Come sughero sul vasto mare

Siamo tappi di sughero. Se c’è una cosa insopportabile, per un tappo di sughero come me, è incontrare nel mezzo dell’oceano altri tappi di sughero. Non che non apprezzi la compagnia, il problema è un’altro.

Io sono un tappo di sughero, sono una mente che galleggia sopra un mare di inconscio, di pulsioni, di istinti. Galleggio e basta. Non affondo, certo, ma non è che abbia una meta precisa. E non sopporto gli incontri.

I tappi di sughero che incontro si credono barche. Non c’è niente di più insensato che vedere un tappo di sughero che “naviga” nell’oceano e mi fa: “Ciao barca (riferendosi a me!), vai anche tu in questa direzione?”

Lo guardo perplesso, come fosse un tipo un po’ tocco. “Direzione? Ma quale direzione! Qua si va tutti alla deriva!”,  e l’altro tappo giù a ridere. “Ma se sto andando nelle Americhe!! Mi basta issare le vele e flush, Nuovo Mondo, arrivo!”. Scarso contatto con la realtà, forse. Non me lo spiego.

Io mi sento invece un tappo di sughero, senza bottiglia né messaggio da conservare. Mi sento disperso, mi sento che se un’onda arriva, arriva, non ci posso fare nulla, se non restare a galla. Ed è già molto.

Ridacchio quando sento di persone pronte a prender con la mente le redini del’emotivo. Con la mente, con la mentucola. La mentucolina. Come prendere il mare col secchiello della sabbia.

Io sono un tappo che ride.

Giulio