Per sempre

rose-22158_640Volgo ad oriente, è già tempo..
e tu sulle sponde rade consolami-
innaffierò la tua bocca con calici
di nettare e desiderio
lungo la traccia in corda della schiena
restano di seta i ricordi…
e si accomoda estasi…
lasciami così dormire
(essenza per me stessa)
sotto un pergolato di sogni struggenti
– aspetto di inanellarti ai miei occhi –
per una quantità infinita di nuovi attimi.

© Amor et Omnia

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Astuccio

2012 Viaggio Nepal e Cina (695)Sparpagliate contieni numerose matite.

Morbide

strali di grafite

che lasciano il segno

che andando

smarriscono una coda

di curve granulose

tratti sbavati

imprecisi

umanizzati.

Contieni pure le otto acca

quelle che se passano

incidono la carta

(che qui chiameremo amore o realtà)

incancellabili

ineludibili

come i ricordi più duri

quando il nero nel tempo schiarisce

ma ne rimane la pista

cicatrice.

Sei l’astuccio

dei miracoli umani

scarabocchio

teca del disegno

ancora da venire.

Sei vuota, piena, vuota

strabordi

non riesco a chiudere di te, la cerniera;

sei inconfinabile.

Gettata alla rinfusa

in una vita a forma di cartella

(come quella della scuola

enorme, colorata, con le clip)

scrivi il mio futuro.

Sei il destino

o il suo esecutore.

Allora, nell’intimità

nelle parole private

nei segreti da due

ti chiamerò semplice:

astuccio;

per sentirmi piccolino

per sentirmi ancora da venire

per ricominciare a fare grandi pance

e lettere ridicole e tonde;

per reimparare l’alfabeto.

Giulio

Una casa al mare

Ha comprato una casa al mare.
Finalmente.
Dice un po’ distante ma il mare è più bello.
Ci sono già i turni per andarci: fratelli genitori nipoti zii amici.
Dice vicino a Pozzallo. In Sicilia.
Un po’ lontano ma il mare lì, è un’altra cosa.

E di qui si va al mare, e di là si attraversa (stipati) quel mare, che è sempre lo stesso ma anche diverso, ché a Pozzallo è più bello.
E di qui non c’è posto neppure per i morti (l’han detto alla radio).
Han detto non c’è posto per i morti, nemmeno per quei trenta che proprio oggi son morti. Nemmeno per trenta. Morti. Per centinaia, migliaia di vivi, manco a parlarne.
E di là vengono di qui. E di qui i ragazzi partono e tornano, solo d’estate.
E di là la guerra e il sogno di un’Europa come l’America da qui. Tempo fa.
E di là donne, uomini, vecchi e bambini. Tanti bambini.
Han detto troppi, han detto non c’è posto.
E di qui bambini pochi, tardi, a fatica. A volte costa tantissimo.
Addirittura, a volte, una donna o due in più, l’utero, nove mesi di vita.
E di là non si fa in tempo a dire ed è nato, un altro bambino, è nata, un’altra bambina.
E di qui i vecchi lentamente, a volte male, muoiono in un modo che sembra tutta morte quella vita sdraiata.
Tanti vecchi, e tanti malati, vorrebbero morire prima, ma di qui non si può.
E di là non si fa in tempo a diventare vecchi, e non si fa neanche in tempo ad ammalarsi, che subito si muore.
Tanti vorrebbero diventare vecchi, ma di là non si riesce.

E non è che giusto di qui e sbagliato di là o sbagliato di qui e giusto di là.
Ma solo non si capisce più, giusto o sbagliato, sbagliato tutto e niente, chi più e chi meno, quale senso, nascere, morire.
Di qui o di là.

Arianna

Foto: Sicilia 2010

Nascita (6)

Lasciar spazio all’inatteso come una cicatrice di 12 punti

Naturale violenza primordiale

In precario equilibrio tra la vita e la morte

DSC_0243_2Scoprirsi genitori non per atto di volontà ma per accettazione

Scoprirsi genitore e riconoscersi intimamente figlia

Lasciarsi nascere nuovamente

Accogliere il limite della vita

E di questo farne la propria felicità.

 

 

Nadia

 

Onde lunghe

Onde d’oceano,
libertà e pace
il vento e la luna
m’emoziona
l’energia della vita.

L’arte del vivere
nella magia del gesto,
una mano che si muove
come nell’acqua,
il fuoco di una parola,
non c’è meta preclusa
all’argentea spada
sfoderata dell’anima.

Giacomo

Finché c’è vita

La figlia di mia cugina, anni quattro, rimase colpita quando sua mamma le disse che sarebbe andata al funerale della nonna: “Ma come! E’ ancora morta?”.

In effetti.
La morte si può definire come l’evento irreversibile per eccellenza.
Una volta, e poi per sempre.

Eppure chi ancora vivo sperimenta la morte altrui la vede mutare d’aspetto, o meglio osserva variazioni negli stati emotivi che a quell’ancora morta si associano.

Inizialmente, l’incredulità, o a volte – nel caso di malattie lunghe e dolorose – perfino il sollievo: “Ha smesso di soffrire”. Poi (o contemporaneamente) un dolore acuto, a tratti rabbioso. Nostalgia, affetto, vuoto.

IMG_1938

Certo: la vita continua. Ma ogni giorno rinnova a suo modo quell’assenza, mescolata ad altre, e nuove presenze. 

Invecchiare, forse, significa proprio questo: notare le assenze, sempre più numerose, nella folla confusa dei vivi.

Arianna

Foto: Parigi 2013

Notte acerba

Luci oblique s’invertono nell’acqua

vagheggiano riflessi oro e petrolio

sparpagliati nel buio impareggiabile

senza più margini e quindi infiniti.

Al pari le speranze vanno al mondo

all’impossibile caos della vita

dove recitano uomini stanchi

registi del nulla avvinghiati alle ore.

Emersa l’idea è perfetta, eppure

non trova che un minuscolo spazio

per baluginare tra l’una e l’altra

intenzione, come una fibra molle

che vaga su onde di priorità

e ovunque elle la portino essa va.

CSC_0386

fotografia: iphone  nella notte di capodanno –  Shanghai

Giulio