Una casa al mare

Ha comprato una casa al mare.
Finalmente.
Dice un po’ distante ma il mare è più bello.
Ci sono già i turni per andarci: fratelli genitori nipoti zii amici.
Dice vicino a Pozzallo. In Sicilia.
Un po’ lontano ma il mare lì, è un’altra cosa.

E di qui si va al mare, e di là si attraversa (stipati) quel mare, che è sempre lo stesso ma anche diverso, ché a Pozzallo è più bello.
E di qui non c’è posto neppure per i morti (l’han detto alla radio).
Han detto non c’è posto per i morti, nemmeno per quei trenta che proprio oggi son morti. Nemmeno per trenta. Morti. Per centinaia, migliaia di vivi, manco a parlarne.
E di là vengono di qui. E di qui i ragazzi partono e tornano, solo d’estate.
E di là la guerra e il sogno di un’Europa come l’America da qui. Tempo fa.
E di là donne, uomini, vecchi e bambini. Tanti bambini.
Han detto troppi, han detto non c’è posto.
E di qui bambini pochi, tardi, a fatica. A volte costa tantissimo.
Addirittura, a volte, una donna o due in più, l’utero, nove mesi di vita.
E di là non si fa in tempo a dire ed è nato, un altro bambino, è nata, un’altra bambina.
E di qui i vecchi lentamente, a volte male, muoiono in un modo che sembra tutta morte quella vita sdraiata.
Tanti vecchi, e tanti malati, vorrebbero morire prima, ma di qui non si può.
E di là non si fa in tempo a diventare vecchi, e non si fa neanche in tempo ad ammalarsi, che subito si muore.
Tanti vorrebbero diventare vecchi, ma di là non si riesce.

E non è che giusto di qui e sbagliato di là o sbagliato di qui e giusto di là.
Ma solo non si capisce più, giusto o sbagliato, sbagliato tutto e niente, chi più e chi meno, quale senso, nascere, morire.
Di qui o di là.

Arianna

Foto: Sicilia 2010

Annunci

melancholia

La vita nella morte, l’inizio nella fine.

Se un giorno veramente accadesse?
Se un giorno davvero il nostro pianeta dovesse scontrarsi con qualche altro corpo celeste?
Che importanza avrebbero tutti i nostri sforzi?
Che importanza avrebbero tante delle nostre liti? Tanti dei nostri malesseri? Tanti dei nostri desideri?

Dopo aver visto il film (melancholia) non ho potuto non pormi queste domande. Ma soprattutto mi son chiesto se giá non siamo nella stessa situazione. Sembra un’affermazione da infelice depresso ma tutto prima o poi finirá, perchè la nostra vita biologica ha un limite imposto di tempo purtroppo insormontabile (ditelo pure anche al nostro premier). Cosa ci rimane dunque? Per cosa vivere il restante tempo della nostra vita? Davanti alla morte sembra che tutto perda senso. Ma forse perde senso solo ciò che senso non ha. Forse serve una presa di coscienza vera per cominciare a investire le nostre energie e i nostri sforzi verso obiettivi di un certo spessore e riguadagnare quel senso che ci manca, quella dignitá interiore perduta.

Serve una collettiva riorganizzazione delle nostre priorità.

Forse nella più intima e sentita presa di coscienza della nostra futura morte potremmo trovare la chiave per vivere al meglio il nostro tempo, perchè forse proprio nella fine giace il senso più profondo della vita e della felicitá.

Giacomo

Un cerotto ed un fucile

Perché ogni giorno
ci si muove sulla giostra
io non so.
Fuori dal sonno può tutto,
comunque,
lunga fila di sì e di no.

Qual è il senso
di un cerotto e di un fucile
io non so.
Sì che si va in basso,
nel branco,
spesso,
caprioli.

Giacomo

Quando mi sveglio


Quando mi sveglio mi sento lontano,
un guardare al mondo che mi satellita
intorno come un bimbo che ammira
un acquario o guarda un film alla tivù.

Mi succede di svegliarmi da sveglio
e vedere il sogno finto in cui nuotavo
con entrambi gli occhi aperti, mi sento
passare in un mondo parallelo dove
vuoi dare un senso a ciò che ti circonda.

E forse quel significato che mancava
al sogno, che non ci si chiedeva
nemmeno e che si viveva così, tanto
per riempire il tempo, lo ritrovo invece
di qua, dove alle domande mancano le risposte.

Giacomo