Chi trova un amico trova un tesoro

Luca giocava a calcio. I suoi amici erano le persone che vedeva più spesso, i suoi compagni di squadra.
Poi venne il giorno in cui Luca decise di provare il tennis, così lasciò il calcio e cominciò il tennis.
Al gruppo di amici di calcio venne automatico non sentire più Luca e non chiamarlo più perché non più parte della squadra, così Luca si ritrovò solo, e dovette di nuovo farsi degli amici e così fece, seppur triste per l’accaduto, tra i suoi nuovi compagni di tennis.
Luca si gettò quindi a capofitto nel tennis, perché gli piaceva e perché era l’unica cosa che gli era rimasta. Così passò del tempo.
Negli anni successivi, ansioso di provare tutto e di vivere tutti gli sport, cambiò ancora e passò al nuoto, alla corsa, agli sci, poi vela e canottaggio, danza e arrampicata, windsurf e parapendio, ballo liscio e pingpong… e ogni volta che cambiava sport, sebbene lui fosse diventato un uomo adulto, si ritrovava nella stessa situazione di quando, da bambino, lasciò il calcio.
La stessa cosa, analoga a quanto gli capitava nello sport, gli accadeva per il lavoro. Ogni volta che cambiava lavoro, senza un motivo perdeva i contatti con i suoi vecchi colleghi.
Ogni volta infatti gli amici lo abbandonavano, ogni volta chi lasciava non si vedeva più, spariva dalla sua vita come un fantasma e lui doveva ricominciare da capo.
Forse, si domandava, se uno con cui hai giocato al pallone per tanti anni decide di cambiare può sembrare che rifiuti non solo il gioco del pallone ma anche te, che ancora ci credi, ti piace e ti senti coinvolto. Allo stesso modo se un collega cambia lavoro forse tu che continui potresti sentirti il coglione che rimane e accetta una condizione che a quell’altro non gli va più bene. Forse ti senti inferiore, perché non hai il coraggio di andartene, o forse ti sembra che chi se ne va sia arrogante e presuntuoso.
Ad ogni modo Luca non capiva perché un’amicizia dovesse essere, per forza di cose, così fragile da rompersi al minimo accenno, così condizionata dall’attività svolta assieme al punto che, mancando quella, veniva a mancare ciò che teneva in vita il legame che si era formato.
Luca si rifiutava di credere che la poesia dell’amicizia fosse dettata solo dal caso e che, sempre per caso, essa potesse sciogliersi, come neve al sole. Fu così che comprese le parole “chi trova un amico trova un tesoro”.

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Alla ricerca del tesoro

Ci sono domande nella vita che sembrano non avere risposta.
Ci sono.
Le avete.
Ma avete anche smesso di farvele.
Sono, erano, domande intriganti.
Dei veri e propri rompicapo che appaiono senza via d’uscita.
Oggi sembra che siano passate di moda.
Ti chiedi chi sei e ti rispondono che pensi troppo.
Ti chiedi il senso della vita e ti dicono che devi stare coi piedi per terra.
Ti chiedi perché sei venuto al mondo e ti dicono che è più importante fare il tuo dovere.
Ti chiedi cosa sia la felicità, l’amore, e ti dicono che sono solo utopie, di non cercarle che non esistono, e di accontentarti che sei già fortunato così.

Siddarta partì alla ricerca. Mi piacque quel libro. Oggi è divertente perché te lo usano contro.
“Ma vuoi fare la fine di Siddarta che gira e rigira per mezzo mondo e poi capisce che poteva starsene a casa? Che quello che cercava era l’amore? Ma dove vuoi andare? Ma stai qua che l’amore è qua!”
Eccezionale.
Oggi le risposte ce le danno i libri.
Insomma, ci sono queste domande che rodono dentro un poco perchè non hanno risposta, e la gente che fa? Reagisce, ovvio, e nei modi più grotteschi.
C’è chi le ignora, fa finta che non esistano. (e poi si sveglia e cade dalle nuvole)
C’è chi ne cerca le risposte solo per la prima parte della vita, finchè non si scontra con un mondo che gli fa perdere tutte le energie di cercare, ed allora diventa pessimista
(e sono i peggiori perché si sentono in fondo in fondo dei falliti, disillusi della vita, tristi che hanno perso il lloro sogno più grande per strada, e sfogano la rabbia repressa sugli altri cercando di trascinarli nella loro stessa situazione).
Poi ci sono quelli furbi. Non si sono dimenticati le domande, o hanno deciso di non dimenticarsele, e siccome senza risposte si sta male, le trovano da soli per quanto stupide ed incongruenti esse siano. Si autoprendono per il culo pensando di aver trovato la soluzione, e guai a te se cerchi un confronto di idee con loro perchè non vorranno mai e poi mai ritornare nella situazione di “disagio” (così da loro percepita) di chi ancora è in ricerca.
Sono questi che ti ribaltano il significato del Siddarta, e ti dicono, che cazzo cerchi se tanto le risposte sono qui? E’ l’amore, no, il senso? E glielo leggi negli occhi che non sanno di quel che parlano.

Insomma, sono importanti queste risposte?
Dicono che devi stare coi piedi per terra, pensare alle cose che veramente sono importati.

Cioè, chi sei, perché sei qua e che senso ha ciò che vedi e vivi non è importante, non lo è affatto, nemmeno il come lo realizzi, perché a quanta felicità o amore tu possa aspirare è già stato deciso in partenza.
Altre sono le cose importati, vero?

Pazzesco.

Anzi, ottimo! Continuiamo così!
Tanto non troveremo mai delle risposte. Perché farci allora le domande? Qui bisogna guadagnare tempo! Se sai che non riesci a scalare una montagna perché provarci? Tempo sprecato, no? Sarà ben tempo speso meglio quello passato in altro modo piuttosto che ricercare queste cose, no? Perché, finché non arrivi, ad una conclusione intendo, sempre SE ci arrivi, è tempo buttato, no!?

Io dico no.
Per me è importante e mi gioco la scommessa, deridetemi pure, prendetemi per visionario, sprecherò una vita forse e non arriverò alle risposte…
Però almeno ci avrò tentato, mi basta questo.
E’ già un sogno che mi tiene vivo, con gli occhi che brillano, come di colui che cerca traboccante di speranza il tesoro più prezioso e più segreto che sia mai esistito.
Sono innamorato. Ricercare è essere innamorati. E mi piace.

Io parto, vado all’avventura, vado alla ricerca del tesoro, sarò il vostro visionario, utopico, sognatore, disperso amico. Voi fate un po’ quel che vi pare, state pure a casa davanti alla tv, però siatene felici.

Giacomo