Aggiornare le mappe

“Dovete prendere quel sentiero”
“Come quel sentiero, scusi? Ma noi arriviamo da lì! Volevamo appunto sapere se c’era un percorso alternativo… è pieno di rovi… in alcuni punti non si vede nemmeno dov’è il sentiero!”
“Il sentiero è quello. Mi raccomando seguite le indicazioni”
“Ma se non ci sono più le indicazioni!”
“Allora siamo d’accordo: prendete il sentiero indicato e camminate fino in cima. Arrivederci”
“Scusi ma come… non può… non è possibile! Almeno ci dica dove possiamo chiedere informazioni!”
“Non esistono strade alternative, quello è l’unico sentiero”.

Eh no, però.
Come minimo bisogna aggiornare le mappe.
E avere il coraggio di dire:

C’era un unico sentiero, che non è percorribile.
Al momento non esistono sentieri.

Ci siamo persi.

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Arianna

Foto: Roma (MAXII) 2014

Valzer dell’omertà a puntate (6 di 6)

La furca è pri lu poviru, la giustizia pri lu fissa.
La forca è pel povero, la giustizia pei minchioni.

Epilogo. Dopo alcuni giorni incontro A. A ha delle medicazioni sommarie al braccio buono e alla gamba. Gli chiedo e lui mi dice, E’ successo di nuovo sai, ho fatto ancora un casino e mi hanno cacciato definitivamente da lì, Capisco A, capisco, ma i bendaggi, Ma quelli me li ha fatti F, sai lo stesso del braccio, con un coltello…me lo voleva mettere alla gola, ma nel difendermi mi sono tagliato la mano. Hai 19 anni, A, cerca di stare attento, alla tua vita, soprattutto.

Povero poviru, povero fissa.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (5 di 6)

Carzari, malatii, e nicissità provanu lu cori di l’amici.
Carcere, malattie e disgrazie provano il cuore degli amici.

B incontra A dopo la dimissione dall’ospedale e con aria sorpresa fa: A! Ciao bello, ma che hai fatto? Che è quel gesso? A abbassa lo sguardo e si chiude nelle spalle, rispondendo, Mah sai, quel casino dell’altro giorno, non so come, mi sono ritrovato così in ospedale, con il braccio rotto. B non si scompone nemmeno di una virgola e dice, Davvero? Cristo A se mi dispiace, chissà com’è successo. Io che assisto, me ne vado disgustato.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (4 di 6)

La tistimunianza è bona sinu a quannu nun fa mali a lu prossimu.
La testimonianza è buona finchè non fà male al prossimo.

C arriva la sera, zoppica visibilmente e ha un occhio nero pece. Ha quarant’anni circa, beve ma con moderazione. C, ciao, ma che succede che zoppichi (mentre si avvicina), ma cos’è quell’occhio nero, Non mi stringere la mano, ho il pollice gonfio e mi fa ancora male.

Ma che è successo?

Le ho prese, ecco cosa è successo, sai a mettersi in mezzo tra amici, ecco il risultato alla fine, ma con me quello lì ha chiuso, Ma da chi le hai prese, Da uno, Da uno, Sì da uno, insomma fatti miei, Va bene C smetto di chiederti se preferisci.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (3 di 6)

Zoccu nun ti apparteni nè mali, né beni.
Di ciò che non t’appartiene non dir né mal, né bene.

Incontro E. Ciao E, Weh Giulio, tutto bene, Ma io sì, tutto bene e tu come stai, io bene grazie, non c’è male anche se con questo caldo. E ha cinquant’anni.

Come va, giù alle tende?

Bene dai, è un periodo strano ma in generale bene, Come mai strano, Ma sai, così, a volte i rapporti non sono sempre facili, Ma è successo qualcosa in particolare, Ma no, così, sai, cose normali, la convivenza, E quindi, E quindi niente, dicevo per dire.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (2 di 6)

Cappeddu e malu passu dinni beni e stanni arrassu
Cappello (per galantuomo e funzionario) e mali passi, dinne bene ma stanne lontano.

Arrivo in ospedale. A è nella stanza 14 del terzo piano. Ha 19 anni, è in strada insieme alla sua ragazza, insieme si fanno le pere. Ciao A, Ciao Giulio, Ma come stai, che è successo, Eh, un casino guarda, Ti hanno ingessato fino alla spalla, però, sarà stato un casino doloroso. Sì…sai, mi hanno rotto il braccio con un colpo di spranga.

Con un colpo di spranga?

Mah sì, eravamo lì tutti insieme, ho fatto un casino sai e mi hanno picchiato, Ma chi è che ti ha rotto il braccio? Mah, non so, ero fatto di rivotril e bevuto, non ricordo, E adesso, E adesso niente, mi han chiesto se voglio sporgere denuncia ma non mi ricordo niente se non io che corro in mutande per strada, con il braccio che mi fa male.

Giulio

Valzer dell’omertà a puntate (1 di 6)

A cu ti leva lu pani levacci la vita.
A chi ti fa perdere il mezzo di vivere (qualsiasi) levagli la vita.

Prologo. Accampamento delle tende. Pranzo tutti insieme, per una volta. Cibo sgraffignato da due o tre in qualche supermercato di periferia. Molti ubriachi, alcuni impasticcati. Chiameremo A e B e C e D e E le persone. A, dopo aver finito di mangiare, vuole mangiare ancora. B, che ha procurato la roba che A sta mangiando, sta per mangiare pure lui. A è fatto, non ci vede e sputa nel piatto di B. B prende una spranga e spacca il braccio ad A. C si mette in mezzo senza esito alcuno, se non di prenderle. D prende un bastone e pur se mingherlino e bonaccione lo da in testa ad A, che come un cane scappa lontano, in strada. Ferma una macchina, arriva l’ambulanza.

Giulio

Il cantico dei drogati

Perché non hanno fatto 
delle grandi pattumiere 
per i giorni già usati 
per queste ed altre sere.

Cade lieve la neve, sui nostri cuori. La neve che cade, nel suo candore, affranca gli esseri dalla pesantezza del giorno. Così la sera si mostra in una luce diversa, immacolata e per tutti leggera. Alla panchina c’è calma e dio scende dal cielo. Tocca terra e si scioglie nell’anima degli ultimi, prima del rientro nei dormitori.

Le parole che dico 
non han più forma né accento 
si trasformano i suoni 
in un sordo lamento. 


Arrivi, ti riconosco dal passo e da come ti richiudi nelle spalle, da come ti rintani dentro al piumino smanicato. Alla luce del lampione i tuoi occhi castani brillano di vacuo, di sostanza mancata, eppure mi affascinano. Parli di te, della tua pazzia, delle tue droghe, del carcere. Parli anche di Dio. Mi chiedi: credi in Dio?

Quando scadrà l’affitto 
di questo corpo idiota 
allora avrò il mio premio 
come una buona nota. 

Pensi al suicidio. Vuoi morire. Non riuscendo a cambiare, è comprensibile che tu voglia morire. Quando il futuro è divorato alla radice, nella mente, dal tarlo ossessivo dell’assenza di prospettiva, della stasi, la morte è una soluzione plausibile. Ci hai già provato, in carcere, ma ti hanno sollevato quando la corda già stringeva. Infatti, sei qui che me ne parli.

Chi mi riparlerà 
di domani luminosi 
dove i muti canteranno 
e taceranno i noiosi.

Prima di andartene mi fai ascoltare una canzonetta. Mi passi l’auricolare e mi dici “l’ascolto anche dieci volte al giorno, mi mette allegria”. Ascolto quelle note elettroniche, quelle note dance semplici, eppure allegre e per un istante mi immergo, sprofondo dentro di te, nelle tue carni, nella tua mente rovinata dalle dipendenze. Io sono te e ascolto quella musichetta dieci volte al giorno, quando sono malinconico e senza speranza, quando i problemi mi schiacciano. Mi torna un po’ di buon umore.

Tu che m’ascolti insegnami 
un alfabeto che sia 
differente da quello 
della mia vigliaccheria. 

Vorrei dirti: provaci. Prova a fare un solo passo, prova solamente a muoverti. Vorrei giurarti che basterebbe quel passo per redimere ogni tuo peccato, che Dio sentendo la tua suola muovere da terra si volterà verso di te e ti eleverà al di sopra dei giusti. Vorrei dirti che non hai peccato, che è solo accaduto. Che non hai colpa. Pacatamente, te lo dico.

Hai davvero un sorriso ampio, oltrepassa il confine della tua sofferenza.

Giulio

Parole da “Il cantico dei drogati” di De Andrè, che ho cantato rincasando.

Immagini dal sito http://www.nasa.gov