L’unica rete possibile

Me la ricordo, la rete. Quando ero all’inizio, pensavo che la rete fosse un bell’esperimento di libertà, perfino di sovversione. La rete mi sembrava, almeno al tempo, libera, grazie ad un insieme di meccanismi che permettevano a chiunque di stare in rete con un nickname, proteggendo la propria identità reale, scorporandola da quella web. Un esperimento di condivisione di conoscenza, di ogni tipo, al di là della legge, della morale, delle culture.

Constato oggi con tristezza di come ci sia stata, negli ultimi quindici anni (almeno così mi pare) una totale presa di potere sulla rete dei poteri classici. Ora, in rete, le multinazionali la fanno da padrone. Sono i poteri di sempre, in versione 2.0, che affollano il nostro schermo, ci dicono cosa guardare, ci dicono come pensare, ci propongono pubblicità, inserzioni, tutta roba personalizzata ritagliata sul nostro io virtuale, che è sempre meno virtuale e sempre più mescolato con quello reale. Così tutte le mail si sono trasformate in nome.cognome@multinazionale.com il nostro account fb è Nome e Cognome e li stanno le nostre foto, i nostri film, il nostro lavoro, la nostra musica. Intanto Google, Fb e Twitter, nelle persone dei loro fondatori, vanno alle feste alla Casa Bianca.

Sempre più siti vengono oscurati. Kickass cambia indirizzo ogni sei mesi, i poteri continuano ad oscurarcelo. Mi ricordo Napster: quando ha chiuso Napster non mi sono preoccupato, c’era Emule già attivo. E poi i torrent e la rete ci prova, ci riprova a muoversi oltre i poteri e ancora nuovi ostacoli, nuove leggi, nuove sanzioni.

Facebook sta diventando peggio della televisione, forse la rete stessa sta diventando più lobotomizzante della televisione e chi, come me, si vantava “di guardare quello che gli interessa in internet” si troverà presto con dei figli che gli dicono “papà ma come fai a sprecare tutto quel tempo su Facebook”.

Mi deprime pensare che Assange sia rinchiuso nell’ambasciata ecuadoregna a Londra.

Forse, questa rete in cui mettiamo il nostro, avrebbe bisogno di un restyling, forse perfino di una “rete alternativa alla rete”, con un’etica diversa. Forse il nostro limite è pensare che la “rete” sia l’unica rete possibile. Perché la rete di oggi, pare sempre più un’inferriata.

Giulio

Basta virtuale?

“Basta virtuale, vogliamo la concretezza.”
Come se il virtuale non fosse concreto.
O non abbastanza.
Le parole scritte in rete valgono qualcosa?
Hanno senso?

Perché allora non eliminare anche i libri? D’altronde sempre di parole si tratta…

Io ancora ci credo in questi schermi retroilluminati, in tutti questi byte che si trasmettono, c’è chi fa la rivoluzione con internet. C’è già chi sta riuscendo a cambiare le cose e proprio grazie alla rete. L’importante è non vivere solo di internet ma portare ciò che si impara dal web nella vita di tutti i giorni. Una giusta via di mezzo, né bianco né nero, perfetto bilanciamento di chi ha capito a cosa serve esattamente questo strumento.

Ps1: ricordo a tutti di esprimere il vostro diritto di voto al referendum del 12-13 giugno.
Ps2: scusate se non abbiamo aggiornato il blog per un po’ di giorni, è stato davvero un periodaccio.

Giacomo

Fare rete

Il mondo è inondato di cazzate a destra e a manca, fuori e dentro le nostre case. Siamo imbottiti di schifo a livello materiale, emozionale e mentale. Se non conti niente non puoi dire niente, se non hai il potere non accedi ai media. Rimani uno zero e non puoi esprimerti, anche se vorresti dire cose interessanti. Il sistema non ti permette di stravolgerlo, nemmeno di cambiarlo un poco e come un gigante pachiderma si siede col culo sopra i moscerini rivoluzionari che gli solleticano l’ano.

Io sono quel moscerino che solletica l’ano al sistema. Sapete come glielo stuzzico? Glielo stuzzico attraverso internet. Gli faccio il solletico con facebook e dove il sistema stesso ci consiglia di inserire cazzate (quale pianeta sei? – quanti click riesci a fare con il mouse in un secondo? – vuoi fare un giochino online?) io ed altri cerchiamo si inserire contenuti non dico validi, ma almeno decenti e sintomo che l‘essere umano non è solo un cumulo di stronzate.

Certo che se al pachiderma gli faccio il solletico da solo, gli do ben poco fastidio. Per questo motivo ho chiesto, chiedo e continuerò a chiedere a tutte le persone che conosco di darmi una mano, per la puttana. Non dovete mica mettervi a scrivere voi sul blog, non dovete fare niente se non cliccare “mi piace” di tanto in tanto o inviare il nostro link a qualche amico che non ci conosce…amico che riceverà già un milione di messaggi di spam via mail e facebook tutti i giorni e a cui un link in più non può nuocere alla salute, anche se non ve lo aveva chiesto.

A volte scopro che nemmeno i miei amici intimi, a volte nemmeno le persone che collaborano con questo stesso blog, sponsorizzano questo spazio. Insomma solo in pochissimi hanno voglia di metterci un poco di più di lavoro, qualcosa che non sia un passivo subire quello che legge.

Ho bisogno di gente che mi aiuti a far prudere il culo al sistema.

Mi fate ‘sto piacere e cliccate il bottone condividi? E’ lì apposta!

Grazie.

Giulio

Persone che potresti conoscere: Aristotele

L’aristotelica natura sociale dell’uomo sembra rivelare la sua vera potenza quando l’individuo si ritrova in una condizione di solitudine in cui constati il bisogno imprescindibile di condividere i propri pensieri sulle minime inezie del quotidiano, ossia quando egli si renda conto della necessità della comunicazione con un alter significativo. In una tale condizione, ci si scopre logorroici, ci si rivolgono discorsi complicati, immaginando di essere ascoltati da quell’alter la cui mancanza annulliamo, così come neutralizziamo l’associazione fra il parlare da soli e il disagio mentale, seppure temporaneo. Questo è possibile per il semplice fatto che non parliamo mai realmente da soli. Rispondiamo a email sintetiche con prolissi racconti che tendano ad esaurire gli argomenti contemplabili, catene di periodi, sequenzei di discorsi già fatti con se stessi e ricollocati nell’esperienza dell’alter di turno. Si cerca una qualsiasi modalità di connessione alle proprie reti sociomatiche, ecco allora il punto, o uno dei punti: la trasformazione delle nostre vite in esplicite reti di un sistema onnipresente e onnipotente, sempre accessibile, disponibile, raggiungibile, aggiornabile e modificabile secondo le nostre preferenze – ma che conserva preziosi momenti in cui ci sovrasta e sorprende; la trasformazione esplicita dell’esperienza delle nostre vite in rete di vite interconnesse, questo ci ha privato della capacità – o liberato dal bisogno – di saper stare semplicemente soli con noi stessi. La condizione solitaria non racchiude più in sé significati, diviene solo residualità, situazione marginale se non addirittura repressa: attraverso la rete che ciascuno può visionare, commentare, aggiornare e quindi modificare. Il singolo è in grado di controllare i contenuti delle esperienze degli alter, o meglio i contenuti che gli alter hanno deciso di condividere, e commentare, sia esso un commento inerente al contenuto o del tutto avulso, e in questo secondo caso il contenuto principale è solo pretesto per la comunicazione.

L’animale sociale è tale solo in virtù della sua necessità di attivare canali di comunicazione sul maggior numero di contenuti, ossia è sociale se afferma la sua presenza e l’interdipendenza, se vogliamo chiamarla anche connessione, sul sistema di vite che riesce a costruire partendo dall’esperienza di sé e dalla narrazione che sceglie di farne. Così Aristotele si riconnette a Facebook.

Gianmarco