Un ramo secco

DSC_0052_2Hai pianto ti senti come
un ramo secco
gli esami, le visite, i dottori
un ramo senza
fiori
frutti manco, neanche
la speranza che un giorno.
Un ramo secco
che ci fa nel mondo?
Aspetta di finire
nel camino
aspetta
di spezzarsi
sotto a un piede, una zampa, un sasso
e fare “crack”.

Per te
cerco oggi la parola
che non ho
la parola, amica,
che guarisce
la parola che consola.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

Annunci

Il dilemma

Nei giorni difficili ti chiudiIMG_3459
in stanza non esci non rispondi
al telefono.
Di tanto in tanto trascini un piede, due
in cucina ma solo un attimo
metti su il caffè poi chiedi
“Guardate voi?”.
Quando viene su incredibilmente fa
come fa
sempre di solito
un caffè nella moka
ignaro del tuo umore della giornata
uguale ad altre diversa
beato lui.

Nei giorni difficili sei anche tu
come i giorni:
difficile capirti ascoltarti nel tuo silenzio
stai male, ti sento da fuori che dentro
piangi
o semplicemente respiri, ferma
ad aspettare il niente ché niente
t’aiuta.
Nei giorni difficili noi stiamo fuori
davanti alla porta aspettiamo ci guardiamo
e il primo che parla
sospira.

Nei giorni difficili un dilemma
mi tormenta: come fare
a stare
come sto.

Arianna

Foto: Assisi 2014

Vicini

Siamo vicini
almeno noi
siamo vicini
e parliamo
parliamo molto.

Al telefono, però:
fisicamente
non siamo poi così vicini.
Almeno un tram
la metro
un treno
un pullman.

Siamo vicini
così vicini
che abbiamo paura
ognuno
delle paure altrui.

A volte, timidamente,
confessiamo:
“anch’io”
“anche tu?”
“sì”
“e come fai?”
“beh, niente…. vado avanti”.

Siamo vicini
e impariamo a vivere
(ci proviamo)
con stanchezze nuove.

A volte sentiamo
forte
il bisogno di arrabbiarci:
facciamo a turno.

Arianna

E io dov’ero?

Non so, non ricordo. Davvero quella mattina non saprei dire, con esattezza, eppure qualcosa avrò fatto, sarò stata in qualche posto, il mio corpo avrà occupato uno spazio, come sempre avrò respirato, mi sarò grattata la fronte in cerca d’un pensiero che senz’altro – per la conoscenza che ne ho adesso, cioè dopo – non era quello più appropriato per il momento, le circostanze, e lo so, lo so che non c’entra, farmene una colpa sarebbe peccare di presunzione, però il divario, la distanza tra i vissuti, ecco la distanza, sì, il ritiro dal mondo (questo) di un io che sei tu, sei tu, ancora una volta, sola.
Mentre tu ti trovavi, io ero in un posto che non so, a fare qualcosa, che non ricordo. Il fatto è semplice: siamo state lontane.

Ora lascia che ti tenga stretta.

Arianna

Il canto delle gru

Insegnami la distanza
tra i nostri due centri
allungati stirati – lo vedi? –
non uno, non uno
due cerchi
due pance
ragazze
che ridono insieme.

Insegnami la vicinanza
tra questi due poli magnetici,
io non capisco più,
sbatto la testa
soffro sai se si respingono!?
E allora vorrei dire basta!
smettere di avvicinarmi
quando mi allontani,
sì! smettere di farlo
addio.

 

poesia a più autori

Arianna

Giacomo

A piedi uniti

Così ti vedo
in quel bisbiglio di luce
che scivola sotto la porta quando viene giorno
Nelle foglie stropicciate che piovono a terra

Nelle bambine vestite di rosso
che saltano le pozzanghere a piedi uniti

Nelle biciclette che inciampano
sulle rotaie dei tram
e poi riprendono equilibrio

Ti vedo nelle briciole di biscotti
abbandonate
e galleggianti
nel fondo del caffè

Negli angoli piegati delle pagine più belle
che tanto sai che quei libri
chissà quando li rileggerai
e poi chissà se sarai la stessa
che ha fatto quella piega

Nelle matite colorate senza punta
e nei calzini lasciati a terra

Ti vedo meglio quando non ci faccio caso
e poi mi accorgo di averti visto

Nelle camminate che fanno rumori strani
e nelle candele che colano cera

Nei tappeti su cui puoi distenderti
nella frase: “come un lino teso a sventolare”
nei naufragi
e nelle pelli dei tamburi

Nelle lune inquadrate da finestre opache
nei braccialetti che si slargano attorno al polso
nel colore viola
ma anche nell’arancione

a volte
anche nell’arancione.

Stefano Visconti