Una stanza a Parigi

ombreUn posto nel mondo, spesso, è complicato.
Allora si comincia dal posto dove si torna, quando si finisce di lavorare, di chiacchierare, di fare due passi attorno. Si comincia dal posto dove si dorme e si può stare in pigiama (senza per forza dormire). Si comincia, insomma, da una qualche forma di casa.

A Parigi, se sei (relativamente) povero, e magari anche sprovvisto di garanti francesi, è facile trovarti in un posto come una stanzetta, in una casa sporca e fredda, in un quartiere in cui la sera (anche se non vuoi, razionalizzi, cerchi di convincerti…) hai paura. In alternativa o in aggiunta (a seconda dell’indice personale di sfiga), è facile trovarti in un posto come una stanzetta, con un/a padrone/a di casa alcolizzato/a, oppure semplicemente molto avaro/a, oppure stronzo/a.

Questa è la Parigi che viviamo in tanti.
Senza negare i teatri, i cinema, le conferenze, i seminari, i lavori e i lavoretti, quando mi dicono: “Aaah, Parigi… come ti invidio!”, ecco, quando mi dicono così rispondo: “No, non mi invidi. Ora ti spiego perché”.

Arianna

Foto: Gegio

Ritrovata

Per lungo tempo
i miei occhi non vedevano.
Guardavo invano dalla serratura
della porta che non c’è.
E le chiavi non avevo.
Eppure eri lì,
dentro quella stanza senza pareti.
Qui e ora
è il tempo perfetto per ritrovarsi.
Per la prima
o ultima volta
non so ancora.
Ma intanto
sfiorando le tue mani,
mi scaldo al fuoco di quel calore
che da sempre avvampa nel cuore.

Demetrio