Fottuto Natale

Tutto va di qua e di là al contempo, a Natale. Fottuto Natale. Le persone vanno di qua, le emozioni di là, i giovani a bere, i vecchi a sperperare il denaro, i bimbi a scrivere lettere, le zie a procurarsi i regali. Tutti comperano tutto, fottuto Natale. C’è il Presepe, sai, con le figurine dei tempi di Gesù. C’è il Figlio di Dio che nasce nell’odore di merda di bue e c’è quel ciccione sorridente baloccoso: il Babbo Coca Cola Company. C’è il Trenino per i turisti e le zingare che si bruciano le mani nel freddo. C’è la stalla, l’amore, la famiglia, il calore del fuoco e c’è anche la solitudine, il freddo gelido che ti trapassa le emozioni, inorganiche, come non nostre. C’è la gioia mescolata con l’indifferenza, nel caffè al mattino. C’è il sorriso vero e subito dopo quello falso, apparecchiato per pranzo.

C’è tutto, in questo stramaledetto Natale. C’è così tanto che nessuno capisce più un cazzo di niente, se vuole amare, odiare o scopare, se vuole regalare o ricevere, se vuole vicinanza o lontananza dal mondo e dalle persone. C’è un orgia smodata di roba, appiccicosa come la maglietta quando corri con venti strati addosso e poi ti fermi e ti sale un brivido per la schiena.

Possibile che abbiamo mischiato con tale incoerenza ogni sfaccettatura dell’uomo? Dalla più elevata spiritualità alla più bassa mercificazione della materia. Il sacro e il profano, Dio con le Troie. Per questo impazziamo, a Natale.

Giulio