Guardie e ladri

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Sono le sei di sera, a Milano, in periferia.

Dalla fermata del tram vedo due uomini, separati da una cancellata di metallo.
Il primo cammina più veloce, il secondo gli sta dietro a fatica, ma non lo molla.
Il secondo indossa una felpa e un gilet rossi, è un po’ calvo.
Il primo tiene in mano un sacchetto di plastica, pieno. Sul sacchetto c’è scritto “Conad”.

“Restituisci la roba che hai preso…”
“Non è roba tua, non ti permettere”
“Restituiscila, ti ho visto dalla telecamera!”.

L’uomo col sacchetto attraversa le rotaie del tram, corre.
L’uomo con la felpa e il gilet rossi dietro: lo segue.

Due ragazzi alla fermata commentano:
“L’hanno visto dalla telecamera, l’hanno visto rubare… hanno chiamato i carabinieri”
“Speriamo che arrivino presto”.

Io resto in silenzio, ferma. Guardo i due uomini che si allontanano.
Sono triste.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

To shoot

Scattare delle foto è definitivamente come sparare. Silenziosi, spesso si “attacca” alle spalle, all’insaputa della preda. O anche frontali, se, disponendo di un buono zoom, la distanza nasconde la presenza. Si prende la mira, a volte si attendono secondi, con l’occhio nel mirino, poi, all’improvviso, si spara. Ora o mai più. O la si sa cogliere, o la si perde, l’immagine in strada, già divenuta altra immagine. E l’ebrezza di aver centrato l’attimo esatto è quella del cacciatore che ha colpito al cuore l’uccello in volo. In quell’unico sparo, la potenza della verità, che annienta, che immortala, che cristallizza il presente, aldilà del tempo. Perchè fotografare uno, soprattutto a sorpresa, è un po’ come ammazzarlo. E’ come appropriarsi indebitamente di un segreto intimo altrui. Come credono gli indigeni, che quando scatti una foto a una persona, le rubi l’anima.

Nadia