La sottile linea della banlieu

E’ che a volte uno se lo scorda, di vivire in un frammento di mondo, che guardiamo attraverso una lente d’ingrandimento. Sembra immenso: beh, invece no.
E poi, a forza di vivere nella bolla, uno non ci pensa che non tutti, non sempre, ma ogni giorno, qualcuno in meno.

Dopo una pessima nuotata (troppa gente, come al solito) faccio la coda per asciugarmi i capelli. E’ mercoledì, ci sono diverse mamme con i loro figli in piscina (mai un papà, però…) perché in Francia i bambini stanno a casa da scuola di mercoledì. Si ascoltano parole dolci, qualche affettuoso rimprovero.
Una mamma si distingue per rudezza e cattiveria: sgrida suo figlio con violenza, mi dispiaccio per lui. Lei coglie il mio sguardo e comincia a raccontarmi di sé, in un francese che comprendo malamente, come se fossi la prima persona che vede dopo un lungo periodo di isolamento: “Abitiamo in banlieu, capisci? Veniamo a Parigi apposta per quest’ora di nuoto, è la sua (del figlio) unica possibilità di uscire dalla banlieu, perché noi abitiamo in banlieu… in banlieu! Non come gli altri qui che abitano a Parigi, noi stiamo in banlieu, in banlieu… capisci banlieu? E mio figlio non si rende conto che, se non si impegna, se non impara bene a nuotare, non uscirà mai dalla banlieu. Questa è la sua unica possibilità, la sua chance!”.

Mi arriva l’ansia e allo stesso tempo il desiderio di riscatto sociale. Un corso di nuoto a Parigi, per uscire dalla banlieu.

Arianna