A te

flowers-72235_640A te, che a me nascondesti il sonno.

A te,

che di noi lasciasti l’ombra piegata

e di ombre

versanti aperti all’orizzonte.

A te,

che d’amore ho visto il punto

la mia anima ti gradisce sottopelle

disincastro le mie porte davanti alla

tua involontaria bellezza, lasciando

che la linea brillante delle convinzioni

si rianimi sotto un cielo sterminato

oceano di parole che ci ha

seppellito millenni fa.

© Amor et Omnia

Ricordi secchi portati dal vento

Camminavo da un po’ di tempo fuori dal sentiero che solitamente battevo.

Sotto i miei piedi foglie secche cadute copiose dal mio passato formavano un morbido tappeto colorato che ricopriva ogni cosa attorno a me. Mi sentivo perfettamente solo, nonostante la mia mano fosse tenuta stretta da un’altra.

In quel periodo la mia solitudine era rotta da frequenti apparizioni di pensieri che mi turbavano la mente, già avvolta da quella nebbiolina sottile che sale spesso dal fondo del bosco al mattino. Non comprendevo ancora che dovevo aprire un altro sentiero, anziché cercare di ritrovare quello ormai perso per sempre. E ciò mi turbava l’anima perché non avevo più alcun punto di riferimento.

Durante il breve sonno notturno mi aggiravo attraverso strani sogni che mi nascondevano qualcosa che non riuscivo ad afferrare. Desideravo ardentemente che accadesse qualcosa, uno shock che mi scuotesse dal quel torpore.

Ma niente.

I giorni passavano e a me sembrava di continuare a girare attorno, senza giungere mai da nessuna parte.

E allora, in un preciso istante, decisi con volontà di fermarmi.

Stop.

Tutto sarebbe stato diverso da prima.

Cambiamento.
Nuovo.
Vita.

Demetrio

A Chiunque

Pubblico con piacere questa poesia, scritta da una persona che non conosco, che mi è giunta accompagnata da queste parole: “mi ha colpito la determinazione ed il critico disincanto di una giovane donna appena ventenne che, sulla sua pelle, ha già sperimentato la violenza del potere:. due settimane di carcere, ed ora in domiciliazione obbligatoria, per la sola ragione di non aver rinunciato alla propria dignità ed al diritto di resistere (al tav). Insomma, mi piace la forza che riesce a conservare ed esprimere, nonostante tutto, uno stimolo per ciascuno di noi”.

Ecco la poesia:

e io?
mi ritrovo nella normalità dell’essere ventenne, sperimentando la vita.
né anarchica, né pacifista.
solo pacificamente alla ricerca di me stessa.
molto preoccupata per i miei sogni.
molto infastidita da questo gelido e assurdo progresso.
molto indignata ad osservare i giochi politici.
ancora illusa dell’esistenza di giustizia.
nata a Rovereto, però cresciuta in canavese,in un paesino di 1200 anime in una realtà rurale e leggermente bigotta come l’ambiente del liceo della zona che ho frequentato.
riesco a riconoscere gli alberi, ma non i modelli d’auto. in quarta superiore vinco una borsa di studio e parto per l’india per un anno. semplicemente per curiosità ed entusiasmo per la scoperta di qualcosa di nuovo di diverso.
dopo il liceo riparto con uno zaino, viaggio per spagna e francia, poi decido di tornare e stabilirmi a torino.
lavoro, vivo, esploro nella città. mi creo la mia indipendenza.
intanto sogno di essere ostetrica.
i sogni non piacciono, non oltrepasso il numero chiuso.
ora farò agraria:foreste e boschi.
e intanto mi guardo attorno, vivo, provo ad esprimermi, riconfermo la mia libertà.
metto in atto una goffa e autentica rivolta individuale: non un semplice stare, ma una appassionata ricerca di umanità.
un po’ incosciente, come ogni giovane ha diritto di essere.
un po’ sfortunata, come ogni giovane non dovrebbe essere.
e ora amarezza.
si ricompone il puzzle, si rivedono immaggini…
e non mi sento più umana. ma un oggetto, un mezzo.
eppure non perdo la dignità.
non voglio filosoffeggiare.
non eroina, non martire.
resto.
resto umana.
e voi non lasciatevi intimidire.
non abbiate paura.
se avete qualcosa da dire, ditela. se poi vi tocca dirla urlando, si vede che ne vale la pena.
è tempo di resistere, è tempo di lottare!
grazie per la solidarietà e la vicinanza di chi ci ha scritto o ci ha pensato nel periodo in carcere..
‘a sara dùra
con amore…

Marianna
Fonte: www.notav.info

Dal Niagara all’Uzbekistan

Esco sul balcone e respiro l’aria umida della sera, il fresco che lentamente prende il posto della calura, i mille odori delle piante che si fanno più intensi. E mi vengono in mente alcuni ricordi che non rivivevo da un pezzo, ricordi dei miei viaggi, di quella sera a fare una corsa lungo il Niagara, dei colori dell’autunno che ne abbracciava lo scorrere, il cielo di quella mattina dopo una nottata di lavoro su quella spiaggia Tasmana, il vento in faccia su quel pickup mezzo scassato, viaggiando verso Pimenteiras, in Piaui. Così mi ritornano in mente sprazzi di ricordi di posti così lontani che non sembrano più nemmeno miei, che ho vissuto e che ora mi chiedo se fui proprio io, là, a vivere quelle cose, o se son ricordi di un’altra vita, vissuta tanto tempo fa. E forse è proprio così che funziona ogni volta che si cambia, che ci si ferma in un posto a vivere per un po’ di tempo. Si assaggia un’altra vita, si conosce un sapore diverso. Non che sia più buono, ma semplicemente è così, differente e pure piacevole. Un nuovo cielo, un panorama diverso alla finestra di casa, un lavoro diverso, una lingua diversa, un’usanza diversa. E sta il fatto che potrebbe diventare una droga questo vagabondare, questo farsi prendere dalla voglia di provare a vivere tante vite, indossarle e guardarsi allo specchio, come se fosse un altro abito. Infatti, quando ci si ferma, rimane quel desiderio, sopìto, latente, senso di insoddisfazione fastidioso, di saper già come va a finire, di sentirsi già pronti per un’altra vita, voglia di ripartire per un nuovo viaggio, uno zaino, un biglietto e ricominciare, magari, così, da un ostello a Samarcanda.

Giacomo

La banda dei sogni interrotti

La banda dei sogni interrotti sta accumulando seguaci in tutto il mondo, ogni giorno, sempre di più. Chi è privo di addestramento verrà sicuramente convinto ad entrarvi. Preparatevi. E’ possibile che giungerà anche il momento della vostra prova. Voi rimanete saldi aggrappati al timone. Non cedete. Conservate la speranza.

Cronaca: Mercoledì 24 gennaio 2010.

Marco. 22 anni. Verona. Studente in Economia e Commercio. Innamoratissimo di Luisa fanno coppia da 4 anni.
Ilaria. 25 anni. Pisa. Studentessa di Agraria, innamoratissima di Giorgio, 27 anni, Pisa. Fanno coppia da 8 anni.
Giovanni. 19 anni. Salerno. Studente di Liceo scientifico innamoratissimo di Camilla, 19 anni, Salerno. Fanno coppia da 1 anno.
Roberta. 33 anni. Como. Impiegata innamoratissima di Luca, 38 anni, Varese. Fanno coppia sposata da 5 anni.

  • Marco torna a casa. Lucia trova il coraggio e gli confessa che alla festa del mese scorso, quella con le sue amiche, si è ubriacata talmente tanto che si è svegliata il mattino seguente nuda in un letto con due quarantenni sconosciuti. Forse è incinta. Lucia si mette a piangere, Marco va in bagno a vomitare.
  • Ilaria una sera, mentre il suo ragazzo è fuori, scopre una cartella sul suo computer che non aveva mai visto. La apre e trova un filmino amatoriale porno dove il suo ragazzo e Gabriele, un suo amico, fanno sesso a tre con Giulia, una cara amica di Gabriele. Il filmino si interrompe quando entra nuda un’altra coppia per aggiungersi al gruppo e chi riprendeva gli va incontro per salutarli. Lei rimane ferma immobile davanti al monitor per 15 minuti, poi si alza, prende il computer e lo scaglia fuori dalla finestra. Vomita sul tappeto, poi comincia subito a preparare la sua borsa.
  • Giovanni finalmente trova il coraggio e il momento di dire quelle due parole magiche alla sua ragazza: “Ti amo”. Lei sorride, e gli risponde: “Ti amo”. Il giorno dopo Giovanni tornando a casa attraversando il parco sorprende Camilla su una panchina che si bacia con un ragazzo mai visto. Le urla “Sei una falsa stronza puttana del cazzo” e scappa via. Lei non si fa più risentire.
  • Ogni settimana Luca va fuori città per lavoro. Ogni giorno dorme in un posto diverso a parte venerdì sera che rincasa fino al lunedì mattina. Dopo aver fatto l’amore lei gli ripropone l’idea di avere finalmente un bambino e suo marito comincia ad urlare e le confessa che non riesce più a vivere così, che frequenta altre 3 donne diverse, una per città che visita nel suo giro d’affari, le fa vedere le foto, i messaggi che gli scrivono, le ricevute dei ristoranti dove le ha portate. Poi si alza, si veste, e se ne va dicendo:” Chiama pure i miei avvocati”. Lei piange per tutta la notte poi si addormenta sul divano.

Marco, Ilaria, Giovanni e Roberta non saranno più gli stessi. A seguito delle loro disavventure sono entrati nella numerosissima banda dei sogni interrotti. Il loro ideale di amore, di purezza, di dolcezza, di sincerità è stato infranto per sempre. Non crederanno mai più nell’amore perché il sogno interrotto fa più male di qualsiasi altra cosa. Disillusi di tutto e della vita ora vegeteranno incapaci di provare spontanee e profonde emozioni. Forse un giorno, forse, la loro ferita si rimarginerà, e riusciranno di nuovo a fidarsi delle persone, ad amare liberamente.  Forse invece non sarà mai così perché l’hanno giurato a se stessi: ad ogni costo non si faranno fregare di nuovo.

Giacomo

Castelli di sabbia

Occhi persi, o forse ritrovati,
che guardano un punto al cielo
lassù, lontano,
io non capisco dove viaggi
uomo dei sogni.

A volte sembra
che contieni il mondo
che capisci logiche importanti
che carpisci il senso di tutto questo
e penso, che forse,
tutte le mie idee sono come castelli
fatti un po’ di carta e un po’ di sabbia
costruiti là che non stanno:
imperi d’impermanenza
nella terra degli uragani.

Giacomo

Il minestrone del Martedì

Scusate, devo farlo, devo scrivere questo minestrone. Non so perché mi vien da farlo proprio i primi giorni della settimana, ma è così, è minestrone, verdure tagliate a pezzi, mescolate assieme, così, che sembrano alla rinfusa ma che hanno poi un gusto unico, che è difficile da farselo piacere, ma che forse, almeno e se non altro, è salutare. Questa è una nuova ricetta, è la ricetta del martedì, è diversa da quell’altra, ma potrebbe piacervi…

GLI UTOPISTI

Utopia sul dizionario è descritta come “ideale irrealizzabile o progetto inattuabile”. Quelli che inseguono le utopie sono i visionari, descritti come “persone che credono reali cose inesistenti, o che formulano progetti irrealizzabili”.
Sinonimo di utopista è appunto visionario, sognatore o idealista, ma anche allucinato, illuso, ingenuo.
E’ un po’ la prima impressione che si potrebbe avere quando si apre questo blog e si prova a leggere magari la pagina di “Perché aironi di carta“.
Chi è sta gente?
Dei matti ingenui, non sanno, non conoscono, non hanno i piedi per terra, sognatori utopistici non concreti.
Solo?
No no, anche astratti, astrusi, concettuali, idealisti, fantasiosi, eterei, evanescenti, fantomatici, generici, giovanili, immaginari, immateriali, intangibili, platonici, teorici, vaghi, illusori, irreali, stravaganti, leggeri, cervellotici, ingenui, filosofici, intellettuali, metafisici, speculativi asceti del cazzo, meditativi e dottrinali, dai propositi inattuabili, irrealizzabili.
Tra i tanti sinonimi ho trovato anche “puri”.
Beh, non lo siamo.
Almeno, io sicuramente no.
Vi tolgo il dubbio.

I REALISTI

I realisti, quelli coi piedi per terra invece, sono quelli che considerano la realtà nella sua concretezza, esattamente come essa è, senza lasciarsi guidare dal sentimento.
Sicuramente la “spremuta di efficienza” in termini moderni. Questi sono i realisti,  sono quelli che “arrivano”. Gli utopisti invece sono quelli che non arrivano mai da nessuna parte.

Come negarlo?

I realisti sanno come vanno le cose, hanno capito come gira il mondo e si sono adeguati. Gli altri, gli idealisti, probabilmente non sanno ancora, perché se sapessero come girano le cose capirebbero le cazzate che dicono, capirebbero che stanno aspettando un miracolo. L’utopia è tale proprio perché è irrealizzabile. In altre parole, perché sprecare energie e non adeguarsi e perseguire progetti concreti?

IL DUBBIO

Forse qui, scrivendo di cose “pure”, sembriamo quattro ingenui che non sanno, non conoscono la realtà della giungla e le sue leggi e si divertono ad aprire la bocca, in un angolino della rete, dove nessuno può contraddirli. Sinceramente non me ne frega nulla di referenziare me o i miei co-autori e amici, dicendo quello che abbiamo visto o passato nella nostra vita per farvi cambiare idea, perché non mi interessa proprio farvi cambiare idea. Siete liberi di pensarla come volete. E noi siamo arroganti idealisti.
Però voglio assolutamente dirvi come la penso io, così almeno sapete la faccia dell’utopia in cui credo.

L’UTOPIA

Per quante schifezze si possono incontrare nella propria vita, l’amore che ti tradisce, l’amico che ti pugnala alle spalle, il lavoro che ti esaurisce tutte le energie, quelli che ti sfruttano, se ne approfittano, quelli che aspettano il loro turno per poterti mordere…ebbene, per quante se ne possa incontrare, io non voglio lasciarmi soffocare, non voglio indurirmi, perdere i miei sogni, la capacità di amare di nuovo, di innamorarmi, di credere nelle persone, di aver fiducia ancora, non voglio diventare un disilluso. I disillusi sono come piccoli zombi che vivono perché costretti, come dei cani, difendendosi a morsi dagli altri cani, in un gigantesco, enorme canile. Se smetto di combattere, se smetto di sperare, ho già finito di vivere, ecco quello che penso. Se smetto di credere che posso scalare quella montagna smetto anche di provarci e capite benissimo che se non ci provo più è  assolutamente impossibile che riesca, prima o poi, a scalarla.

ALLORA TUTTO SI ROVESCIA

Allora tutto si rovescia, quelli che hanno ancora degli ideali diventano realisti, perché si danno l’opportunità di raggiungere i propri sogni e tenta e ritenta, è probabile o quantomeno possibile che vi riescano mentre gli altri, invece, i vecchi realisti, quelli davvero diventano utopisti perché sono convinti di fregare il loro cuore, di averlo anestetizzato per sempre e poterne fare a meno.  Eccola, ve la presento: l’invincibilità falsa dei senza cuore! Purtroppo smettendo di sognare il sogno diventa davvero irrealizzabile e questo è un dato di fatto, come  è un dato di fatto che la vita  è davvero breve e il tempo che sprechiamo a raccontarci cazzate non tornerà più indietro, non esiste una seconda occasione per rivivere il passato e fare altre scelte, esiste solo il presente e le scelte che stiamo per fare oggi.

Giacomo