Ci riempiamo la bocca

Ci riempiamo la bocca
nei pranzi della domenica
di grassi animali
e parole
come meglio, migliorata, neanche
a paragonare.

Prima peggio:
ma ora?
Abbiamo la forza
di perdonare i più fortunati
che si lamentano
del caldo e del freddo, della gente
senza rispetto?

Davvero possiamo
lasciar andare la rabbia
e il desiderio
dolente
d’una famiglia la domenica,
con due figlie adulte?

Foto: Torino (Cavallerizza) 2017

 

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Alla fermata del tram

Alla fermata del tram
aspetto, mi preparo
al contatto
rabbia con rabbia
bisogno schiacciato
contro urla
di cellulari.

Semplicemente allora faccio
come dice mio papà:
la strada lunga
per vedere i fiori.

Foto: Anghiari 2018

 

Parole incespicanti

Parole incespicanti
incerte nel vuoto
l’attimo instabile
tra punta
e tallone.

Parole che scoprono
per la fatica
di tenere dentro
schiacciata in fondo

una rabbia nuda.

 

Foto: Nadia Lambiase

Alla mia rabbia

E va bene: ti ho vista, ti ho sentita,
adesso però
smetti di correre intorno:
siediti.

Come devo fare con te?
Arruffata con i pugni serrati,
il broncio e gli occhi scuri,
come posso
cullare il tuo morso?

Vuoi addormentarti con una parola
per immaginare
cose lontane, non queste,
cattive
così dentro, incastrate a stare.

 

 

 

 

 

 

L’odio è nelle tue lacrime
appuntite
che nascondi,
non sai nemmeno perché
ma cresce
tutta questa, e ancora
paura.

Nessuno verrà
a salvarci.
Siamo e saremo insieme
io e te:
meglio allora che ti sieda.

Parliamo.

Foto: Iran 2017

Parole di rabbia

vietnam-2016

Come stai, oggi,
non lo voglio sapere.
Dopo queste notti
senza sonno
dopo i pianti, i silenzi, le voci
che tormentano te
e poi noi

basta.

 

Oggi voglio andare in giro
a graffiare
la pelle liscia
di quelli che dormono
sogni d’oro: che vengano le rughe,
le occhiaie, i segni
pure a loro.

E mentre li graffio
ci sarà un urlo
una furia di fiato
contro la loro ignoranza
del male.

Graffierei quelli che osano
le lamentele, una scortesia,
toni bruschi: li farei piangere
finalmente
pure loro.

E in mezzo a questi volti
non più belli
sanguinanti e tagliati
forse
troverei un angolino
in cui farmi piccola, chiudere gli occhi
e stare.

Foto: Vietnam 2016

La grande rabbia e l’amore

La grande rabbia, che ti sbuca dalle mani, come se d’un tratto aprissi le palme e fuori ne sgorgasse la pressione dell’ingiustizia. E’ tutto sbagliato, ovunque. Solo gli esseri umani mantengono una propria umanità, ma a momenti. In altri momenti l’hanno smarrita già, oppure l’hanno semplicemente dimenticata, per un po’. Tutto il resto è sbagliato. La società, la politica, la finanza, la guerra, la disuguaglianza, l’ambiente, l’immigrazione, l’edilizia, la scuola, il lavoro, l’alcol e le droghe, la sessualità, la religione. E’ tutto potentemente distorto, volgarmente contraffatto da far venire il vomito. Poi ci potremmo dire molte cose, autogiustificarci, perdonarci o defilarci nelle responsabilità.

Ma, a me, sbuca la rabbia dalle mani, mi viene da piangere di fronte all’enormità della deviazione che abbiamo intrapreso, come umanità, dal senso dell’esistere su questo pianeta. Se chiudo gli occhi e ripenso ai passati nascosti, a quelli non divulgati, alla bellezza estetica di certe vite lontane…

…l’unico desiderio che prende forma, è quello di ritirarsi, di astenersi. L’unica protesta che mi viene davvero in mente è quella di disertare questa umanità, per amore. Per amore della stessa. Nel frattempo sono ancora qui, a fare. E pur sapendo che anche altri, mi sento solo, ché siamo troppo pochi.

Giulio

Lamento verde

Cosa sono i tuoi occhi.

Come palpebre di salice

gettate a terra,

come la rabbia

che ti sbuca dalle mani,

che lo strozzeresti

se solo tornasse

se solo capisse

se solo potesse…

ma niente.

Giulio

Prendi un altro

Un fatto, m’han detto, ma dai, che roba, è successo, un dolore, che vuoi, chissà dentro, mi spiace, e dire, tu pensa.

Ti spiace?
Mi spiace, certo, mi spiace.
Sollevata, però, sospiro: “A me, a noi, non capiterà”.

Poi, il nome.
Mia figlia, mia madre, io.

La disgrazia, di colpo, tragedia.
E guarda quanti, lì a guardare!

Ah, perché proprio io?
Se solo un altro, un altro qualsiasi!

Sarebbe diverso?
Sì, sarebbe diverso.
Per me, sarebbe meglio.

Arianna

Il vulcano Puyahuè

Il vulcano Puyahuè

Acquerello di Niccolò Da Ronco