Lo sterminio dei più deboli

Ricordo quel ragazzo a Venezia che lentamente affonda e la gente dalla banchina e dal vaporetto che gli urla “Africa, dai Africa”, che ride e che non si butta a salvarlo. Ricordo quel ragazzo a Lavagna, che lentamente vola dal balcone, mentre dentro la madre e la finanza dissertano sui suoi dieci grammi di hashish ed il suo funerale, con i ringraziamenti al corpo dell’arma.

Ricordo un mondo, un universo lontano, in cui gli esseri umani sono una trama smagliata, un orribile accumulo di orrori, soprattutto al di dentro. Orrori che vengono esaltati, perfino elogiati, orrori come; parole:

madre coraggio / dai Africa / questo è scemo! / la sua prima madre lo aspetta in paradiso

Orrori che mi lasciano inquieto, adombrato, che in qualche modo mi sento anch’io responsabile di queste morti, di questa enorme ingiustizia che schiaccia e violenta il fiore degli anni. Orrore per questa narrazione dominante così invadente, così avvilente, così capace di soffocare, ché la colpa è della droga, per esempio.

Un orrore che mi rimane,

un orrore a suppurare,

che mi sbuca dalle mani,

che non so come affrontare,

recidere,

lenire

che forse parlarne, scrivere,

ma nemmeno quello.

Un orrore che fa di questo tempo un tempo oscuro, nazista, vigliacco.

Il tempo dello sterminio dei più deboli.

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Giulio

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