Speranza di vita

Madame E. non se la passa poi male. E’ vecchia, certo, ma non malata. “Non ho dolore da nessuna parte”, ripete, quasi per convicersi che, in fondo, sta bene. Eppure, anche se nessuna sofferenza la tormenta, i suoi passi sono incerti, affaticati. Esce solo in carrozzella, altrimenti detta “voiture“.
Abita in una casa di cura, nel suo quartiere di sempre: stessa linea di metrò, un paio di fermate più in là. Si mangia bene – dice – e le infermiere sono gentili, però Madame E. si annoia: “Vuoi sapere cos’ho fatto stamattina?” “…” “Niente” “Niente?” “Niente”. Poi ci ripensa: “Beh, ti ho aspettata”.
La memoria, ogni tanto, la tradisce: “Non sapevo che saresti venuta oggi!”, esclama quando mi vede comparire nella sala comune. “Oggi è mercoledì? Allora sì, è giusto, ti avevo detto mercoledì, in effetti. Ah, ma lo vedi? Non ho più niente qui, niente di niente!”. Una testa vuota, così si sente.
“Allora, andiamo? Ce l’hai la voiture?”.
Fuori, al parco, incrocio gli sguardi di altre donne, mamme, con i loro bambini nei passeggini. Io invece non ho figli, e porto a spasso Madame E.
“Non voglio vivere fino a cent’anni”, mi dice, e pare quasi una supplica, come se mi stesse chiedendo di prometterglielo, di rassicurarla che no, non la obbligheremo a restare.
“Nemmeno io voglio vivere a fino a cent’anni”, penso.

Arianna

Dipinto: Federico Marchinu

Due mondi

Il mondo dei giovani non è il mondo dei giovani: è il mondo del futuro. Il mondo degli adulti, che si ostinano a chiamarsi tali, è il mondo dei vecchi: il mondo del passato. In Italia non c’è più una sola Italia, nemmeno due Italie, nemmeno due Europe. Ci sono due mondi differenti: quello dei giovani e quello dei vecchi. Il mondo del passato guarda al nostro mondo attraverso un cannocchiale, ma le lenti della statistica, degli studi sociali, dei talk show sono lenti distorte, che ne falsano l’immagine.

Come possiamo pretendere di essere capiti? Come possiamo pretendere che il vecchio accolga il nuovo? Non è possibile! Il nuovo prende il posto del vecchio, lo sostituisce e l’unico vera relazione tra questi due mondi avviene grazie a quei giovani e a quei vecchi che cercano sinceramente di stabilire un contatto, un ponte tra i due mondi. Sono pochi.

Per tutti gli altri, per tutti i vecchi che non si sforzano di andare incontro al nuovo, il futuro è già deciso: l’unica traccia che rimarrà di loro sarà la ferita incisa sulla scorza del pianeta, tracciata con un coltello la cui lama è l’effetto serra, la cui emorragia è lo scioglimento dei poli e gli stravolgimenti che verranno. Ma cosa rimarrà dei loro valori? Cosa rimarrà dei loro modelli?

Io che sto dentro al mondo del futuro vedo tra i giovani un enorme oceano di possibilità, di gente che ha voglia di tutto meno che di farsi studiare come topi da laboratorio dagli antichi abitanti di queste terre. Vedo gente che ha voglia di fare, che magari non sa come o cosa, ma ha voglia di fare.

Siamo il mondo del futuro, per la puttana, siamo tutto quello che rimarrà tra quarant’anni. Non c’è nessuna battaglia, perché è una sfida vinta in partenza il cui risultato è dettato dalla legge del tempo, più antica dell’umanità stessa. E siamo noi giovani che dobbiamo averlo chiaro, siamo noi giovani che dobbiamo lavorare ogni giorno per fare, per ricavarci lo spazio, per respirare e modellare l’Italia (ed il mondo?) come preferiamo.

Abbiamo l’unica vera opportunità: il tempo. Dobbiamo solo metterci all’opera.

Giulio

Fotografia di Desirèe Munter

Calda torrida estate

Il caldo strozza il cervello. Per questo motivo gli autori di questo blog, scrivono di meno. Per lo stesso motivo i lettori di questo blog, leggono di meno. E’ un fatto, il caldo torrido ci fa venir solo voglia di lago/mare/piscina/doccia, voglia di acqua che lavi via il sudore, voglia di vivere nudi sulla nuda terra. Il buonsenso ci trattiene dal non andare in giro ancora più svestiti di così. Così ce ne andiamo in giro, soprattutto fatti di carne, di pensieri carnali, votati all’esterno, al guardarsi attorno. Tutti stanno fuori la notte. La vicina si lamenta per i ragazzetti che vengono sotto casa alle due a chiacchierare e fumare di nascosto. A volte suonano i campanelli. Alle una la città è ancora in piedi, ma solo una parte. Cammino alle due per le strade deserte, passo davanti a sociologia e vengo invaso da un mare di persone che…bevono? Fanno festa? Studiano di notte? Ci provano? Non lo so, non ho ancora capito che ci facciano tutte quelle persone a sociologia una notte a settimana. Però ai giovani piace stare lì. Sembra una città più giovane, l’estate.

I vecchi sono rintanati nelle loro case, con le persiane abbassate per non far entrare il caldo. Si svegliano quando i nipoti vanno a dormire. Alcuni muoiono da soli, nell’indifferenza e nella solitudine. Non guardo i telegiornali, ma credo lo dicano anche i notiziari serali. I vecchi spesso sono poveri, hanno lavorato tutta la vita e si ritrovano con una micropensione, poca famiglia accaldata al mare e la televisione. Eccoli lì, davanti alla televisione, quando suona un venditore di condizionatori truffaldino che estorce loro tremila euro per un pinguino de longhi. Se ne va e l’anziano rimane con il suo pinguino, pensa che è meglio aspettare che ritorni il figlio per farsi spiegare come accenderlo.

Il mio cane ansima tutto il giorno. Non so perché il creatore li abbia fatti in modo che possano sudare solo dalla lingua. Sta tutto il giorno ad alitare nel vuoto, sdraiato. La notte, se viene in camera mia, non riesco a dormire. Smette di solito dalle tre alle sei del mattino. Erano quattro estati che non stavo qui in città, che non vivevo la fine di luglio nella mia cittadina. Volevo proprio ricordarmi come fosse, come fossero le albicocche, come fosse la montagna di notte. In estate rimangono solo pensieri estivi, privi di consistenza, aeriformi, vaporizzati dalla canicola.

Giulio

Il problema

Dicono i malati costano
dicono i vecchi
si ammalano più dei giovani
dicono non è vero
si ammalano più i giovani
dicono che assurdità
ma anche fosse
le pensioni
dicono va bene 
però
l’esperienza
dicono cosa c’entra.

Dicono paure
il problema
non dicono:
chi tra gli esistenti ha diritto di esistere?
Tutti
esistere è un diritto inalienabile
nessuno
esistere è un fatto non un diritto.

Arianna