La vita altrove

Ieri mattina, entrando in ufficio, mi sono accorta che hanno violato la mia identità, il mio profilo virtuale, la mia pagina yahoo. Ci sono entrati dentro e hanno disposto della mia rubrica. Oltre a violare me hanno cercato di fregare i miei amici, usando la mia identità. Hanno sorpassato indebitamente un confine, di fatto, inesistente, che non esiste da nessuna parte nella realtà reale, ma esistente in una realtà virtuale. E mi sono sentita violata nell’intimo di me medesima corporale. Ho cambiato password. E cambiando password, improvvisamente, si è cancellata la mia identità passata. Tutti i miei contatti perduti, tutta la corrispondenza persa. Come se fossi rimasta sola al mondo, come se fossi sparita per il mondo. Mi è mancato il respiro e mi sono sentita letteralmente venire meno. Eppure respiro, eppure fisicamente sto bene. Eppure gli amici non sono spariti, anzi!!

Nadia

Basta virtuale?

“Basta virtuale, vogliamo la concretezza.”
Come se il virtuale non fosse concreto.
O non abbastanza.
Le parole scritte in rete valgono qualcosa?
Hanno senso?

Perché allora non eliminare anche i libri? D’altronde sempre di parole si tratta…

Io ancora ci credo in questi schermi retroilluminati, in tutti questi byte che si trasmettono, c’è chi fa la rivoluzione con internet. C’è già chi sta riuscendo a cambiare le cose e proprio grazie alla rete. L’importante è non vivere solo di internet ma portare ciò che si impara dal web nella vita di tutti i giorni. Una giusta via di mezzo, né bianco né nero, perfetto bilanciamento di chi ha capito a cosa serve esattamente questo strumento.

Ps1: ricordo a tutti di esprimere il vostro diritto di voto al referendum del 12-13 giugno.
Ps2: scusate se non abbiamo aggiornato il blog per un po’ di giorni, è stato davvero un periodaccio.

Giacomo

Faccialibro ed i verdoni

Me ne andavo esplorando il misterioso mondo di Faccialibro, quando questo pomeriggio mi sono imbattuto in un giochetto, in una applicazione davvero carina, in cui ci si costruisce la propria cittadina. In sostanza, bisogna fare soldi e con quei soldi costruire case, edifici di ogni genere e quant’altro. Interessante innanzitutto lo schema della vita proposto. Si possono costruire edifici per accrescere la popolazione, altri per accrescere la felicità (materiale) della popolazione stessa, altri ancora per decorare la cittadina. E’ tutto qui, anche nel digitale la gente abbisogna di “panem et circensem” come nell’antica Roma. Ma c’è una cosa anche peggiore e cioè che i soldi virtuali si possono comperare…con i soldi veri! Tramite Visa, paylpal o quant’altro, è possibile acquistare soldi in un mondo fittizio depauperando il proprio conto in banca. E’ buffo. La vita reale è sempre più fittizia e la vita virtuale sempre più reale. E’ come se questi due mondi avessero qualche tempo fa iniziato a convergere ed adesso la differenza non sia poi così netta.

Con il mio lavoro ottengo del denaro (un numero in banca più alto, che non è da nessuna parte e non corrisponde a nulla). Questo denaro però lo posso prendere ad una macchinetta e con quello, se vado dal macellaio, mi da la carne! Per certi aspetto questo ha dell’incredibile, sebbene venga percepito come normale. Ma peggio. Quello stesso denaro che posso utilizzare per comperare della carne, che mi serve per mangiare e vivere, lo posso utilizzare anche per il piacere, per il cinema, per andare a battone, per ubriacarmi con gli amici…insomma, per fare il pieno di emozioni. Questo è il punto: ci cibiamo di emozioni. Di vario genere, ma sempre emozioni. Allora capite bene che, se una realtà virtuale è capace di donarmi emozioni senza passare attraverso la materia e cioè senza darmi, fisicamente, nulla, io sono disposto per quelle emozioni a comperare denaro in un gioco su facebook, utilizzando il mio denaro contante. Il giorno che sarà possibile collegarsi ad un dispenser di piacere con un cavo piantato direttamente nel plesso solare, quel giorno spenderemo i nostri soldi per questo.

Questo Faccialibro non lo sa, questo lo sanno però coloro che guadagnano sul nulla. A chi vanno infatti i miei soldi quando compro denaro, irreale a non coniato da nessuna banca, su facebook? Chi li guadagna? Cerco le risposte. Certo è che, nel frattempo, se il faccino che indica lo stato di benessere del mio popolo fittizio è triste…quasi quasi…il denaro virtuale lo compero. Così qualcuno mi pianta un palo nel culo, con una musichetta innoqua ed una faccina disegnata a mo’ di cartone animato, assai triste.

Giulio

La realtà virtuale come discesa negli inferi

Oggi mi dedico alla modernità. Parto dalla moda del momento, parto da Avatar. Qualche giorno fa mi sono confrontato con mio fratello, il quale mi ha spiegato come abbia provato, nei giorni successivi alla visione del film, la strana sensazione di essere ancora dentro ad Avatar, di svegliarsi la mattina due giorni dopo e pensare ancora a quella realtà inesistente, agli omini blu. Per quel che ho sentito dire in giro, questo non è un fenomeno isolato, ma una cosa accaduta frequentemente in tutto l’occidente. Lui ha riassunto il tutto dicendomi “sono sotto”. Ed aveva assolutamente ragione, poiché sotto per un attimo ci è finito davvero. Ma sotto dove?

Ve lo spiega uno che ha passato alcuni anni della propria vita molto più sotto di così, disperso cioè nella realtà virtuale di un gioco online in cui era possibile vivere una sorta di vita parallela in un mondo medievale fatto di maghi, di cavalieri e mostri enormi, draghi, anatemi, città da espugnare, animali bellissimi da addomesticare e cavalcare…un mondo da vivere, in tantissime delle sue sfaccettature. In questo mondo erano presenti i sentimenti e le menti di esseri umani veri e propri, agganciati ad un altro corpo fisico, un corpo fisico scelto durante la creazione iniziale del personaggio e quindi più vicino al proprio archetipo. Anche qui c’è un indizio, ma non mi ci voglio soffermare. Voglio spiegarvi cosa accade in un mondo del genere.

Accade di sviluppare una specie di scorrimento della realtà, una specie di separazione dei propri pensieri e dei sentimenti, come se una parte di questi finissero nel contenitore della realtà ordinaria ed un’altra parte finisse nel contenitore di una realtà virtuale. Quando non ero dentro a quella realtà virtuale, sperimentavo una specie di distacco dal mio secondo corpo (il mio avatar) che si era generato ed in quel corpo desideravo tornare quanto prima, in quella realtà desideravo vivere: era lì che volevo provare i miei sentimenti, lì che volevo corteggiare una ragazza, lì che volevo ritrovare un vecchio amico.

Identificazione. In quella realtà virtuale, così come in tutte le realtà virtuali, si sperimenta un processo fortemente involutivo, è cioè la discesa di un gradino ulteriore negli inferi dell’ identificazione, in una realtà ancora più effimera ed inconsistente di quella ordinaria in cui ci muoviamo. Ecco perché ero sotto, ecco dove. Mi sembra di capire dove stiamo andando. Se scrivessi un racconto di fantascienza in merito (e lo farò), potrei pensare ad un storia in cui una Guida debba intervenire sul piano della realtà virtuale per far riemergere un essere umano alla realtà ordinaria, in una specie di prima realizzazione, per poi portare quell’essere a scoprire che anche le realtà ordinaria non è altro che un ulteriore inganno che può essere trasceso. Mi seguite? Stiamo sprofondando ad un livello di identificazione ulteriore, con cui l’uomo mai prima d’ora nella sua storia ha avuto occasione di confrontarsi. Quindi il percorso di fa più difficile, ci allontaniamo dalla verità.

Ed in tutto questo, non abbiamo gli strumenti per difenderci. Siamo come topi da laboratorio, come un nonnulla su cui si applicano dall’esterno condizionamenti tanto forti che nella nostra visione drogata ci sembrano normali. Ed Avatar the movie era solo una scusa, perché il concetto qui espresso riguarda ciò che su vari piani accade a tutti noi quotidianamente, soprattutto ai più piccoli, che vedo sempre più moderni e sotto. Purtuttavia, c’è ancora una possibilità.

Giulio