Scegliere la giusta utopia

Dicono bisogna difendersi e, appena si può, attaccare. Dicono di tirare fuori le unghie, soltanto per non farsi sbranare. Dicono se ci rimani male, sei fragile, devi indurire la corazza.

Dicono l’utopia dell’uomo “che non deve chiedere mai”.

L’unica donna di potere, dopo lo yoga mattutino, si arma e parte, per colpire i più deboli, quelli senza difese. Mi ferisce, mi fa male.

Dico: ma non possiamo scegliere un’utopia migliore? Se fatica dev’essere, perché non sforzarci tutti verso la gentilezza, il tatto?

Dico, in fondo, basta poco per uscire da questa metafora belligerante. Una guerra con altri mezzi, una guerra infinita.

Arianna

Il minestrone del Martedì

Scusate, devo farlo, devo scrivere questo minestrone. Non so perché mi vien da farlo proprio i primi giorni della settimana, ma è così, è minestrone, verdure tagliate a pezzi, mescolate assieme, così, che sembrano alla rinfusa ma che hanno poi un gusto unico, che è difficile da farselo piacere, ma che forse, almeno e se non altro, è salutare. Questa è una nuova ricetta, è la ricetta del martedì, è diversa da quell’altra, ma potrebbe piacervi…

GLI UTOPISTI

Utopia sul dizionario è descritta come “ideale irrealizzabile o progetto inattuabile”. Quelli che inseguono le utopie sono i visionari, descritti come “persone che credono reali cose inesistenti, o che formulano progetti irrealizzabili”.
Sinonimo di utopista è appunto visionario, sognatore o idealista, ma anche allucinato, illuso, ingenuo.
E’ un po’ la prima impressione che si potrebbe avere quando si apre questo blog e si prova a leggere magari la pagina di “Perché aironi di carta“.
Chi è sta gente?
Dei matti ingenui, non sanno, non conoscono, non hanno i piedi per terra, sognatori utopistici non concreti.
Solo?
No no, anche astratti, astrusi, concettuali, idealisti, fantasiosi, eterei, evanescenti, fantomatici, generici, giovanili, immaginari, immateriali, intangibili, platonici, teorici, vaghi, illusori, irreali, stravaganti, leggeri, cervellotici, ingenui, filosofici, intellettuali, metafisici, speculativi asceti del cazzo, meditativi e dottrinali, dai propositi inattuabili, irrealizzabili.
Tra i tanti sinonimi ho trovato anche “puri”.
Beh, non lo siamo.
Almeno, io sicuramente no.
Vi tolgo il dubbio.

I REALISTI

I realisti, quelli coi piedi per terra invece, sono quelli che considerano la realtà nella sua concretezza, esattamente come essa è, senza lasciarsi guidare dal sentimento.
Sicuramente la “spremuta di efficienza” in termini moderni. Questi sono i realisti,  sono quelli che “arrivano”. Gli utopisti invece sono quelli che non arrivano mai da nessuna parte.

Come negarlo?

I realisti sanno come vanno le cose, hanno capito come gira il mondo e si sono adeguati. Gli altri, gli idealisti, probabilmente non sanno ancora, perché se sapessero come girano le cose capirebbero le cazzate che dicono, capirebbero che stanno aspettando un miracolo. L’utopia è tale proprio perché è irrealizzabile. In altre parole, perché sprecare energie e non adeguarsi e perseguire progetti concreti?

IL DUBBIO

Forse qui, scrivendo di cose “pure”, sembriamo quattro ingenui che non sanno, non conoscono la realtà della giungla e le sue leggi e si divertono ad aprire la bocca, in un angolino della rete, dove nessuno può contraddirli. Sinceramente non me ne frega nulla di referenziare me o i miei co-autori e amici, dicendo quello che abbiamo visto o passato nella nostra vita per farvi cambiare idea, perché non mi interessa proprio farvi cambiare idea. Siete liberi di pensarla come volete. E noi siamo arroganti idealisti.
Però voglio assolutamente dirvi come la penso io, così almeno sapete la faccia dell’utopia in cui credo.

L’UTOPIA

Per quante schifezze si possono incontrare nella propria vita, l’amore che ti tradisce, l’amico che ti pugnala alle spalle, il lavoro che ti esaurisce tutte le energie, quelli che ti sfruttano, se ne approfittano, quelli che aspettano il loro turno per poterti mordere…ebbene, per quante se ne possa incontrare, io non voglio lasciarmi soffocare, non voglio indurirmi, perdere i miei sogni, la capacità di amare di nuovo, di innamorarmi, di credere nelle persone, di aver fiducia ancora, non voglio diventare un disilluso. I disillusi sono come piccoli zombi che vivono perché costretti, come dei cani, difendendosi a morsi dagli altri cani, in un gigantesco, enorme canile. Se smetto di combattere, se smetto di sperare, ho già finito di vivere, ecco quello che penso. Se smetto di credere che posso scalare quella montagna smetto anche di provarci e capite benissimo che se non ci provo più è  assolutamente impossibile che riesca, prima o poi, a scalarla.

ALLORA TUTTO SI ROVESCIA

Allora tutto si rovescia, quelli che hanno ancora degli ideali diventano realisti, perché si danno l’opportunità di raggiungere i propri sogni e tenta e ritenta, è probabile o quantomeno possibile che vi riescano mentre gli altri, invece, i vecchi realisti, quelli davvero diventano utopisti perché sono convinti di fregare il loro cuore, di averlo anestetizzato per sempre e poterne fare a meno.  Eccola, ve la presento: l’invincibilità falsa dei senza cuore! Purtroppo smettendo di sognare il sogno diventa davvero irrealizzabile e questo è un dato di fatto, come  è un dato di fatto che la vita  è davvero breve e il tempo che sprechiamo a raccontarci cazzate non tornerà più indietro, non esiste una seconda occasione per rivivere il passato e fare altre scelte, esiste solo il presente e le scelte che stiamo per fare oggi.

Giacomo