A chi lo sa

Non il cuore, l’amore dei poeti; né Dio, anima, il destino di chi crede; non chiamo le stelle testimoni, né prometto che sempre, mai e poi mai. M’interessa invece il come, il cosa e il quando; come fare la spesa all’Esselunga, cercare parcheggio sabato sera, accendere (di già?) i fari antinebbia; chiederti cos’hai mangiato a pranzo, a cena, quali programmi per domani; quando arrivi, dove ti aspetto; addormentarsi appiccicati, svegliarsi vicini (abbastanza), a ciascuno il suo, caffé del mattino; chiedere “Sei tu?”, baciare quelle poche lacrime, commosse, e consegnarti le mie sette camicie, sudate di corsa, abbassare le spalle, alzare la testa, dire forse, prima, ho sbagliato.

Arianna

Dipinto: Federico Marchinu

Annunci

Petit nouveau message

Des mots
de celles de tous,
tous les jours pour te dire
des mots tu connais
déjà
vues, et voilà, merci,
mais oui, ben alors,
dis donc:

il fait encore beau.

 

Parole
di quelle di tutti,
tutti i giorni per dirti
delle parole che conosci
già
viste, et voilà, grazie,
ma certamente, beh allora,
di’ un po’:

fa ancora bello.

Arianna

Foto: Nadia Lambiase

Regola N.1 : Ottimizzare il proprio tempo

Mi chiedo talvolta perché si tenda a vivere a scatti, come una macchina fotografica, perdendo il tempo che trascorre tra una fotografia e l’altra.

Mi chiedo perché questo vivere così violento e innaturale che invece di scorrere si blocca e riparte di continuo.

Mi chiedo perché accade di essere in una successione interminabile di azioni, di eventi, di cose da fare, di cose che si fanno o che si vogliono fare, che terminano e cominciano, una in fila all’altra, ripetutamente, come un interruttore impazzito. Mi chiedo perché  invece non si viva un fiume d’acqua, che mai comincia e mai finisce.

Mi chiedo perché si viva così rudemente a pezzetti, dove ogni pezzetto è collegato al successivo da un tempo morto, che è tristemente chiamato sprecato. E ci si convince, ne si ha davvero la certezza, che quel tempo è proprio morto, è un tempo inutile, indegno di essere vissuto, di cui si farebbe volentieri a meno -se solo potessimo minimizzarli! se solo potessimo eliminarli!! se solo potessimo sradicarli per sempre dalla nostra vita!!!-

Come se esistesse un tempo migliore e uno peggiore, come se solo alcuni momenti diventassero la nostra vita mentre gli altri ne facessero appena la cornice, il tempo necessario affinché accada questo o quello.

Così il ritrovarsi in fila allo sportello diventa un momento inutile, il tempo che impieghiamo per muoverci da un posto all’altro tempo perso, il traffico che ci rallenta tempo morto, i 10 minuti che aspettiamo il nostro amico in ritardo tempo buttato via, e la nostra vita prende una forma spaventosa, surreale, orribile. Della vita ne accettiamo solo alcune parti, e costruiamo così un grande, immenso collage, e nella nostra testa prende così forma ciò che abbiamo costruito e ritagliato dai tempi morti. -Cos’hai fatto oggi? -Nessuno ti risponderà che ha vissuto camminando 15 minuti spostandosi da casa all’ufficio postale, o che ha vissuto quei 15 minuti di tempo in cui ha aspettato il suo turno, ti risponderà piuttosto con ciò che ha ritagliato, ossia che ha finalmente pagato il bollettino!

Stiamo vivendo l’illusione di una vita-mosaico, dove è dipinto solo il colore dei singoli pezzetti mentre lo strato sottile di calce che li congiunge diventa l’errore da eliminare, il tempo morto che non si vorrebbe vivere, e che in effetti, se guardi da lontano, scompare.

Giacomo

Immagini del mio autunno.

Circa tre settimane di minuscole riprese con il cellulare di momenti della mia vita di tutti i giorni: la mia città, il mio lavoro, la mia casa.

La stampa internazionale si è divertita a commentare in tutti i modi quest’opera: dalla “suprema lode al quieto lirismo del quotidiano” del Journal Of Poetical Arts fino al “vomitevole melenso esempio di attaccamento borghese ai piccoli e meschini piaceri della vita” del Kill Capitalism Now.

Lo dedico a chi ama le piante, i biscotti e la musica acustica.

-Niccolò