Perché sono tornata

Per caso, e per amore, è capitato, qui gli affetti, gli amici più cari.
Per rabbia, nei confronti dell’Italia che va come sappiamo, e io lontana, non ci provavo nemmeno, a cambiare le cose (qualcosa), provavo solo a scappare, solo per me.
DSC_0058_2Per rabbia nei confronti degli italiani che vanno all’estero e poi si vantano di com’è tutto più bello, più facile, più meglio, e disprezzano chi resta, perché evidentemente meno brillante, intelligente, capace, perché – dicono – “se vuoi, puoi, partire, invece che stare, a lamentarti”.
Per rabbia nei confronti degli italiani che vogliono star bene, e se ne fregano di chi rimane, di chi – magari nel piccolo, magari a fatica – ci prova, anche per gli altri.
Per rabbia nei confronti degli italiani che si vergognano di fronte agli svizzeri, ai francesi, ai tedeschi, e quando ti presentano pare quasi una scusa: “Sì, beh… è italiana anche lei”.

A volte me lo chiedo, se ho fatto bene.
Certo sarebbe meno dura, se anche chi va, e non torna, chiedesse: “Cosa posso fare?”.
Perché qualcosa, anche da lontano, volendo, si può.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

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Lamento verde

Cosa sono i tuoi occhi.

Come palpebre di salice

gettate a terra,

come la rabbia

che ti sbuca dalle mani,

che lo strozzeresti

se solo tornasse

se solo capisse

se solo potesse…

ma niente.

Giulio

Sogno un ritorno a Pangea

La terra, il nostro pianeta, non ha limiti, non ha bandiere, non ha confini di stato.
La terra ci nutre, ci disseta.
La terra ci ospita, e non ci chiede alcun affitto.
La terra si dona, e non ha un libretto di istruzioni.
La terra è per noi, e non ci dice cosa possiamo fare e cosa no.
La terra si fida di noi…

…e noi?

Noi ci spartiamo i pezzi di terra versando sangue, facendo guerre, noi dichiariamo con non so quale diritto – questo è nostro, quello è vostro, e guai se ci metti piede se non ti ho dato il permesso, piuttosto stai nel tuo paese e muori di fame! –
I più forti riescono a stabilirsi su terre fertili, buone, redditizie. Gli altri…rimangono là come dei fessi. Degli altri non ci interessa, non siamo noi, sono altrove. Peggio per loro. Dimentichiamoli, se nessuno li considera non fanno nemmeno notizia. I nostri giornali non ne parlano, i telegiornali non ne parlano, quindi si dimenticano.
Abbiamo inventato la politica, con la quale decretiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, manco fossimo degli dei. Qualcuno dirà che è necessario avere le leggi perchè l’uomo ha bisogno di essere guidato, perchè senza leggi andrebbe tutto a rotoli. Le leggi le abbiamo nel CUORE e da SEMPRE, e chi dice di non sentirle è un FALSO e mente a se stesso. Non serve scriverle per interpretarle male. Sarebbero troppe, e le parole non basterebbero per esprimere un sentimento di giustizia. Sarebbero sempre insufficienti. Creare le leggi è far sì quindi che esista l’ingiustizia.
I confini di stato sono recinti fasulli e inutili. Manco fossimo delle bestie che devono essere rinchiuse!
Grazie alla loro esistenza persone stanno male e altre stanno bene.
Grazie alla loro esistenza in una parte del pianeta si può inquinare, in un’altra no, dimenticando che l’aria è sempre la stessa e se ne infischia dei confini, lei va dove vuole, dove “tira il vento”.
Confini, limiti.
L’aria non ha limiti, se il mio vicino inquina io respiro la stessa aria.
L’acqua non ha limiti, se il mio vicino inquina un fiume, o un mare, io berrò la stessa acqua, la stessa acqua evaporerà e pioverà sulla mia terra, farà crescere le mie piante avvelenate, fonte del mio cibo.
Che senso ha avere gli stati? Avere politiche diverse?
Che senso ha avere confini di stato?
Che senso ha sentirsi proprietari di fare ciò che si vuole sul “proprio stato”?
L’Italia non è nostra, è del mondo.
L’Australia è anche nostra, come è nostra l’africa intera, con i suoi problemi e la sua fame.
Prendiamone atto, cominciamo a pensarla in grande, da Aironi.
Un unico stato, ritorniamo a Pangea.

Giacomo

Il tempo ritornato – Lost mode on

Il tema del ritorno ha a che fare con il tema del tempo, con la questione del senso del tempo per ciascuno. Io sono tornato domenica, e mi sembra di non esserci. O meglio, di non essere ritornato, come se tre mesi in un altrove non siano nemmeno successi. Eppure il tempo dovrebbe succedere. Non sono successi. Ero qui la mattina del 28 febbraio e poi sono uscito di casa e sono rientrato che era il pomeriggio del 30 maggio. Tutto qui. Mi sento davvero come un naufrago di Lost, ho come dei flashback di una vita da un’altra parte, la mia linea temporale è complessa, non riesco a mettere in ordine gli spezzoni. Non so se, oltre a viaggiare nello spazio, ho anche viaggiato nel tempo – in ogni caso, non saprei in che direzione. A Barcellona si fumava ancora nei locali, e da poco si discute di una possibile legge perché si smetta – quindi ero indietro rispetto al tempo di Milano. A Barcellona ci sono i trasporti pubblici notturni, che qui mancano o forse ero solo in un avanti rispetto all’esperienza italiana?

Il tempo lo fa l’abitudine, quindi credo che un modo per non tornare possa essere: non perdere le abitudini che hai costruito altrove. Quelle buone, mantienile: oggi sono andato a piedi a fare la spesa quotidiana; quelle cattive, riproducile: mangiare in continuazione, pica pica. Non so a cosa sono tornato, ma so che non voglio tornare a Milano, non voglio essere qui come se fosse quel giorno di febbraio in cui ho aperto la porta con una valigia. Quanto ci vuole per ricordarsi di quell’altra vita, affinché influenzi questa?

Gianmarco

L’illusione del ritorno

Il ritorno non esiste. Torni, ma se pensi di tornare t’illudi. Parti e arrivi. Questo sì. E ti capita – dopo qualche partenza e qualche arrivo – di arrivare nel primo luogo da cui sei partito. Ma non è vero che sei tornato.
Il ritorno è un’illusione del tuo io che si immagina coerente, intatto, immutabile. Ma sai che si sbaglia: la persona che eri non torna, non esiste più. E molte altre le cose perdute: un amico si è trasferito, la cartoleria è diventata un negozio di fiori, l’edicolante è andato in pensione.
Le strade sembrano le stesse, ma se guardi attentamente nulla è come prima. I lavori in corso sul ponte e le lamentele della gente, osserva bene: sono diversi. Naturalmente gli operai stanno ai loro posti ma forse non sono gli stessi, hanno chiuso al traffico la corsia di destra, e aperto quella di sinistra.
Un bambino è nato, e anche una bambina, due donne – le conosci – sono mamme, un’altra è malata, più di prima. La casa in cui abitavi non esiste, sembra uguale ma i profumi sono cambiati, c’è più tristezza o più allegria, il gatto del cortile è più affettuoso, sembra dimagrito.

No, questa non è la città che ricordo.
E io non sono tornata: sono nuova, appena arrivata.

Arianna

Ritorno all’essenza

Ora dopo ora
si schiude la corolla
del fioremente di loto.
Nuova luce bacia
l’inchino dei petali.
Scivolano famigliari
i paesaggi all’intorno,
vedo filari di vite
sulla strada di casa.

Giulio

Ritorno

Se penso a un ritorno
ritorno
da te.

Se penso a un riposo, un arrivo, una casa
ritorno
da te.

Se penso alle mie paure, ansie, fratture
ritorno
da te.

Se penso a quell’incubo nel sonno, al tuo abbraccio di conforto
ritorno
da te.

Se penso alla terra, alle mani nell’erba, alle pietre, a questa neve
ritorno
da te.

Se penso alle ore, ai giorni, ai mesi, all’attesa, alla sorpresa
ritorno
da te.

Se penso al tuo sguardo, dolcezza improvvisa, al candore, allo stupore
ritorno
da te.

Se non penso
allora il primo treno
ritorno
da te.

Invece non ora
non ancora.
Sei la mia Itaca e la mia
Odissea.

Arianna