L’uomo armadio

Come un totem
gigante
pieno di cassetti
su tutti i lati,
inclinato.

Così sto:
con tutto che mi si apre
che ne chiudo uno
che l’altro mi si spalanca.

Che forse non è rincorrere
i cassetti qua e là che devo,
che forse occorre rimettere
in equilibrio proprio il totem,
scavare una buca più profonda,
renderlo più stabile alla base.

Giacomo

Il poeta, alla fine, è un vile

Il poeta alla fine è un vile,
‘che gli vien l’ispirazione
di scrivere ciò che è,
‘che gli arriva l’emozione nuda
che gli basterebbe ritrarla,
semplice semplice, sfrondarla delle parole
di troppo, e invece, pauroso
di mostrarsi schietto come la sofferenza,
di dire ciò che prova, su due piedi,
si nasconde tra mille artifici;
nasconde se stesso tra i giunchi
di metafore e paroloni,
prende la poesia e la contorce,
la ritorce, la modifica, la complica
che gli altri non lo capiscano,
non sia mai che lo comprendano,
lontano dal rischio di svelarsi l’anima,
e rimane così difeso e protetto
dietro la paura e il distacco,
con l’aria da colto, superiore,
una bella figura decisamente da artista.

Giacomo

Alla deriva

Dal buio mi spuntano là, su quella
panchina, seduti vicini abbracciati
con gli occhi di una tristezza del mondo
intero, che giovani non sanno e sperimentano
di essere vivi soffrendo urlando nel loro incubo.

Dall’altra c’è il sogno infranto, l’accontentarsi
di quello che ci fa star male, perchè
si può stare anche peggio, c’è la decisione
non sentita, presa per forza, per caso o non presa,
l’ammainare le vele e lo smantellare il timone
rigetto di trovarsi per mare, uomo di terra.

Giacomo

Dipinto di E. Munch – Melancolia (1894-95)

Occhi azzurri

Occhi di madreperla e zaffiro,
di uno sguardo che oltrepassa
il tempo, di una spada di nuvole
che tagliando il cielo corre così
innaturalmente veloce, di vento.

Occhi di madreperla e zaffiro,
di un mondo intero contenuto
oltre quelle nere pupille, lo spirito
della tigre nella foresta tropicale,
la regina, l’esplosione maestosa.

Giacomo