Aggiornare le mappe

“Dovete prendere quel sentiero”
“Come quel sentiero, scusi? Ma noi arriviamo da lì! Volevamo appunto sapere se c’era un percorso alternativo… è pieno di rovi… in alcuni punti non si vede nemmeno dov’è il sentiero!”
“Il sentiero è quello. Mi raccomando seguite le indicazioni”
“Ma se non ci sono più le indicazioni!”
“Allora siamo d’accordo: prendete il sentiero indicato e camminate fino in cima. Arrivederci”
“Scusi ma come… non può… non è possibile! Almeno ci dica dove possiamo chiedere informazioni!”
“Non esistono strade alternative, quello è l’unico sentiero”.

Eh no, però.
Come minimo bisogna aggiornare le mappe.
E avere il coraggio di dire:

C’era un unico sentiero, che non è percorribile.
Al momento non esistono sentieri.

Ci siamo persi.

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Arianna

Foto: Roma (MAXII) 2014

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Khyra (parte 2 di 2)

Volute d’incenso aleggiavono nella calda camera, e strani canti provenivano da lontano, da qualche stanza dell’edificio. A Khyra sembrava di sognare, ma quando scese dal letto e iniziò a camminare lungo la stanza capì velocemente di essere sveglio.
In un angolo, seduto su un tappeto a gambe incrociate, un uomo di mezza età stava preparando del tè con gesti eleganti e dosati. Quasi incantato Khyra rimase in piedi a osservare. “Vieni avanti, o hai ancora il cervello congelato?” risuonò una calda e profonda voce. E lentamente l’uomo si girò verso il ragazzo sondando i suoi occhi con uno sguardo profondo.
Khyra fu come attraversato da una scarica elettrica; quegli occhi lo stavano chiamando. Lentamente si avvicinò al tavolo, si sedettè per terra e prese la tazza di tè che l’uomo gli porse. “Qual’è il tuo nome?” gli chiese il monaco, sorridendogli . “Mi chiamo Khyra.” rispose velocemente il ragazzo, prima di bere la calda bevanda. “E da dove vieni? Cosa cerchi quassù?” gli domandò il monaco. “Se non ti avessi visto stanotte, adesso saresti parte della montagna!”, concluse l’uomo, accennando un lieve sorriso.
Il monaco sembrava divertito, e Khyra lo comprese subito. Si sentiva a suo agio. “Niente! Non sto cercando niente…” cercò di rispondere il ragazzo, senza completare la frase. “Non so nemmeno io cosa sto cercando…voglio solo stare lontano dal mondo, dal mio villaggio, da tutti…” disse fra sé e sé Khyra, fissando il tè fumante nella tazza.
L’anziano monaco prima di proseguire il discorso, sorseggiò lentamente del tè, appoggiò con grazia la tazza sul tavolo e iniziò a parlare. Il suo volto aveva mutato espressione, e Khyra si accorse che qualcosa era cambiato nell’aria.
“Se cerchi ciò che penso, scalare la Sacra Montagna appare simile a una passeggiata. La via che forse vuoi imboccare rappresenta il sentiero più difficile che un uomo possa calcare. Vi sono persone che contengono dentro di loro un anelito verso qualcosa che, inizialmente, non riescono a definire. Ma per raggiungere infine quella meta devi cambiare te stesso, figlio mio. Non si cambia proprio niente e nessuno se prima non forgi te stesso…e non esiste luogo più bello di ciò che già contieni dentro… Tuttavia queste che ti dico rimarranno per sempre belle parole: occore realizzarle. E non vi sono infiniti modi per farlo…”
Khyra non capiva; era confuso. Un senso di fastidio cominciò a emergere dentro di lui. Aveva girato in lungo e in largo lontano dal suo paese, dalla sua famiglia, dai suoi amici, dalla sua donna, e forse in qualche modo stava rifuggendo sè stesso. Le parole di quel vecchio monaco che lo guardava con aria quasi divertita, continuavano a risuonargli dentro. “Per raggiungere quella meta devi prima cambiare te stesso, cambiare te stesso, cambiare te stesso…”.
Bevve un pò di te, quasi per darsi coraggio prima di parlare. Poi, cercando di sostenere lo sguardo del monaco, gli chiese con forza: “E quali sarebbero questi modi per farlo?!”.
“Come ti ho detto prima” riprese il lama “nel tempo sono stati aperti molti sentieri per raggiungere ciò che, forse, cerchi. Puoi anche immaginarli come dei mantelli, ognuno dei quali ha un colore particolare, un ricamo specifico ed un materiale differente. Tuttavia ciò che ricoprono non cambia in essenza. Ma puoi anche pensare alla via come una ricetta. Vi sono molte locande e molti cuochi…”
Il ragazzo ascoltava con un attenzione assoluta. Non aveva compreso molto di quel discorso, tuttavia quelle parole avevo sfiorato qualcosa dentro di lui. “E tu che riso cucini?” Non si era nemmeno reso conto di aver pronunciato quelle parole, che quasi per magia le erano uscite dalla bocca. Il volto del lama rimase perfettamente immobile. Ripose la propria tazza sul tavolino, e in un lampo fu in piedi. La postura nobile evidenziava maggiormente l’alta e massiccia figura dell’uomo. Con un movimento secco ma fluido, fece segno a Khyra di alzarsi. “Vieni! Forse il riso che io cucino potrebbe piacerti…”

Demetrio

Fiocchi di neve

Traccio danzando un bianco triangolo,
e getto lontano le vesti.

Nudo,
faccio l’amore con lei.

Tra risa di gioia,
giungemmo all’albero solitario
per meditare ai suoi piedi.

Riprendemmo il Sentiero,
e mentre il giorno cambiava mantello
vidi le luci del rifugio di legno,
dove qualcuno attendeva paziente.

E svuotate le tazze,
bevemmo una calda bevanda
che sciolse i nodi del Cuore.

Fuori cadeva dall’alto la neve,
portando in basso il rumore,
stendendo veli di pace.

Come cenere dopo un grande incendio,
domani avrà ricoperto ogni cosa.
Dentro e fuori.

Demetrio

Visione

E mentre risalivo lungo il sentiero

vidi due piccole tartarughe verdi fare l’amore.

Potevano stare sul palmo della mia mano.

E mentre le osservavo incuriosito,

all’improvviso due occhi profondi si tuffarono nei miei.

E tirando fuori la lingua rossa,

una mi suggerì di proseguire.

Il sentiero continuava a salire,

tornante dopo tornante,

finché raggiunsi l’eremo.

Molte erano le stanze e di caldo legno i pavimenti.

Seduti a gambe incrociate stavano giovani guerrieri.

Mi misi accanto a uno di loro

e chiusi gli occhi.

Con la mente vidi allora il maestro dal nero kimono,

giallo oro scintillante la cintura,

e candida barbaneve decorava il volto austero.

Demetrio