Personalmente consumato

Consumare in famiglia

Ultimamente ho passato molto tempo  a guardare la televisione spagnola, e sociologicamente parlando, ha dell’interessante. Ci sono pochi culi e poche tette, a far da amo per il consumatore di comunicazione, ad attrarre. Quello che ho notato è che la pubblicità, qui, ha un messaggio di fondo molto individualista, ossia molto centrato sulla responsabilità personale del consumo, e spesso orientato a instillare nel consumatore potenziale l’idea che nulla gli sia dovuto, che il mercato non è qui per lui, ma è lui a creare il mercato. L’esempio che mi sembra più calzante, è il claim di una catena di supermercati a basso costo, che recita: Si pagas màs es porque quieres, facilmente intuibile. Se paghi di più, è perche lo vuoi tu. Efficace, ti fa venire voglia di andare al supermercato in questione come se fosse una tua scelta personale, responsabile, saggia. Tornando alla fortunata mancanza di culi&tette, al posto di questo surrogato dell’istinto animale atavico troviamo, in molte pubblicità, semplicemente i bambini con le loro famiglie, ma soprattutto i bambini, ci sono bambini in quasi tutte le pubblicità, come se il bambino fosse il tramite della comunicazione, e il capro giustificatorio dell’azione del consumo. È strano, in un paese dove il modello di famiglia è messo quotidianamente in discussione, e rielaborato in maniera progressista e liberale, svincolato dalla santa inquisizione, che sia proprio la famigliola felice a farla da protagonista e da medium del messaggio pubblicitario. Da pensarci su.

Capire l’italiano attraverso lo spagnolo

Io non lo avevo mai pensato, che quando dici dieci anni fa, il fa è proprio la terza persona singolare del verbo fare. L’ho capito perchè in spagnolo si dice hace diez años, e l’unica differenza è che il fa si mette prima, che suona come “Fa dieci anni che” e via dicendo. Le solite note grammaticali.

Juan Marquez