cosi ingiuste – in verità

anche tu senza casa

anche i tuoi ventidue anni confusi

nella folla

degli universitari allo sbando

nonostante il cellulare

nonostante la camicia.

Giulio

Malinconia

Potessi scavarti negli occhi
estrarne globi di cemento
e ad essi legato
immergermi nell’alcova del tuo spirito.
Potessi scegliere un abisso
verrei nel tuo petrolio fondo
in te oserei
l’apnea del mare vasto
in te l’icaro profondo.
Giungerei all’eremo subacqueo
come al luogo in cui il gelido giaciglio
s’apre in magma, in crepe di vermiglio;
edificherei là un tempio rame e fiori
un nido metallico per aquile marine
nell’incavo ceruleo
del tuo cuore nascondiglio:
un giglio solitario per occhi di bambine.

Giulio

 

La fine della gru

Dopo anni di rigoroso servizio20141212_084758
di carichi e scarichi precisi
e d’obbedienza al manovale,
la gru prese a sognare:
si mise a contare le case,
ad orientarsi alle linee degli aerei,
a stendere il collo del traliccio
per  respirare l’aria pura;
a contemplare i comignoli
a sorprendere i gatti sulle scandole dei tetti
a spiare alla finestra del decimo piano
(che era quello sguardo lungo – dietro il vetro?).

Fu per poco.
Fuori controllo, inservibile
fu smontata il giorno dopo.

Epperò si scoprì
dopo
che i comignoli spiati
avevano preso anch’essi a sognare:
passarono l’inverno a scrivere
poesie di fumo
evanescenti
intraducibili.

Poi venne il caldo,
le caldaie spente,
le poesie dimenticate.

Giulio

Ciò che è giusto conta

Ciò che è giusto conta.senza titolo-1-2

Mi avevano detto che no

che la formica

e la cicala

e poi i soldi ed il potere,

accumulare beni:

sant’accumulo.

Me lo hanno detto

con l’esempio

e non con le parole,

da crederci,

da darsi subito daffare.

Invece no.

Invece qualcosa di più umano

da dentro dice cose universali

dice il giusto conta

fare il giusto

avere il giusto.

La povertà è un valore

non come mancanza

ma come equidistanza.

Perché ciò che è giusto conta

e fanculo agli escrementi

di cui s’adorna il mondo.

Giulio

A te

flowers-72235_640A te, che a me nascondesti il sonno.

A te,

che di noi lasciasti l’ombra piegata

e di ombre

versanti aperti all’orizzonte.

A te,

che d’amore ho visto il punto

la mia anima ti gradisce sottopelle

disincastro le mie porte davanti alla

tua involontaria bellezza, lasciando

che la linea brillante delle convinzioni

si rianimi sotto un cielo sterminato

oceano di parole che ci ha

seppellito millenni fa.

© Amor et Omnia