Responsabilità, rispetto, cura

Ansvar, respekt, omsorg

In una scuola in Danimarca, in tutte le aule, i corridoi, la biblioteca, la palestra, i bagni: ansvar, respekt, omsorg.
Responsabilità, rispetto, cura.

Responsabilità: abituarsi a compiere delle scelte e ad assumerne le conseguenze. Se non ho voglia di seguire una lezione, l’insegnante mi dice: “Scegli: o stai in classe e partecipi attivamente, oppure vai fuori e fai quel che ti pare. Se scegli di uscire, sai che dovrai passare l’intervallo nella stanza degli insegnanti”. 
Rispetto: la mia libertà di azione non deve limitare quella degli altri. Posso ascoltare musica mentre lavoro individualmente, ma devo tenere il volume basso per non disturbare i miei compagni. Posso mangiare durante la lezione, ma in silenzio e facendo attenzione a non sporcare il banco.
Cura: a prescindere dal motivo (per colpa o per destino), ci sono alcune persone che sperimentano maggiori difficoltà rispetto ad altre. Cura significa guardarmi intorno e capire chi ha bisogno di una mano, e poi dargliela. Ma significa anche non aver paura di chiedere aiuto, se sono io a trovarmi in difficoltà.

Ecco cosa imparano i bambini danesi a scuola. O, per lo meno, imparano che questo è quello che dovrebbero imparare, imparano che questo è ciò che i loro insegnanti reputano davvero importante.

 
Arianna

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Dalla parte delle donne

Ancora sulle donne. Alcuni diranno mbeh, è la prima volta che scrivi sulle donne ed è proprio vero, in questo cielo è la prima volta che porto alcuni pensieri che spesso però mi accompagnano nel quotidiano. Il mio discorso inizia con una provocazione: io mi auguro che un giorno vi siano più donne vere. Fatti gli stramaledetti caxxi tuoi, cretino! Potrebbe dirmi qualche esponente del pubblico femminile, quando mi arrogo l’implicito diritto di definire che cosa sia donna e che cosa non lo sia. Visto?, vi siete fatte fregare! Chi sia donna e chi non lo sia, avrei dovuto scrivere. Io non mi arrogo il diritto di sapere chi sia la donna, era una provocazione, ma quello che desidererei davvero è che la donna possa, al di fuori degli angusti confini in cui la società cerca di imprigionarla, esprimere la sua vera natura. Perché questo non accade ed è anzi la società, il mondo, un certo pensiero antico e stupido, che definisce invece chi la donna debba essere. E la società, maschile o femminile che sia, grida: un oggetto da consumare. Ed ora guardate a sinistra, qui in alto. L’avete già fatto, ma guardate nuovamente. Questo è un falso modello. E’ un modello orribile, un manichino privo di vita, un modello di donna svuotato del proprio contenuto, un involucro vuoto. Come uomo mi sento attratto da questo modello ed è questa la prova del fatto che questo mio gusto sia stato pilotato e cioè proprio il fatto che io venga attratto da un modello che in realtà, se guardo in profondità dentro me stesso, mi disgusta. Se tra le donne lettrici una solamente pensa che le piacerebbe assomigliare a questo modello, ecco una prova ulteriore di come le nostre menti, i nostri gusti, le nostre visioni, siano state decise dall’esterno.

Giusto ieri, durante la festa della donna, mi sono imbattuto, grazie alla mia compagna, in questo filmato, che ha suscitato in me un profondo disgusto, ma non come qualcosa di nuovo, bensì come qualcosa che conosco, qualcosa che già pensavo e che stava nei miei pensieri, negli scritti più vecchi di questo che non avete mai letto perché sono nati su un’altra terra. Ma prima di cliccare ed andare a dare un’occhiata vi avviso: è un breve documentario di venticinque minuti e per arrivare in fondo c’è bisogno di attenzione, di intelligenza e soprattutto di un po’ di voglia di capire uno dei tanti processi di sopruso e schiavizzazione in atto nella società in cui viviamo. Siamo schiavi, diventiamo schiavi. Puntualizzo, per arrivare in fondo a questo video bisogna sbattersi ed avere il coraggio di affrontare una piccola realtà. Se inizierete e lascerete da parte non ci sono scuse, significa che siete troppo superficiali, troppi stupidi o stupide, troppo ottusi o ottuse, troppo inglobati, mangiati, spolpati vivi da quello che è già stato per rendervi conto di quanto il vostro cervello stia subendo un lavaggio, che al confronto la pubblicità dei detersivi non è nulla. Mi espongo, se non cliccate o se non concludete e non riflettete, siete dei cretini o delle cretine.

Voglio fare una puntualizzazione per il pubblico femminile. Non fate di questa questione una facile battaglia femminista, perché qui non c’entrano gli uomini e le donne, o meglio c’entrano, ma non è una lotta sesso contro sesso. Qui è una lotta tra differenti sensibilità, tra una vecchia che prima o poi deve lasciare il pianeta come una pelle morta di un serpente ed una nuova di cui sono e mi sento pioniere. Quella sensibilità vecchia la fa oggi da padrona e, spaventata dal nuovo vento, un vento che vive anche di rispetto e parità vera tra i sessi, si impegna con ogni mezzo rimastole a disposizione per decerebrare le persone, per renderle delle bambole balbettanti un unico messaggio: quello imparato. Qui gli uomini nuovi si devono schierare insieme alle donne nuove ed affermare che tutta questa spazzatura, che lo schifo in cui viviamo deve avere una fine. Io lavorerò tutta una vita per cercare, tra le altre rivoluzioni non violente di cui mi sento promotore, di fare in modo che l’uomo e la donna diventino due mondi che riconoscano nel rispetto il reciproco potere, la reciproca bellezza e la reciproca diversità. Questa è per me l’epoca in cui la donna riacquisterà il suo ruolo ed il suo potere, ma per fare questo deve purificarsi, così come l’uomo, dallo schema mentale a cui è stata assoggettata per millenni. Questo schema è uno schema messo in atto non dall’uomo, ma meglio attraverso l’uomo da forze superiori e malefiche che hanno fatto leva sulla debolezza di entrambi i sessi per creare una visione di schiavitù generale. Così la donna è schiava della propria immagine, alla rincorsa di una bellezza vuota, finta, prefabbricata, simile a quella di un manichino, senza vita e senz’anima, mentre l’uomo è schiavo di una dipendenza smodata, studiata, imposta a tavolino da quel simbolo di potere che è la vagina. Ripenso a quel dipinto, l’Origine del mondo.

Io vorrei chiedere ad ogni uomo e ad ogni donna di purificare se stessi da una visione distorta dei sessi, da una visione vecchia ed abbruttita dai secoli, per abbracciarne una nuova estremamente più elegante e potente: una visione di rispetto reciproco in cui la natura dell’uomo e della donna possano emergere naturalmente per quello che sono, nel loro equilibrio, nella reciproca interazione e fusione, nell’amore, anche fisico, non come passatempo vuoto, ma come momento di sublimazione della affascinante duplicità dell’esistente. Qui sotto, tra i commenti, vorrei due parole da tutte le persone che hanno visto questo video o che hanno letto questo scritto, dalle persone che anche se non hanno capito un cacchio di ciò si cui si parla, appoggiano questa visione perché sentono che quella che ci propinano è una menzogna schifosa. Mentre qui soffia il vento nuovo.

Giulio