noi distanti

un’altra notte che non era questa
ti ho sognato e io non sono di quelli
che ricordano i sogni, forse sogno
i ricordi, e poi non ho più pensato
che eravamo due noi distanti, due
sconosciuti narranti, io muto osservatore
della tua storia urlata a un telefono
su una piccola strada di provincia,
perché i sogni pescano dal mare
che riescono a raggiungere,
e io dall’altro lato cercavo di capire
sapendo di non poterlo fare, cercavo
di capire come capirti, ma i sogni
parlano una lingua mai studiata;
e poi il risveglio è stato solo risveglio
ed eravamo ancora due narratori
distanti

La verità

a volte presente
condizionale, ovviamente,
sarebbe contenta
oppure delusa

a volte (con più onestà)
passato irreale
le sarebbe piaciuto
se

fossimo sinceri però
diremmo
la verità del fatto:
assente

ignoriamo chi sarebbe
se ancora fosse
certamente diversa
e allora

la verità
è allo stato presente
indicativo
passato, ovviamente.

Arianna

Non-ricordo

Il ricordo è un tessuto a maglie larghe, una cornice che segna i confini di quel che è stato dimenticato. E così ricordo l’espressione che avevi quel pomeriggio, una delle molte, una soltanto, la ricordo. Ho invece dimenticato il colore della tua gonna, quali scarpe indossavi… era un té freddo? Non ne sono sicura. La tua ultima parola per me è un non-ricordo. Diversa dal niente però: qualcosa, che ho dimenticato. Allo stesso modo ho perso l’inizio… com’è che – d’un tratto – eravamo amiche, io e te? Circondato dagli scherzi e le confessioni quel “come” è un vuoto. Che, tuttavia, è.
Mi accompagnano alcune immagini, sempre più sbiadite. Ogni tanto le ripasso: voglio che restino, ricordi.

Arianna

A piedi uniti

Così ti vedo
in quel bisbiglio di luce
che scivola sotto la porta quando viene giorno
Nelle foglie stropicciate che piovono a terra

Nelle bambine vestite di rosso
che saltano le pozzanghere a piedi uniti

Nelle biciclette che inciampano
sulle rotaie dei tram
e poi riprendono equilibrio

Ti vedo nelle briciole di biscotti
abbandonate
e galleggianti
nel fondo del caffè

Negli angoli piegati delle pagine più belle
che tanto sai che quei libri
chissà quando li rileggerai
e poi chissà se sarai la stessa
che ha fatto quella piega

Nelle matite colorate senza punta
e nei calzini lasciati a terra

Ti vedo meglio quando non ci faccio caso
e poi mi accorgo di averti visto

Nelle camminate che fanno rumori strani
e nelle candele che colano cera

Nei tappeti su cui puoi distenderti
nella frase: “come un lino teso a sventolare”
nei naufragi
e nelle pelli dei tamburi

Nelle lune inquadrate da finestre opache
nei braccialetti che si slargano attorno al polso
nel colore viola
ma anche nell’arancione

a volte
anche nell’arancione.

Stefano Visconti