Sogno un ritorno a Pangea

La terra, il nostro pianeta, non ha limiti, non ha bandiere, non ha confini di stato.
La terra ci nutre, ci disseta.
La terra ci ospita, e non ci chiede alcun affitto.
La terra si dona, e non ha un libretto di istruzioni.
La terra è per noi, e non ci dice cosa possiamo fare e cosa no.
La terra si fida di noi…

…e noi?

Noi ci spartiamo i pezzi di terra versando sangue, facendo guerre, noi dichiariamo con non so quale diritto – questo è nostro, quello è vostro, e guai se ci metti piede se non ti ho dato il permesso, piuttosto stai nel tuo paese e muori di fame! –
I più forti riescono a stabilirsi su terre fertili, buone, redditizie. Gli altri…rimangono là come dei fessi. Degli altri non ci interessa, non siamo noi, sono altrove. Peggio per loro. Dimentichiamoli, se nessuno li considera non fanno nemmeno notizia. I nostri giornali non ne parlano, i telegiornali non ne parlano, quindi si dimenticano.
Abbiamo inventato la politica, con la quale decretiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, manco fossimo degli dei. Qualcuno dirà che è necessario avere le leggi perchè l’uomo ha bisogno di essere guidato, perchè senza leggi andrebbe tutto a rotoli. Le leggi le abbiamo nel CUORE e da SEMPRE, e chi dice di non sentirle è un FALSO e mente a se stesso. Non serve scriverle per interpretarle male. Sarebbero troppe, e le parole non basterebbero per esprimere un sentimento di giustizia. Sarebbero sempre insufficienti. Creare le leggi è far sì quindi che esista l’ingiustizia.
I confini di stato sono recinti fasulli e inutili. Manco fossimo delle bestie che devono essere rinchiuse!
Grazie alla loro esistenza persone stanno male e altre stanno bene.
Grazie alla loro esistenza in una parte del pianeta si può inquinare, in un’altra no, dimenticando che l’aria è sempre la stessa e se ne infischia dei confini, lei va dove vuole, dove “tira il vento”.
Confini, limiti.
L’aria non ha limiti, se il mio vicino inquina io respiro la stessa aria.
L’acqua non ha limiti, se il mio vicino inquina un fiume, o un mare, io berrò la stessa acqua, la stessa acqua evaporerà e pioverà sulla mia terra, farà crescere le mie piante avvelenate, fonte del mio cibo.
Che senso ha avere gli stati? Avere politiche diverse?
Che senso ha avere confini di stato?
Che senso ha sentirsi proprietari di fare ciò che si vuole sul “proprio stato”?
L’Italia non è nostra, è del mondo.
L’Australia è anche nostra, come è nostra l’africa intera, con i suoi problemi e la sua fame.
Prendiamone atto, cominciamo a pensarla in grande, da Aironi.
Un unico stato, ritorniamo a Pangea.

Giacomo

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Il cimitero di Edolo

C’erano i fiori, sì

ma i muri erano morti.

Non una metafora

ma cataste di bare

fatte di morti.

C’erano lapidi

e la terra di sotto

anche quella era morta.

Così i volti e le date,

i riassunti essenziali.

Leggo una frase:

“tu che passi

fammi un sorriso.”

Sorrido, anch’io passo.

Giulio

Danimarca

La terra
sottile
una striscia in punta
di piedi apre
il sipario.

Sul palco sta
il cielo.

E il vento cerca nuvole
le trova 
allacciate vicine
s’inseguono una danza poi
si lasciano.

A volte
non s’incontrano più. 

Arianna

Scirocco

È la mia terra, di odori secchi e colori bruciati.
La montagna in fondo ci cinge le spalle accompagnandoci per ogni percorso.
Il profumo di pomodori e carne combinati nelle case aperte sulla strada, il legno violentato dalla luce sulle porte.
La ricerca di un sollievo sociale.
È un eterno pomeriggio di sole sibilante.
Anime nere di un mondo fatto di una morte così compiuta, così perfetta, da essere principio di una vita silenziosa.
La strada è una lingua di fuoco grigio, scintille rombano nell’eterno pomeriggio.
Soffia un vento d’Africa che nega il respiro dell’aria sulla pelle, porta acqua da dentro i corpi.
Sono tornato, come sempre, alla terra bruciata dei padri.

Gianmarco

Le stagioni

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L’aria ha cambiato odore,
oggi sa di umidità e di terra,
il tepore del primo abbraccio
che ne risveglia i profumi.

Le nuove stagioni bussano
e poi entrano senza attendere,
un po’ come quelle del tuo cuore,
quando arrivano non gli importa
che tu sia attento già preparato.

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Giacomo