Ho già l’età

Trent’anni. Anno più, anno meno.
Chi si sposa, chi fa un figlio, chi compra casa, chi si realizza professionalmente.
E poi ci sono quelli in attesa: del lavoro, del periodo, dell’incontro, della guarigione.
“Alla mia età si dovrebbe… Ho trent’anni eppure… Gli altri già…”.
E’ difficile non cedere al sentimento di aver fallito, perché una vita “non ancora” sembra indegna, se misurata con il metro del successo sociale. Ma c’è un pensiero più doloroso del “non ancora”, ed è il “per ora”: per ora, sopravvivo. Per ora.

Arianna

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Temporary address

Se è diverso dalla residenza?
Oh sì! E variamente diverso, tanto che esito un momento prima di indicarlo e mi chiedo: “Ne vale la pena?”.
Ma sì, dài, lo scrivo. Però aggiungo: “valido fino al…”.
E poi? Vogliono conoscere il “poi”, questi qui.
E chi lo sa! Altre strade, piazze, un nuovo indirizzo.
Ah, dovrei indicare soltanto la residenza?
Il problema è che non sto dove risiedo. Se m’inviate una lettera lì, la ricevono i miei genitori.
Dove sto io, allora?
Bella domanda. Forse all’indirizzo temporaneo… quello precedente, però, o addirittura a due indirizzi fa. Ma se spedite una lettera laggiù, non so proprio dirvi chi la riceve.

Arianna

L’abilitazione informale

Alla Estaciò Nord dels Autobuses di Barcellona, ieri pomeriggio, in attesa che partisse il bus per l’aeroporto di Girona – Costa Brava, ho comprato un libro, La generaciòn precaria, di tale Marta Garcia Aller. L’ho comprato perché dopo il mio intervento sulla generazione ho passato la settimana spagnola a parlare delle stesse cose, o meglio a sentire gli altri sottopormi le stesse tematiche, gli stessi problemi e le stesse riflessioni. Già questo mi ha fatto pensare che, pur non essendoci stata comunicazione diretta del mio scritto, è come se ci fosse in nuce un pensare condiviso, una riflessione diffusa, per quanto diversamente concepita. Poi ho iniziato a mangiarmi il libro della Aller, e ho ritrovato le stesse puntigliose questioni. Lì ho sentito come se mi fossi riconosciuto per quello che sono, per quello che ho voluto essere. Così, da ieri sera, io sono un sociologo abilitato.

"La generacion precaria", di Marta Garcia Aller

"La generacion precaria", di Martia Garcia Aller

Gianmarco

Basta poco

Basta poco
per trovarsi
poco
per perdersi.

Basta poco
per respirare un’aria diversa
riposarsi leggeri poco
per urlarsi dolori lontani
– lontani, dici? –
stare a sentire.

Basta poco
per proteggersi troppo
poco
proteggersi troppo
basta poco
per nascondere la paura
nel giudizio
non ti capisco.

Basta poco
per cercare una cosa
diversa
l’urgenza la stessa
sta’ attento perché
sei diverso sei
lo stesso.

Basta poco
per trovarsi
poco
per perdersi.

Arianna