il gioco degli specchi

C’è, in centro a Milano, un piccolo e frequentato bar (cappuccini trend-style al mattino e qualità, prezzi modici con tavola calda e fredda, simpatia e quattro chiacchiere coi gestori all’ora di pranzo: cosa può chiedere di più il lavoratore della city?). Niente che sia degno di menzione o straordinarietà, per carità, solo un dettaglio fondamentale ai fini di questa breve narrazione: gli specchi sulla parete. Sono disposti in modo tale da coprire totalmente uno dei quattro cantoni del locale.

Qualche giorno fa, una mia collega mi ha raccontato di aver avuto una strana sensazione vedendo la propria immagine allo specchio, su quegli specchi: non essersi resa subito conto che la persona riflessa fosse lei. Prima di entrare insieme a lei nel loop delle riflessioni (in tutti i sensi) sulle esperienze extracorporee (…), mi sono ritrovato al bar e mi sono effettivamente accorto che c’è un punto, vicino al bancone, nascosto alla riflessione diretta sul singolo specchio, in cui l’immagine riflessa non si comporta come una vera immagine riflessa ma all’opposto, proprio per la disposizione ad angolo degli specchi. In altre parole, se io piego la testa a sinistra, la mia immagine allo specchio non la piega a destra ma a sinistra pure lei (d’altronde è un riflesso del riflesso, quindi il tutto è logicamente impeccabile).

Curiosa, la nostra mente, a volte così incapace di evadere al di fuori dello spazio delle situazioni attese. L’abituiamo così tanto a pensare che uno specchio debba rifletterci specularmente, che il giorno in cui ci riflette specularmente simmetricamente rimaniamo interdetti. Senza pensare che, in fondo è solo un gioco d’immagini.

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Credo

Credo nello scorrere del tempo, che molte volte aiuta.
Credo nella musica che aiuta sempre e non tradisce mai.
Credo nei tramonti visti in solitaria e nelle ordinarie giornate passate in compagnia.
Credo negli amici, la cosa più cara che ho.
Credo nelle mie capacità.
Credo nella forza della parola scritta, che sia essa usata come forma di denuncia, di semplice racconto, o di evasione dalla realtà.
Credo nelle persone coraggiose.
Credo nel sempre e nel mai perché rappresentano una certezza.
Credo nel cielo che rimane sempre al suo posto ma è ogni giorno diverso.
Credo nell’aiutare e nell’essere aiutati.
Credo nella bontà delle persone che nella vita non hanno avuto momenti felici.
Credo che le persone che ci lasciano con la morte, siano sempre accanto a noi e quando le nominiamo con tristezza, ridono; ecco cos’è il fruscio tra gli alberi.
Credo nella famiglia, quella che tutti almeno una volta odiamo.
Credo nel passato, perché se non sai chi sei, non sai nemmeno chi potresti diventare.
Credo nella solitudine, rifugio dell’anima e riposo della mente.
Credo nel mare che tra un’onda e l’altra ci dà una carica di energia, e con il suo “va e vieni” ci mostra la dote più bella che una persona possa avere: la perseveranza.
Credo nel sapere perché l’intelligenza è l’arma migliore.
Credo nei sorrisi di chiunque e negli specchi, che non mentono mai.

Si ringrazia per la collaborazione

Eleonora Pascai

Lo specchio e la finestra

Una stanza.
Una finestra.
Una finestra se guardi fuori e uno specchio se guardi dentro.
Una finestra sullo specchio altrui.

Se stai dentro la stanza, attraverso la finestra puoi osservare non visto gli altri specchiarsi. Guardare qualcuno scrutare, contemplare, interrogare la propria immagine allo specchio. Penetrare nell’intimità della relazione che l’altro intrattiene con il proprio riflesso.
I belli si avvicinano allo specchio con un obiettivo preciso: i capelli da mettere in ordine, una collana da indossare, qualcosa tra i denti che dà fastidio. E si allontanano con un sorriso compiaciuto. La persona nello specchio ricambia il sorriso: i due si piacciono.
I brutti – reali o immaginari poco importa – si avvicinano allo specchio a piccoli passi, impauriti. A volte si allontanano con gli occhi tristi. E la persona nello specchio si rattrista con loro. Altre volte il loro sguardo è rassegnato: né contento né deluso. In fondo, lo specchio ha confermato le loro aspettative.
Poi ci sono quelli che non hanno ancora deciso se sono belli o brutti. E allora interrogano lo specchio più a lungo, indugiano per capire se possono comportarsi da belli senza risultare ridicoli.

Come sarebbe buffo mescolare le persone negli specchi e far credere ai belli di essere brutti e viceversa. Così, per cambiare. I grassi magri, i bassi alti, i gobbi dritti. Le guance lisce si coprirebbero di acne, le labbra carnose diventerebbero sottili, i capelli ricci improvissamente lisci.
Le persone dentro la stanza con la finestra sullo specchio altrui si divertirebbero da morire. A osservare non viste lo stupore di chi si riflette nelle alternative scartate. E sperimenta la vertigine del possibile.
Ma se accendi la luce dentro la stanza, lo specchio diventa finestra anche se guardi dentro. Allora, chi osservava l’altro specchiarsi e chi si specchiava si guardano. In quel momento, chi sta dentro la stanza regala un sorriso colmo di tenerezza a chi cercava se stesso in uno specchio.

Arianna