La speranza di Raji

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La brezza celata nel vento
racconta, calma, dell’onda primeva
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Forte della sua essenza,
Non è toccata dalle alte maree,
nè dai cieli in tempesta.
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Come una luce immobile,
trova linfa vitale in ogni spinta verso l’alto.
Oltre ciò che è pensabile,
Oltre ciò che è possibile.
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Somma realtà custodita nel cuore,
fai radici e cresci nello spazio infinito.
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Il tuo respiro è madre dei fiori del mondo.
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Il mio sorriso, la fede che ripongo in te.
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Raji

Tuono di rose e di spine

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Timido lampo del cielo che guardo
e all’interno tuono potente
irrompe da un punto ignoto
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Pervadi lo spazio e non mi lasci alternative
suono vero, suono forte, suono stravolgente
ti ascolto e mi inginocchio
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Non ti mescoli al passato
Sei fresco, vibrante
Pieno e al contempo differente ad ogni istante.
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Bomba irrefrenabile
che si propaga e si eleva
su un tessuto fragile
che sanguina al tuo passaggio.
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Profumo rimane nell’aria
nessun suono, nessun ricordo
solo una scia di fuoco
ed una rosa tra le dita
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Raji

Ocean crush

Mi sono aperto all’acqua e ad essa poi fuso, oceano sublime, mio compagno di vita e di viaggio.

Erano le 5 e cominciava ad imbrunire in questo inverno alle porte, il cielo azzurro cristallo sfumava nel prussia nel grigio e poi nel viola prima di tuffarsi all’orizzonte nell’acqua, scura che si scioglieva poi in chiazze blu notte che ringiovanivano fino all’azzurro vicino ai miei piedi. La tempesta arrivava lenta e si faceva attendere, annusare prima nell’aria umida per poi scoprirsi, tra i suoi velli di nebbia bianca, lenzuola dell’oceano, di una fitta ma quantomai dolce e sottile pioggierella, carezza del vento.

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Lo conoscevo diverso
sempre illuminato
dal sole, una foto…
ed oggi mi si confida cosi’
mi racconta di lui
tra le nuvole scure
una tempesta alle spalle
un gabbiano sulle onde.

Mi si e’ aperto davanti
che non me l’aspettavo
mi ha detto di lui
cio’ che in pochi sanno
nudo nella bellezza di mostrarsi
se stesso, sono il suo amante;
oceano: solitario diamante.

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Giacomo

Alla deriva

Dal buio mi spuntano là, su quella
panchina, seduti vicini abbracciati
con gli occhi di una tristezza del mondo
intero, che giovani non sanno e sperimentano
di essere vivi soffrendo urlando nel loro incubo.

Dall’altra c’è il sogno infranto, l’accontentarsi
di quello che ci fa star male, perchè
si può stare anche peggio, c’è la decisione
non sentita, presa per forza, per caso o non presa,
l’ammainare le vele e lo smantellare il timone
rigetto di trovarsi per mare, uomo di terra.

Giacomo

Dipinto di E. Munch – Melancolia (1894-95)