Senza nome

Scuri cigolanti d’una casa greve
socchiude
un vecchio scontroso viso solcato
con seconda in guerriglia.
Stridente
tra spirante stanchezza e
religiosa speranza.
Un ciglio ormai
inarcato d’un fiato mai arso.
Si ringrazia per la collaborazione
Veronica

Insegnare stanca

“Ma lavori pochissime ore a scuola! Come fai a essere così stanca?”
Già: come faccio?
Provo a spiegarlo.

Da studente, spesso percepisci i tuoi professori come “nemici”, avversari contro i quali combattere. Beh, non è proprio così: quando insegni, ti allei con la parte migliore degli allievi e, insieme a quest’ultima, ti sforzi di resistere all’ignoranza, alla pigrizia, all’apatia.
Quando poni una domanda, non lo fai per cogliere i tuoi ragazzi in difetto. Al contrario: speri con tutto te stesso che siano in grado di rispondere, e di rispondere bene. A volte – anche se ti ritieni ateo – preghi: “Fa’ che almeno questo lo sappiano, fa’ che lo sappiano almeno in parte, almeno…”
Non lo sanno.
Accusi il colpo, rapidamente ti riprendi, allontani il pensiero (che a volte ti viene): “Ma allora sono proprio stupidi, porca miseria!”, respingi questo giudizio e fai appello a tutte le tue risorse per trovare un quinto modo – diverso dai quattro che hai già provato – per spiegare un concetto che a te pare assolutamente banale.
E quando un’allieva ti mostra un disegno, e chiede se ti piace, non basta rispondere: “Sì”. In quel “sì” ci devi mettere il meglio che hai (tutto!), ma soltanto quello. E aggiungerci un sorriso, e metterci il meglio pure lì.

Ecco perché, a volte, dopo la scuola, gli insegnanti sono stanchi.

Arianna