Un altro mondo esiste

Prendete una piccola scuola in Danimarca. Prendete una bambina e una ragazza, scalze, sedute alla stessa scrivania. Prendete tre adolescenti che dipingono nel corridoio. Prendete un’aula piena di strumenti musicali, con la porta socchiusa. Prendete una classe di tredicenni che ascolta i compagni leggere ad alta voce, e poi commenta col sorriso, uno per volta. Prendete una preside dagli occhi chiari. Prendete queste parole: “La nostra è una scuola aperta, vogliamo che gli allievi la percepiscano come un’unica stanza in cui imparare. Non li sgridiamo, cerchiamo di trattarli gentilmente e dialogare con loro, perché solo in questo modo si sentiranno bene a scuola, e diventeranno cittadini rispettosi in futuro”. Prendete dieci insegnanti felici, una cucina che odora di patatine fritte, disegni alle pareti, una palestra, un cortile con la sabbia, un’amaca, molti alberi.

“Come ti sembra la nostra scuola?”
“Un sogno”
“Lo pensi davvero?”
“Certamente! Noi siamo lontani, lontanissimi…”
“Hai visto che è possibile. Ora devi tornare in Italia e fare la rivoluzione”.
Sorrido. Rispondo: “Sì”. Sottovoce, però si sente.

Suona come una promessa.

Arianna

Inganno

Non cercare
un’immagine
riflessa il pieno
nel vuoto che resta.

Guarda il mio corpo
le sue cicatrici.
Chiedimi:
A cosa pensi?
Come stai?

Arianna

Presente come Presenza

.
.
Denudato del superfluo
Vedo le increspature del lago
Sento il soffio del vento
Percepisco il calore del Sole
La natura si fa solenne carezza
E la riconosco come Madre che mi contiene.
.
Spogliato dei tempi andati o futuri
Permea uno spazio unico ed irripetibile
Che si fa ventre di mille sensazioni:
Presente come Presenza.
.
Ogni istante,un dono.
Ogni dono,un mistero.
.
Preghiera.

Raji

Le relazioni silenziose, persone in strada

Prendo spunto per questo articolo dalle mie interazioni con gli esseri umani che non conosco. Gli esseri umani che incontro sulla mia strada, che mi sfiorano mentre passo, che incrocio, con cui sto seduto sui mezzi pubblici. Gli esseri umani con cui, per una frazione di secondo solamente, mi relaziono. O almeno cerco di relazionarmi. O più che altro, mi relaziono all’incontrario. Sapete perché all’incontrario? Mi sono accorto che spessissimo quando una persona che stiamo incrociando capisce di essere osservata non solo non ricambia lo sguardo, ma semplicemente gira un po’ la testa altrove, spesso verso l’alto. In questa specie di attenzione verso i fregi del nostro centro storico, verso ai particolari delle case antiche che le persone manifestano, vive un incredibile segreto. Per un solo istante, una minuscola frazione di secondo, nasce e muore un rapporto con uno sconosciuto, un rapporto che, anche se non verbale, anche se brevissimo, può darci moltissimo. Quanto ho imparato sugli esseri umani camminando per strada!

A volte ci si sorride. Capita circa così, soprattutto tra sessi differenti, ma non solo; sicuramente tra giovani, ma non solo. Ci si vede da lontano, si capisce velocemente che ci si incrocerà in un dato punto della strada e circa cinque secondi prima di arrivare a quel punto (l’avete mai fatto?) si inizia a guardare di lato, dal lato opposto, un po’ in alto o per terra verso il selciato. Non che il marciapiede in quel punto sia interessante, ma bisogna evitare lo sguardo altrui. Cinque secondi è un buon tempo. Se si iniziasse a guardare prima non sembrerebbe casuale, sembrerebbe un forzato non guardare chi arriva. Deve sembrare esistere un particolare che, guarda caso, ci attira proprio lontano dalla connessione con l’altro. Non ci si guarda quindi, però succede che ci si sorrida. Si sorride soprattutto tra giovani, soprattutto per imbarazzo nei confronti della scenetta fasulla che va in scena tra due attori sconosciuti. E’ una situazione quasi comica, ma quel sorriso, che osservo poiché tendo a cercare lo sguardo degli altri esseri umani, nasconde tutta quella relazione silenziosa. Una relazione che esiste.

A volte ci si guarda fieri negli occhi. Capita così soprattutto tra maschi, ma non solo; sicuramente tra giovani, ma non solo. Ci si vede da lontano, ma si continua a guardare diritti, fieri, l’uno negli occhi degll’altro. Quando uno dei due capisce cosa sta accadendo, quando capisce che l’altro ha capito, generalmente gira i bulbi oculari verso un particolare ininfluente. Mi è successo oggi. Passavo davanti alla Banca d’Italia e fuori c’è il carabiniere con la mitragliatrice. Ho guardato la mitragliatrice, poi lui, lui mi guardava, ancora lui, ancora lì un attimo e poi…via di nuovo sulla mitragliatrice. Fuori tempo massimo, se viene superato un limite di tempo quello sguardo reciproco diventa un contato incomprensibile e per tutti privo di senso. Una relazione silenziosa che, tuttavia, esiste.

Altre volte le persone camminano a testa bassa, proiettate verso l’avanti, come corazzate da sfondamento, come tori pronti a caricare chiunque si metta sulla loro strada. Più le persone sono antiche, vetuste, logorate dalla vita, più camminano chiuse, guardando in basso, scure in volto o corrucciate. Capita così soprattutto nei vecchi, ma non solo. Queste persone sono disconnesse. Camminano ma sono completamente in un loro mondo, perse nei loro pensieri e nelle loro emozioni, completamente deficienti in termini relazionali. Un uomo od una donna che guardano in basso mentre camminano sono per me descrivibili con la metafora del fiore appassito, il cui stelo si è ripiegato e la corolla inevitabilmente è piombata a guardare faccia a terra. Questo è un segno involutivo, tanto che le scimmie, da cui siamo partiti, presentano questa stessa ritorsione della colonna vertebrale e del capo.

Anche i giovani sembrano così o meglio vogliono sembrare così. Il che è stupido. I giovani spesso fingono disinteresse per le persone che stanno loro accanto, fingono di non esserci, di pensare ad altro ed invece si relazionano continuamente. Anche la musica serve a questo. Serve a barricarsi dentro un proprio mondo, una personale atmosfera e da quella “sbirciare fuori” senza essere visti. E’ una difesa che però da fuori, almeno in me, è vista con timore. E’ lo stesso per gli occhiali da sole. Questi occhiali principalmente escludono gli altri dal proprio mondo interiore perché sbarrano la principale porta verso l’interno. Sapere che gli altri non sono in grado di distinguere chi sto guardando e come, fa di me un uomo forte, ma solo in apparenza. Ho scritto timore perché non mostrare i propri occhi e turare i propri orecchi simula distacco e disinteresse ed anche se questo è solo un modo per proteggersi, questo stesso modo modifica l’assetto mentale.

I vorrei chiedere ai più arditi di voi, ai più impavidi e coraggiosi, un tentativo. Provate a fare questo per una giornata solamente. Mentre camminate, provate a fissare gli altri esseri umani che incontrate diritti negli occhi. E guardate che effetto vi fa. E guardate cosa accade. Anche negli altri, ma soprattutto in voi stessi! Questo significa mettersi in gioco, entrare in relazione con degli sconosciuti e ricavarne però un approfondimento nella comprensione del mondo. Soprattutto aiuterete me e voi stessi a non andare verso un mondo in cui ci camminiamo l’uno di fianco all’altro, senza mai entrare in contatto. Penso ci sia grande bisogno di sentirsi e di sentire gli altri.

Giulio

Il Cuore

Dedicato a tutti coloro che si vogliono bene.

Tutto ciò che ha Senso nella vita è il Cuore, Sentirlo, vivere al suo Interno.

Il resto non è che un palcoscenico:finzioni.

Fare un lavoro su se stessi è la terra magica a cui approda il sognatore quando è stufo di sognare e decide che è giunto il tempo perfetto di spremere fuori dal proprio corpo una goccia, un rivolo, un mare di celato amore presente al suo interno. La Volontà è la sua preziosa alleata, lo strumento più efficace per rompere le catene, figlie di una vita di condizionamenti, che lo hanno imprigionato impedendo al suo cuore di respirare, libero.

Fermarsi qualche minuto durante la giornata e sedersi con se stessi, ascoltarsi un po’, dedicarsi un vero sguardo interiore. Raccogliersi per abbracciarsi. Immergersi in uno spazio privo di giudizio e tendere l’orecchio a Quanto bisbiglia appena, ma che è in grado di far tremare le nostre convinzioni più radicate come un terremoto provocato dal battito d’ali di una farfalla…

Un suono, una melodia che non ha bisogno di alcun sostegno per esistere e per esprimersi. Una Forza che trova energia in se stessa, dall’Infinito che tanto sogniamo. Come se cento vulcani si accordassero ed esplodessero insieme in unica e sottile voce che si solleva in aria leggera, quasi timida.

Non è nel visibile,

Eppure può essere in un Gesto.

Non è afferrabile,

Eppure può riempire tutti gli Spazi.

Non è un fiore,

Eppure profuma di rose.

Il Cuore.

Raji

Notizie dalla Val di Susa

Ho ricevuto questo comunicato via e-mail da alcuni amici impegnati nella protesta “No Tav” in Val di Susa. A prescindere da quale sia la posizione mia, degli altri autori del blog e dei lettori sul tema, mi sembra interessante leggere quanto segue perché il comunicato riporta informazioni “non mediate”.

Il comunicato del Comitato No Tav Spinta dal Bass sull’arrivo delle ultime trivelle in Val di Susa
“Nausea, è questo il sentimento che pervade oggi in Valle di Susa dopo aver letto i giornali di ieri e quelli odierni.
I fatti: giovedì fiaccolata rumorosa alla trivella di Buttiglierra. Mille persone in strada, serata tranquilla, alle 23.30 tutto finito e tutti a casa. Nessun giornalista presente se non qualche fotografo e quelli dei giornali locali che riportano la notizia di una manifestazione pacifica e tranquilla. La mattina i tg radio e i giornali non fanno un accenno. Alle 13.00 la questura indice una conferenza stampa dove racconta l’impossibile: scontri, sassaiole, lanci di bengala, chiodi a tre punte. Come prova porta una foto con un giochino laser puntato e 4 chiodi arrugginiti usati nei cantieri edili e chissà da quanto tempo su quel terreno. (Le foto sono sulla stampa di ieri) Nessuna foto di scontri o di sassaiole. Ma nessun giornalista pensa di verificare le notizie o almeno chiedere delle vere prove che non esisterebbero. Tutti chini a scrivere il volere di polizia e di politici che commissionano.
Alle esagerazioni ormai ci eravamo abituati, alle invenzioni ancora no. I bengala vengono usati in guerra per illuminare le zone da bombardare. A Buttigliera tuttal´più sono stati scoppiati alcuni petardi che non facevano male a nessuno, solo rumore. Ma è la “sassaiola” quella che colpisce di più, perché inventata di sana pianta.
Ma Griseri e Numa, prendono per buono le veline della questura e ci montano un caso politico costruito su delle invenzioni colossali. Oggi poi ci si mette Esposito (Pd) che sulla Stampa, supportato da Numa, attacca due persone no tav in modo delirante. Accusati addirittura di vivere alle spalle del movimento. Peccato che entrambi lavorano, pagano le tasse e permettono ai parassiti come Esposito di vivere grazie ai soldi di onesti lavoratori.
Quanto ai “professionisti della violenza” e dove si “nascondono” vogliamo ricordare che ad oggi abbiamo avuto due feriti molto gravi (Simone e Marinella), decine di contusi e due presidi distrutti. Questo per dirvi che in Valle di Susa sappiamo benissimo chi sono i violenti, da che parte stanno e da chi sono difesi.
Una cosa però vogliamo rivendicarla e ribadirla. Ogni volta che arriverà una trivella con il suo seguito di militarizzazione ci sarà una reazione come oramai da anni capita in Valle. E´stata e sarà una reazione non violenta ma molto, molto determinata. Chi arriva con la prepotenza e con l´intento di devastare il nostro territorio e il nostro futuro, non può pensare di poter lavorare in pace e senza fastidi. I blocchi, gli assedi, i cortei continueranno ogni qual volta i distruttori arriveranno in Valle.
E´chiaro che il nostro intento è quello di impedire o rallentare lo svolgimento dei lavori. Oggi la trivella di Buttigliera è stata smontata con 5 settimane di anticipo dalla scheda tecnica sul sito Torino-Lione e con 10 giorni di anticipo su quanto scritto sul cartello del cantiere. Questo significa che il sondaggio non è stato terminato così come era già successo a Condove. Ulteriore prova della farsa sondaggi.
Ps: queste righe, come le precedenti, vengono spedite a tutti i giornali e Tv.. Naturalmente non una parola uscirà sulla nostra verità. Pertanto chiediamo a tutti gli uomini e donne di buona volontà,di far girare questo scritto come altri che stanno girando, di stamparli e diffonderli…la verità, quella sì che è rivoluzionaria!”

Arianna

Tra un respiro e l’altro

Non sono mai stato molto sicuro delle cose. Pur attraversando momenti di particolare slancio mistico fiancheggiato da qualche stimolante scrittore come Paulo Coelho od altri, evitavo se possibile di arrivare a “destinazione” con il pensiero, a conclusioni filosofiche affrettate, dato che prima di essere fatto di dati elaborati da quel computerino che si trova appiccicato sopra il collo, sono fatto di carne, di sangue, di calore, di RESPIRO e di Altro. Sono un’ Onda viva e pulsante. Uno spazio che interagisce con se stesso e con ciò che percepisco, per ora, come esterno a me. Non c’è immobilità in tutto ciò. Non c’è destinazione alcuna, anche se in un certo senso ogni istante E’ UNA DESTINAZIONE, E’ UN PAESAGGIO CHE SI PRESENTA NUOVO ALL’OCCHIO che vuol vedere, che desidera accorgersi delle Differenze. E chissà quanti “Modi” diversi esistono per Vedere le “stesse” cose. Quanti universi paralleli possiamo Vivere oltrepassando l’angusta soglia del “già visto” o “so che è così”. Strana la mente ( il modo di approcciarsi con i pensieri alla realtà ): se vediamo un asino che vola iniziamo a credere nella magia, se vediamo un sistema solare immerso in uno spazio infinito che pulula di stelle e galassie accendiamo la tv…

Tra un respiro ed un altro nuotiamo in acque che non conosciamo. E’ qui che vedo la Grandezza dell’Esistenza. L’Infinito che si esprime. Basta sapere. Basta illudersi di aver capito qualcosa. Facciamo qualcosa per farci toccare da Quanto Ora ci sta sfiorando..Torniamo al Cuore.

“In” cui la mente

Vi sono acque torbide
in cui la mente
crea sentieri luminosi
che non esistono.
Vi sono acque cristalline
in cui la mente
stabilizza le sue certezze
illusorie.
Vi sono paludi
in cui la mente
vede la fine di tutto.
Vi sono cieli
in cui la mente
crede che vi sia tutto.
Fantasie e sogni conosce la mente,
traballante ed effimera Parte della Realtà
che passa tutto il tempo a colorare e a definire
l’Indefinibile Oceano di Somma ed Inesauribile Esperienza.

Raji

La realtà virtuale come discesa negli inferi

Oggi mi dedico alla modernità. Parto dalla moda del momento, parto da Avatar. Qualche giorno fa mi sono confrontato con mio fratello, il quale mi ha spiegato come abbia provato, nei giorni successivi alla visione del film, la strana sensazione di essere ancora dentro ad Avatar, di svegliarsi la mattina due giorni dopo e pensare ancora a quella realtà inesistente, agli omini blu. Per quel che ho sentito dire in giro, questo non è un fenomeno isolato, ma una cosa accaduta frequentemente in tutto l’occidente. Lui ha riassunto il tutto dicendomi “sono sotto”. Ed aveva assolutamente ragione, poiché sotto per un attimo ci è finito davvero. Ma sotto dove?

Ve lo spiega uno che ha passato alcuni anni della propria vita molto più sotto di così, disperso cioè nella realtà virtuale di un gioco online in cui era possibile vivere una sorta di vita parallela in un mondo medievale fatto di maghi, di cavalieri e mostri enormi, draghi, anatemi, città da espugnare, animali bellissimi da addomesticare e cavalcare…un mondo da vivere, in tantissime delle sue sfaccettature. In questo mondo erano presenti i sentimenti e le menti di esseri umani veri e propri, agganciati ad un altro corpo fisico, un corpo fisico scelto durante la creazione iniziale del personaggio e quindi più vicino al proprio archetipo. Anche qui c’è un indizio, ma non mi ci voglio soffermare. Voglio spiegarvi cosa accade in un mondo del genere.

Accade di sviluppare una specie di scorrimento della realtà, una specie di separazione dei propri pensieri e dei sentimenti, come se una parte di questi finissero nel contenitore della realtà ordinaria ed un’altra parte finisse nel contenitore di una realtà virtuale. Quando non ero dentro a quella realtà virtuale, sperimentavo una specie di distacco dal mio secondo corpo (il mio avatar) che si era generato ed in quel corpo desideravo tornare quanto prima, in quella realtà desideravo vivere: era lì che volevo provare i miei sentimenti, lì che volevo corteggiare una ragazza, lì che volevo ritrovare un vecchio amico.

Identificazione. In quella realtà virtuale, così come in tutte le realtà virtuali, si sperimenta un processo fortemente involutivo, è cioè la discesa di un gradino ulteriore negli inferi dell’ identificazione, in una realtà ancora più effimera ed inconsistente di quella ordinaria in cui ci muoviamo. Ecco perché ero sotto, ecco dove. Mi sembra di capire dove stiamo andando. Se scrivessi un racconto di fantascienza in merito (e lo farò), potrei pensare ad un storia in cui una Guida debba intervenire sul piano della realtà virtuale per far riemergere un essere umano alla realtà ordinaria, in una specie di prima realizzazione, per poi portare quell’essere a scoprire che anche le realtà ordinaria non è altro che un ulteriore inganno che può essere trasceso. Mi seguite? Stiamo sprofondando ad un livello di identificazione ulteriore, con cui l’uomo mai prima d’ora nella sua storia ha avuto occasione di confrontarsi. Quindi il percorso di fa più difficile, ci allontaniamo dalla verità.

Ed in tutto questo, non abbiamo gli strumenti per difenderci. Siamo come topi da laboratorio, come un nonnulla su cui si applicano dall’esterno condizionamenti tanto forti che nella nostra visione drogata ci sembrano normali. Ed Avatar the movie era solo una scusa, perché il concetto qui espresso riguarda ciò che su vari piani accade a tutti noi quotidianamente, soprattutto ai più piccoli, che vedo sempre più moderni e sotto. Purtuttavia, c’è ancora una possibilità.

Giulio

Senza nome

Apro la porta
tengo le chiavi con due mani
non c’e’ bisogno di pensare
per cose così banali.

Chiudo gli occhi
per raggiungere il vuoto
ma il buio del bere
si muove a onde come
lo sconfinato mare del samsara.

Provo a spegnere la luce
per vedere se il buio
per assurdo si fa più reale,
come se il buio esistesse
oltre alle quattro lettere che
formano la sua parola.

Appoggio la testa e
mi accarezzo i capelli
e sento sulle dita l’odore
dell’ultima sigaretta.

Tutto è così distante
che mi basta poco
per credere
che nulla esista.

Si ringrazia per la poesia

la collaborazione di

Alberto Preato

Esiste la realtà?

Dunque, filosofeggiamo un poco se vi va.

Vorrei sapere da voi se credete nell’esistenza di UNA verità o se per voi sono esse molteplici, se esiste per voi UNA realtà o se esse siano molteplici.

Mi spiego. Noi guardiamo il mondo che ci circonda ed esso sembra reale. Tuttavia sappiamo bene che lo percepiamo attraverso i sensi e quindi tutto arriva al nostro cervello nella forma di tantissimi impulsi elettrici. Supponendo che alla base i nostri impulsi elettrici funzionino allo stesso modo, a parte rari casi ovviamente, c’è da chiedersi anche se la nostra mente si comporti in modo uniforme tra gli esseri umani. Quanto influisce la mente su ciò che percepiamo? Quanto i condizionamenti, il nostro passato, il nostro stato emotivo influenzano ciò che definiamo “la realtà”?

Se la mente distorce ciò che percepiamo come essere reale noi stiamo costruendo una realtà tutta nostra, e viviamo nel nostro mondo che sarà differente da quello di tutti gli altri. Non vi sembra una sorta di sogno? Costruiamo un sogno che assomiglia al reale in base alla nostra esperienza. E se ci pensate questo sogno in cui viviamo assomiglia proprio ad un film, dove il protagonista si perde ogni tanto nei suoi pensieri, si commenta da solo ciò che vede e distorce, si crea idee…E’ come se oltre a crearsi un sogno lo amplificasse dandogli credito con tutto quel mondo di pensieri che riesce a generare nella sua mente. Moltiplicate questo per ogni essere umano ed avremo sei miliardi e mezzo di realtà diverse.

Vi chiedo a questo punto: esiste la verità unica, la realtà che è uguale per tutti? Questa è la domanda, se ognuno distorce e percepisce in modo differente è ancora possibile parlare di verità incondizionata, incontaminata? E se esiste è possibile raggiungerla? E’ possibile svegliarsi, e trascendere il limite umano della propria mente? Può la mente osservare se stessa e capire se sta distorcendo la realtà?

Giacomo