A cosa siamo disposti

Muri di EssaouiraSe bastasse non dormire,
non mangiare,
ammazzarsi
di fatica, piangere
tutte e poi ancora
urlare, odiare al punto

… allora?

Il tuo male fa paura
come dio.

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Andirivieni

E’ un andirivieni:
da qui
vai, lo vedo
dallo sguardo – solo quello
ché il corpo rimane
il corpo
almeno.

Tu invece ogni tanto
di colpo
magari
nel mezzo
non si sa dove
con chi sei.

Essaouira 2016

E lì sento
che mi spavento
mi fa rabbia
sei andata
aspetto
di vedere di nuovo
che sei qui
aspetto
che torni.

Schizofrenia quotidiana

In centro girano una fiction Rai. Ci son persone vestite come la fine dell’ottocento, sedute sulla panchina. Cineprese, carrelli, microfoni, camper degli attori, perfino una carrozza con i cavalli, là sul fondo, e feci spalmate sul porfido.

Sulla panchina vicina agli attori stanno due persone. Due senza dimora, uno ubriaco.

Sia gli uomini di fine ottocento, sia gli straccioni se ne stanno là, al proprio posto, ed entrambe le realtà fingono di non vedersi.

Dovrebbe esserci un’attrice famosa, dicono.

ImmagineGiulio

Senza pillole

Debian stava morendo.
– Tutto si risolve nella morte – pensava, – tutto finisce là, come se ne fosse irrimediabilmente attratto. Una sorta di forza di gravità dalla potenza infinita. Nessuno può sottrarsi alla legge, nessuno può non morire… –
Stava venendo sera quando Debian si perse nei suoi pensieri. Lo sapeva, non gli sarebbero rimaste che poche settimane, lo sentiva dentro. In quei momenti gli sembrava di non aver mai vissuto veramente ma costantemente perso in una nuvola mentale di pensieri, preoccupazioni, aspettative.. che offuscava tutto, rendendolo meno afferrabile. In effetti, gli mancava proprio questo: non riusciva ad afferrare la realtà. Ora, lo sentiva, se avesse potuto tornare indietro sarebbe riuscito a vivere intensamente, diversamente, con una luce nuova, senza rimpianti, rimorsi, rendendo ogni giorno speciale, degno di memoria, rendendo ogni momento così importante e intenso che avrebbe potuto morire in pace perchè felice e conscio di aver Vissuto con la V maiuscola.
– Perchè non sono mai riuscito a vivere così? – si domandava – e proprio ora, vicino alla mia morte, capisco cosa avrei dovuto fare, come avrei dovuto comportarmi, quale slancio per la vita avrei dovuto avere. Nella morte si racchiude il senso della vita, sì, è nella morte che per antonomasia si capisce esattamente ciò che è reale, ciò che esiste, ciò per cui val la pena combattere, soffrire e morire. Nella morte giace l’ultimo segreto della vita, quello per cui essa si rivela, infine, sotto i suoi vestiti, sotto i drappi del lavoro, della carriera. Nella morte si realizza di averla riempita di illusioni così da non aver tempo di fermarsi a pensare e porsi delle scomode domande. Una vita a scappare dal pensiero che tutti siamo destinati alla morte, una vita a scappare dalla realizzazione della mia condanna che ho appesa alla testa fin da quando ero in fasce. La morte, ebbene, è uno scrigno, un forziere che contiene il senso della vita. –
Finiva così di pensare che un medico entrava nella sua stanza.
– Come va oggi Debian? Abbiamo preso le medicine? –
– Sì, dottore – e rispondendo così stringeva forte il pugno che aveva serrato da più di tre ore con le due pillole dentro che si stavano lentamente sciogliendo col sudore. – le ho mangiate e mi sento proprio bene ora! –
Con quelle dannate pillole finiva addormentato e non riusciva più a pensare. Doveva pensare, non poteva farne a meno. Figurarsi se gli ultimi istanti della sua vita potevano essere trascorsi dormendo!
– Allora domani ti dimettono, sei contento? Ti hanno riferito la notizia, vero? Stai bene e qui non ha più senso che tu rimanga! Hai una vita da vivere fuori. Sicuramente dovrai tornare a vedere il dottor Roborosky una volta a settimana, per vedere se le medicine che prendi per la tua malattia mentale vanno bene o se devono essere ridotte. Giusto una chiacchierata amichevole col dottore, ti fa alcune domande, ti fa vedere alcune immagini e poi torni a casa. Allora? Che mi dici? –
– Sono senza parole dottore. Non vedo l’ora. –
Dentro cominciava già a morire. Lo sentiva. Lo sapeva. Se lo aspettava. Era arrivata.

Giacomo