1540: La lista della spesa della Confraternita del Santissimo Crocifisso in Roma

“Baiocchi ventuno sono per tanto vino compro per li frustatori; e più, baiocchi quindici sono per una libra di confecioni compri per li frustatori”

(da: Lino Bianchi, Carissimi, Stradella, Scarlatti e l’oratorio musicale)

Ecco la lista della spesa che nel 1540 faceva la Confraternita del Santissimo Crocifisso a Roma in occasione delle processioni di Pasqua. Il che significa che durante le processioni del Venerdì Santo la confraternita sosteneva gli uomini che si frustavano in pubblico, appoggiandoli economicamente con cibo e medicinali.

Il vino serviva infatti per medicare le ferite al termine della giornata e le confecioni (confetture di frutta ricche di zuccheri) per dare energia ai flagellanti, certamente scelti tra i massimi professionisti del settore, durante il cammino e farli resistere più a lungo.

F.Goya, Flagellanti (particolare)

In questo modo la prestigiosa confraternita poteva offrire la processione più sensazionale, mantenersi i favori delle famiglie papaline che le elargivano ampie donazioni, nonché fare un figurone col popolo suggestionabile e con i turisti, tranne però con Michel de Montaigne, che, sconvolto, osservava nel suo diario di viaggio:

“Ogni sodalizio comprende un coro numeroso che non cessa di cantare per tutto il percorso, e in mezzo alle file una schiera di penitenti che si fustigano con delle corde: ce n’erano almeno cinquecento con la schiena tutta scorticata e sanguinante da far compassione. E’ un enigma che non riesco ancora a spiegarmi”.

(M. de Montaigne,  Journal de voyage en Italie, 1580-1581)

La Confraternita del Crocifisso nacque a Roma nel 1521, in un momento di massima necessità, quando Roma era invasa dalla peste. L’immagine semplice di un crocifisso ligneo sopravvissuto ad un incendio era per il popolo, disperato e superstizioso, motivo di speranza e culto.

Come al solito alla Chiesa Cattolica bastava poi pochissimo tempo per incastrare ogni  pericoloso moto di fede semplice e spontaneo nella macina implacabile dei suoi interessi privati, rendendolo estremo, spettacolare e falso.

Giulia

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Il giramondo nordico: Roma

Abbiamo ricevuto molte lettere di abbonati che seguono con interesse la nostra rubrica di viaggi, siamo lieti che abbiate apprezzato il reportage in tre puntate sulla zona industriale di Rovigo e la guida ai bar sport di Brescia, uscita durante tutto l’arco dello scorso anno. Senza negare il fascino che emanano i luoghi di cui ci siamo sempre occupati, diversi lettori ci chiedono di spingerci più in là, buttarci nei misteri dell’esotico e dell’oriente. Abbiamo deciso quindi di lanciarci in un viaggio all’estremo confine del conosciuto e siamo andati… a Roma!

Vogliamo anzitutto sfatare un falso mito assai diffuso: per chi si appresta a visitare Roma non ci sono vaccinazioni obbligatorie, anche se le profilassi contro epatite e malaria sono sempre consigliate quando ci si sposta verso sud, oltre i confini del mantovano.

Un aspetto estremamente rassicurante per il viaggiatore è che le prese della corrente sono uguali alle nostre e non servono adattatori, sempre scomodi e fragili da portare con sé in viaggio. Inoltre, la maggior parte degli abitanti di Roma parla italiano o comunque lo capisce molto bene: potrete ordinare pastasciutta e filetto nei ristoranti senza alcuna difficoltà. Gli irriducibili vanno avvisati che non è facile trovare polenta e musso o canederli in brodo con speck, ovviamente si richiede una certa qual flessibilità culinaria al viaggiatore zaino in spalla che si reca in luoghi esotici. Diversamente da altre zone del medio oriente, comunque, il cibo non è particolarmente speziato e non risulta più difficile da digerire rispetto a certi bolliti a cui siamo abituati.

Un altro particolare che colpisce di Roma è la presenza di una nutrita comunità cristiana, che pare risiedervi da molto tempo, forse addirittura più di cento anni. Stupisce che nel cuore del regno dell’Islam vengano tollerate tante chiese. A parziale spiegazione di ciò contribuisce l’erronea ma diffusa convinzione che Tripoli si trovi a meno di 30 km da Firenze, convinzione che va decisamente corretta.

Senza alcuna pretesa di esaustività, pensiamo di aver tracciato un bozzetto a forti tinte di una città che a tutt’oggi mantiene attorno a sé un pesante alone di mistero, che tuttavia può essere visitata non solo dagli avventurieri ma anche dai più curiosi fra i nostri lettori.

Nella prossima puntata: oltre l’Equatore, viaggio alla fine del mondo a Cosenza, enclave di bianchi nel cuore dell’Africa Nera.

Il vento del Nord

settimanale di informazione settentrionale

Niccolò