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Cos’è questo esaurimento della scrittura? Come se la stessi abbandonando, come se non sapessi più come si fa a volerlo fare. E se mi stesse abbandonando lei, se le parole non volessero più farsi scrivere dalle mie mani (o le dita, fate voi)? Tutto quello che digito è per me solo un esercizio di stile. È disponibile un mio nuovo libro di poesie, il secondo e credo l’ultimo: raccoglie le righe che non erano state incluse nel primo, righe scritte e finite, niente di nuovo. Non ho creato niente, ho solo vomitato quello che avevo digerito, come un pasto mai veramente goduto. Così esaurisco il mio archivio creativo? Cos’altro ho da dire? La notte serve a scrivere romanzi, cantavano i Bluvertigo stamattina nelle mie orecchie, ma ho perso il dominio sulle ore piccole, c’è solo il riposo e la pace del letto. È questo il sacrificio della vita adulta? Travolti dalla necessità filosofica di darci un impegno quotidiano remunerativo, siamo costretti a tralasciare (tradire?) la nostra parte creativa per godere dei benefici di una vita salutare? Allora è vero che l’artista è quello con le occhiaie e che l’arte applicata al tempo è tormento fisico e mentale. Forse non ci sono istruzioni per l’uso (Perturbazione) e nessuno si ricorderà di me, se non per quello che scrivo, come il cronista dei Mambassa. Forse fare non è tempo, è solo azione senza durata, ha bisogno di fermare. Guardo quell’altro mio blog e vedo sempre più musica e meno parole.
Forse ho solo bisogno di ascoltare, ancora per un po’.

Gianmarco

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Sull’arte, sulla scrittura

Una delle frasi più belle che porto con me dice così:”Chi scrive lo fa perché non ha il coraggio di non farlo”. E’ proprio vero!

Un libro, una poesia, solitamente nascono per comunicare, hanno un messaggio più o meno celato da scoprire, decrittare, indovinare. Lo scrittore sceglie uno strumento e un modo per comunicare ciò che desidera mentre il lettore lo deve cogliere, interpretare. Tutta la nostra vita si basa su questa fondamentale azione: interpretare. La cosa intrigante in questo processo è che l’interpretazione cambia a seconda di chi legge o di chi ascolta. Questo può diventare un problema serio perché, ad esempio, risulta difficile far arrivare lo stesso messaggio a tante persone diverse e spesso nascono incomprensioni da cui si generano litigi e discordie.
Per quanto mi riguarda l’esistenza dell’atto di interpretare e il fatto che ognuno lo faccia a modo suo è un vantaggio, un’incredibile sfumatura che rende il quadro ancora più complesso. Non sai mai a cosa hai appena dato vita, con quel racconto, non sai quale magnifica, poliedrica interpretazione esso può nascondere, quanti spunti di riflessione ne possono nascere, quali consigli utili possono arrivare. Sono sempre stupito quando qualcuno mi dice cosa ha capito di una mia poesia o di un mio scritto! Scopro messaggi che non avevo pensato in partenza. E questo è fantastico, perché ognuno riceve qualcosa di diverso sebbene io volessi comunicare un messaggio, e le parole sono nelle stesso ordine per tutti. E’ una magia.
E’ come se, da un altro punto di vista, il racconto prendesse vita propria, qualità sue, oltre il volere iniziale dello scrittore. Scrivendo (ma anche suonando, dipingendo..) si crea qualcosa di mistico che è un’entità a se stante in tutto e per tutto. Si dà vita a qualcosa. Il lettore, poi, si relaziona all’opera come farebbe con un estraneo. Può decidere di conoscerla, dargli fiducia, interrogarla. Può cercare di capirla più a fondo o non capirla affatto, può vederla bella o brutta, simpatica o antipatica. E’ una relazione a tutti gli effetti che diviene intima tra lettore e opera, mentre lo scrittore scompare, non è più importante.
Ormai l’opera è fatta. E’ stata letta. Non ha più senso che intervenga chi l’ha creata, che spieghi “Ma io volevo dire che…” perché ha già dato vita ormai a quella magia, e già si è interpretato il suo frutto.
Potrebbe semmai star più attento, la prossima volta, e creare meglio o diversamente. Ma quell’opera è fatta ormai, è conclusa, e deve camminare con le sue gambe, da sola, verso il mondo, lontano da chi l’ha creata.

Questa è l’arte, e vivrà per sempre.

Giacomo