La vita? me la vivró più avanti, se avrò tempo, ora ho da fare.

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Cera una volta un pescatore. Si alzava molto presto per andare in mare, gettava le sue reti e pescava. Faceva una vita modesta, riusciva sempre in qualche modo a pescare ció che gli serviva per vivere e mantenere la sua famiglia. Ogni giorno, al mattino, tornato in porto vendeva il suo pesce e trascorreva poi il resto della giornata prendendo il sole, leggendo, giocando con i suoi bambini, stando in compagnia di sua moglie. Non era ricco, ma nemmeno povero, era felice.
Un giorno un uomo d’affari venne in città e incontró il pescatore, così, dopo essersi conosciuti l’uomo d’affari esordí:
-Perchè se la pesca va bene non provi a risparmiare un poco? In breve tempo potresti permetterti altre reti, con le quali prendere più pesce e guadagnare di piú. Poi potresti comprare una barca più grande, altre reti, permetterti un paio di persone che ti aiutino. Dopo dieci anni, diciamo, potresti essere diventato abbastanza importante da comprare altre barche, ed espanderti in altri mari, avresti una compagnia bella grande e dopo, diciamo, altri vent’anni potresti ritirarti poco a poco, essere capo di una compagnia che funziona da sola, trovare un buon amministratore, e avere tempo libero per fare quello che tutti vorrebbero e goderti finalmente la vita.
-Dimmi, cosa potrei fare nel mio tempo libero allora? Come mi godrei la vita?
-Mah, vedi, potresti per esempio leggere un libro, avere tempo di stare con tua moglie, giocare con i tuoi nipoti tutto il pomeriggio, stare un po’ al sole…

Giacomo

Easy, sia quel che sia

Ho sempre saputo dentro di me che essere contemporaneamente in due posti diversi è letteralmente impossibile. Sempre saputo che tutto non si riesce a fare, che occorre fare delle scelte, prendere delle direzioni, perché da tutte le parti non si può andare. Ovvio no? Come 1+1=2! Ho arrogantemente sempre criticato quelli persi in un intrico di strade incapaci di scegliere quale prendere.

E ora…

Ironia della sorte…

Il 2011 mi ha visto protagonista della parte opposta. Sarà il Karma (eh dagliela con ‘sto Karma!) ma mi son ritrovato a capire come per magia che è possibilissimo ritrovarsi ad un bivio, fermi come coglioni (un anno fa  almeno mi sarei dato del tale). Sarà il Karma ma ho  capito come per magia che è possibilissimo aver preso una strada, e dopo pochi passi già domandarsi se sia quella giusta.

(Qui si potrebbe aprire una parentesi – come ho appunto fatto –  per chiedersi se veramente esiste una scelta giusta e una sbagliata, o se qualsiasi scelta della vita sia semplicemente una scelta, né giusta né sbagliata, ma solo un dato di fatto di come vanno le cose.  Beh, richiudo la parentesi subito) – ecco fatto –  perché ne potremmo discutere troppo a lungo e non vorrei  tediarvi oltre andando off topic.

–  ora riprendo il discorso, abbiate pazienza –

Questo mondo è talmente grande vasto e vario che ti invita ovunque, ti corteggia, ti conquista. Il mondo, quello che vedi, ti ammalia e poi si fa desiderare, si svela poco a poco e non ti si concede mai del tutto (il bastardo), mai ti si dona come lo avevi desiderato, come lo avevi infantilmente immaginato, e ostinato (il mondo) ti obbliga a rinunciare a qualcosa ogni giorno per averne un’altra.

– sarà veramente così? vi convince?-

Può capitare che si viva spensierati ma che lentamente con gli anni ci si arrugginisca, ci si “inquini” per così dire e si perda lentamente quello slancio infantile ma così puro e spontaneo che sembrerebbe il segreto per vivere meglio, senza paura del futuro e delle conseguenze delle nostre scelte. Può capitare che si cominci a dover schivare i pensieri amari, quelli sciocchi e inutili ma che bussano saltuariamente da autentici rompicoglioni tra i pochi neuroni rimasti che si sono salvati da una gioventù trascorsa probabilmente un po’ troppo allegra (succede). Può capitare che questi si presentino al pensatoio, senza essere invitati, pronti a farti sentire il peso di una scelta, a riproporti la possibilità di ritornare indietro, a valutare nuovamente le conseguenze, le possibilità a cui stai rinunciando. Si ripresentano nella tua mente pronti a farti vivere un poco nel passato, a toglierti energie dal presente. E ti invecchiano con le loro domande:”E’ la tua strada questa? Avrai fatto bene a fare così? Hai deciso il meglio per te?”. Così schivare questi pensieri quando si presentano è come schivare un pugno tirato da un angolo cieco. Ti beccano sempre, ma puoi almeno farci il callo e limitare i danni appena li sai riconoscere.

-sarà veramente così? ve lo richiedo…-

Ecco, quello è il momento in cui si diventa adulti, istante in cui si perde la spontaneità, lo slancio folle di intraprendere una scelta senza paura delle conseguenze. Si è vissuto abbastanza per conoscere infatti la paura di perdere qualcosa, di soffrire.

Mi piace pensare però, in via ottimistica, che gli adulti non siano quelli che si fermano a questo punto, ma che vanno ancora più avanti, che la sconfiggono ‘sta paura di merda e che sereni vivono ogni giorno, easy, sia quel che sia.

Giacomo

La saggezza la lasciamo ai creduloni

Non so se è sempre stato così o se è la nostra società consumistica che ci risucchia nel suo Maelstrom, inesorabilmente. Una volta che siamo catturati nel vortice gigante cominciamo a girare, velocemente, senza fermarci mai. Giorno dopo giorno ci avviciniamo sempre più al fondo dell’oceano, dove c’è meno sole, dove è più freddo, dove le navi si infrangono sulle rocce. Le nostre parole, i nostri discorsi, sono la nostra gabbia, le mura che ci confinano. I nostri temi, le nostre idee, i nostri argomenti nascono e muoiono all’interno del Maelstrom, come se da sempre esistesse solo questa corrente vorticosa e nient’altro. Lo si può constatare guardandosi attorno, ascoltando le parole dei nostri amici, dei nostri famigliari, semplicemente, ascoltando.

Vi sono discorsi futili, inutili, parole dette solo per riempire silenzi. Vi sono parole che hanno lo stesso destino di un termosifone appeso dove fa sempre caldo. Vi sono discorsi interessanti che a forza di ripetersi perdono il loro significato. Vi sono discorsi che graffiano e che a forza di graffiare gli si sono limate le unghie. Discorsi che hanno perso il loro effetto perché l’anima della gente si è fatta più dura. Anche il rumore più forte o fastidioso se ripetuto assiduamente passa in sordina, e il naso s’abitua alla puzza se questa persiste assidua. Così parole che un tempo erano d’amore sono diventate inflazionate ed oggi non hanno più significato. Si sono svuotate e non sono state inventate ancora preziosi sinonimi o sostituti. Così si perdono assieme alle parole intere idee e concetti. Molti temi e discussioni sono stati infatti abbandonati perché considerati obsoleti. Tra questi i grandi temi della vita, quelli su cui importanti filosofi si sono espressi, seguiti da profeti, santi e Dei. Basta utopie di pace amore fratellanza, dice la gente, basta false speranze, siamo stufi di superstizioni, di paradiso e inferno. Siamo stufi, si dice, perché questi sono discorsi puramente concettuali, favole che si raccontano ai bambini per comportarsi bene, e noi siamo ormai grandi e disillusi, abbiamo una vita da vivere, una realtà cui tornare ogni mattina, dove non esiste né Dio né la carità né l’amore. Così le belle parole dette in chiesa diventano nenie che le persone dimenticano l’attimo in cui mettono piede fuori dalla porta, sempre che se le ricordino. Nenie che magari rimangono sì nella memoria, come la data della nascita dell’impero romano, ma che mai ritornano in mente nella vita di ogni giorno. La religione è diventata una materia di studio, non è più minimamente considerata una proposta di un modo nuovo di vivere e di essere felici. E allora le parole dette dal prete sono lontane, ti danno alcuni, interessanti spunti di riflessione su cui si può ragionare un attimo ma che non portano da nessuna parte. Nessun cambiamento interno o esterno. Zero virgola zero. Alcuni hanno provato con le altre religioni, ma con gli stessi risultati, seppur i credenti hanno acquistato un fascino esotico orientale che potrebbe far quasi tendenza. Le nuove dottrine che nascono ultimamente sono poi il peggio del peggio, si dice, cosche di individui poco affidabili, approfittatori, opportunisti, truffatori. Roba da spoggiolati. E così la saggezza diventa obsoleta perché è un capitolo irrisolvibile, la fiducia in qualcosa comporta troppi rischi di prendere una cantonata, di credere in qualcosa che non s’avvera o che si rivela poi un fiasco. Si annuisce così in chiesa e si fa quel che si può, senza in realtà far nulla di concreto perché l’unica altra opzione sono le scelte drastiche di cambiar vita e scappare da qualche altra parte. Così il capitolo irrisolto, nel mondo dove la soluzione deve saltar fuori subito, diventa anacronistico. Si scopa via il problema come si infila lo sporco sotto lo zerbino. La saggezza noi la lasciamo ai creduloni. Così la mattina dopo, come sempre, ricomincia la settimana. Questa è la vita vera, ci si dice, e non la si può modificare, ormai… Così tutto rimane disgustosamente, vomitosamente, sempre uguale. La nostra infelicità di fondo la stessa, il nostro senso di insoddisfazione sempre con noi, i nostri problemi sempre là ad aspettarci, freschi freschi e incalzanti come la corrente perché siamo nel Maelstrom e quaggiù, ormai, non batte più il sole.

Giacomo

…e dopo la cultura?

Abbiamo imparato di tutto, storia, geografia, i grandi poeti e i grandi scrittori, abbiamo letto Dante, studiato Aristotele e Platone, la guerra mondiale, il feudalesimo, la roma antica. Abbiamo studiato la chimica, il funzionamento della cellula, imparato a calcolare la forze che insistono su di un punto, una leva, abbiamo studiato le derivate e gli integrali.

In tutto questo mai che nessuno ci abbia insegnato a vivere, la formula, se esiste, per essere felici. Per quello ti devi arrangiare, devi far da solo, la devi dedurre dalle tue esperienze. Forse ci impiegherai una vita intera a capire il senso di ciò che ti sta attorno e hai vissuto. Perché tutto questo? Forse non lo capirai mai e ti ritroverai di colpo un vecchietto, con le tue domande irrisolte, arrabbiato di essere invecchiato troppo in fretta, di non aver avuto tempo di raggiungere una cosa così importante. Passerai gli ultimi anni in una casa per anziani, con il grande dubbio se le energie che hai speso nella tua vita abbiano realmente avuto un senso. Forse sarà il gran vuoto che scoprirai aver dentro a darti la risposta, ma incapace di vederlo starai mezzo imbronciato a maledire il mondo e la vita che senti non esserti bastata per agguantare quel sogno, la speranza, quel qualcosa che non sai definire ma che era davanti a te tutto il tempo e non hai afferrato. Ti rimarrà un’amarezza in gola che non saprai più placare e sarà molto triste.

La vita insegna a vivere allo stesso modo di una scuola che insegna ad un visitatore random che entra ed esce a casaccio dalle aule, senza mai fermarsi. Talvolta può essere, che per un caso o per un altro, ci si ritrovi obbligati ad ascoltare tutta una lezione, si impara un frammento di Conoscenza che rimane, forse, o che forse andrà dimenticato, come dopo 5 anni si dimentica cosa si era studiato sulle parole di Platone. Io so dell’esistenza  di grandi saggi che furono, Maestri di vita che insegnarono alla gente a vedere quel sogno e a prenderlo, raggiungerlo e dare un senso alle loro vite, trovare la pace, finalmente. Grandi saggi che insegnarono nelle Scuole la scienza della vita, trasmettendo la Saggezza. Perchè smettere di imparare? Perché credere che l’unica cosa che si impara possa essere la cultura? Perchè non credere all’esistenza dei Maestri? Perché pensare che i Maestri hanno vissuto solo nel passato e che oggi abbiamo cessato di venire al mondo? Oggi più che mai ne abbiamo bisogno e sono tra noi. Cerchiamoli, cerchiamoli col cuore, troviamo i saggi,  è di loro che il mondo ha sete.

Giacomo