A te

flowers-72235_640A te, che a me nascondesti il sonno.

A te,

che di noi lasciasti l’ombra piegata

e di ombre

versanti aperti all’orizzonte.

A te,

che d’amore ho visto il punto

la mia anima ti gradisce sottopelle

disincastro le mie porte davanti alla

tua involontaria bellezza, lasciando

che la linea brillante delle convinzioni

si rianimi sotto un cielo sterminato

oceano di parole che ci ha

seppellito millenni fa.

© Amor et Omnia

melancholia

La vita nella morte, l’inizio nella fine.

Se un giorno veramente accadesse?
Se un giorno davvero il nostro pianeta dovesse scontrarsi con qualche altro corpo celeste?
Che importanza avrebbero tutti i nostri sforzi?
Che importanza avrebbero tante delle nostre liti? Tanti dei nostri malesseri? Tanti dei nostri desideri?

Dopo aver visto il film (melancholia) non ho potuto non pormi queste domande. Ma soprattutto mi son chiesto se giá non siamo nella stessa situazione. Sembra un’affermazione da infelice depresso ma tutto prima o poi finirá, perchè la nostra vita biologica ha un limite imposto di tempo purtroppo insormontabile (ditelo pure anche al nostro premier). Cosa ci rimane dunque? Per cosa vivere il restante tempo della nostra vita? Davanti alla morte sembra che tutto perda senso. Ma forse perde senso solo ciò che senso non ha. Forse serve una presa di coscienza vera per cominciare a investire le nostre energie e i nostri sforzi verso obiettivi di un certo spessore e riguadagnare quel senso che ci manca, quella dignitá interiore perduta.

Serve una collettiva riorganizzazione delle nostre priorità.

Forse nella più intima e sentita presa di coscienza della nostra futura morte potremmo trovare la chiave per vivere al meglio il nostro tempo, perchè forse proprio nella fine giace il senso più profondo della vita e della felicitá.

Giacomo

Desidero, desideri, desidera, desideriamo, desiderate, desiderano.

Non so, più si va avanti più mi sembra vera la frase che si desidera sempre ciò che non si ha dando per scontato ciò che si ha, dall’amore alla salute, dalle esperienze agli oggetti.

A ragione posso dire che è sbagliato, che si dovrebbe fare questo e quello, che la felicità sta dentro e non fuori, e tutte queste belle cose che ci insegnano i libri dei saggi o chi per loro. Solo che mi sentirei un ipocrita a raccontarmela così platealmente, io vivo sulla mia pelle costantemente questo desiderio continuo di fare, avere, essere più di quello che faccio, che ho e che sono.

A questo punto vorrei smettere di desiderare, e basta. Sono abbastanza stufo di questa qualità insoddisfatta che accompagna il mio vivere, sempre rincorrendo qualcosa. Mi sembra di correre e correre per niente, perchè tutto cambia ma non cambio io e il mio stato interno. Mi piacerebbe poter vivere tranquillo, finalmente, senza desideri.

Giacomo

La vita? me la vivró più avanti, se avrò tempo, ora ho da fare.

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Cera una volta un pescatore. Si alzava molto presto per andare in mare, gettava le sue reti e pescava. Faceva una vita modesta, riusciva sempre in qualche modo a pescare ció che gli serviva per vivere e mantenere la sua famiglia. Ogni giorno, al mattino, tornato in porto vendeva il suo pesce e trascorreva poi il resto della giornata prendendo il sole, leggendo, giocando con i suoi bambini, stando in compagnia di sua moglie. Non era ricco, ma nemmeno povero, era felice.
Un giorno un uomo d’affari venne in città e incontró il pescatore, così, dopo essersi conosciuti l’uomo d’affari esordí:
-Perchè se la pesca va bene non provi a risparmiare un poco? In breve tempo potresti permetterti altre reti, con le quali prendere più pesce e guadagnare di piú. Poi potresti comprare una barca più grande, altre reti, permetterti un paio di persone che ti aiutino. Dopo dieci anni, diciamo, potresti essere diventato abbastanza importante da comprare altre barche, ed espanderti in altri mari, avresti una compagnia bella grande e dopo, diciamo, altri vent’anni potresti ritirarti poco a poco, essere capo di una compagnia che funziona da sola, trovare un buon amministratore, e avere tempo libero per fare quello che tutti vorrebbero e goderti finalmente la vita.
-Dimmi, cosa potrei fare nel mio tempo libero allora? Come mi godrei la vita?
-Mah, vedi, potresti per esempio leggere un libro, avere tempo di stare con tua moglie, giocare con i tuoi nipoti tutto il pomeriggio, stare un po’ al sole…

Giacomo

Voglia di…

Avrei proprio voglia di stare sempre nello stesso posto, per una volta.

Basta treni, basta voli ryanair, basta fare e disfare la valigia, basta Dove sarà quella maglietta? Devo ricordarmi di prendere la trapunta estiva e di portare su la giacca. Mi servirà il computer questo week-end? Dovrei andare dal dentista, quando sarò qui in un giorno lavorativo?

Sarebbe bellissimo avere tutte le mie cose lì davanti ai miei occhi, una stanza sola, sempre quella, e bon.

Ma più di tutto sarebbe bello avere lì tutte le persone a cui voglio bene, amici, parenti, tutti. Tutti lì insieme nella stanza, con la mia lampada di klimt e il silk epil.

Vorrei non dover più vivere la mia vita a pezzi, a compartimenti, tanti frammenti che non combaciano bene tra loro.

Che incredibile sensazione dev’essere stare in un posto senza voler anche stare in un altro, perchè non c’è un altro, c’è quello e punto. Una vita sola, un luogo solo, una stanza sola, una sola routine, una sola sfera affettiva.

Forse sto invecchiando un po’, e non ho più forza per queste cose, o forse stasera sono solo molto stanca e a settembre farò di nuovo la valigia, prenoterò un volo, e partirò per un posto nuovo ancora, un altro crack e la mia vita si spezzerà ancora, un frammento in più da gestire, ma anche tante cose nuove da imparare e da vivere.

Si ringrazia dello scritto
Francesca Cestari

Giocando al pc

  • Qualche anno fa passavo il mio tempo a giocare al computer, e quanto amavo i giochini con una bella grafica, e di macchine in particolare. All’improvviso sono stato come folgorato.. mi sono reso conto che il mondo al di là dello schermo… aveva una grafica bellissima, nel minimo dettaglio, oltre 1 bigliardo di giga giga biga pixel…. Ero nella Mini della mamma, e svoltando tra una curva e l’altra lungo lago nei pressi di Limone, ho pensato… questo è in assoluto il gioco più bello che abbia mai fatto: le mani al volante, sento le vibrazioni di ogni mia scelta sotto il sedere, le immagini cambiano di continuo senza ripetizioni e freschissime, c’è interazione con coloro che incontro, c’è l’ebrezza del rischio… …un gioco che non costa nulla! Se non la volontà di giocarlo…ahhh, che meraviglia!C’è un altro fatto al quanto interessante… nel giochino del computer… la grafica ha i suoi limiti, nella realtà…….. forse, no….non tutti vediamo nello stesso modo, la stessa cosa…                                           Raji

L’illusione di vivere il massimo

L’illusione di vivere una vita felice, di avere la felicità a portata di mano, di poterla conquistare comodamente, con un’auto nuova, una settimana al mare, una cena al ristorante o tuttalpiù con un paio di cocktails.

L’illusione che tutto vada bene, o che tutto vada male, l’illusione di vivere il meglio o di vivere il peggio, che la vita è fatta di alti e bassi dove gli alti sono altissimi e i bassi bassissimi. L’illusione di vivere una vita smussata, con gli alti e i bassi della stessa misura, uguali, quasi che non si distinguono. L’illusione dell’indifferenza, della routine, della noia, del sempre uguale, del sole che sorge sempre a est, che due palle.

L’illusione di aver agguantato una felicità intensa, duratura, solo perché abbiamo fatto l’amore con passione, l’illusione che basta un po’ di fisicità, di erotismo, di orgasmico orgasmo per potersi dire felici e risolvere con una serata di sudore tutti quei problemi di coppia che sono nati dai nostri egoismi, dalle nostre mancanze. E per fortuna che riusciamo almeno in questo modo a riavvicinarci, perché tanti si lasciano per questo, perché si scoprono dopo anni troppo distanti  seppur dormendo nello stesso letto.

Così facciamo l’amore e godiamo di quella felicità intensissima come fosse eterna. Il mattino dopo ci alziamo però come prima, di nuovo paurosi, incerti, e persa quella sensualità ritorna la vita e con essa le sue preoccupazioni. Così eccoci di nuovo a camminare sul bordo di un dirupo, di quella giornata che potrebbe, che forse non è, ma che verrà, che comincia male e finisce peggio, che distrugge le nostre certezze dalla prima all’ultima lasciandosi dietro solo frustrazione.

L’illusione di vivere il meglio che la vita può offrire, altalenando però di continuo, senza sosta, senza poter decidere di restare su, senza poter decidere di non scendere giù. E a chi piacciono i bassi poi? Li potessimo eliminare!! Una bella spianata dei bassi verso l’alto, questo ci vorrebbe, o un paio d’ali per vivere sempre tra i sogni, dove la felicità è sempre al massimo. Frustrati dall’impotenza di non poter cambiare, di non poterci fare nulla, ci accontentiamo di come vanno le cose, forse manco ci accorgiamo che c’è qualcosa che non torna.

Vogliamo una vita al massimo, sempre al massimo, basta minimi, basta soffrire. Eppure non abbiamo potere di scegliere, non abbiamo potere di decidere, sicuramente non sulla vita, sugli eventi, sul fatto che sia sereno o nuvoloso. Non abbiamo potere sembrerebbe nemmeno sul nostro umore, così condizionabile che sembra un bambino capriccioso. Mi chiedo allora, ma siamo davvero padroni di noi stessi? Potremo mai diventarlo?

Giacomo

Voglio solo Vivere

A volte si vive. Non si guarda l’orologio fino alla fine, quando ci si volta indietro e si guarda la strada percorsa. Quanto tempo e’  passato? Tanto, troppo, e’ volato. Eppure, guardando indietro, mi sembra di aver vissuto un anno concentrato in qualche mese. Cio’ che ho vissuto poco tempo fa si colora di giallo ocra, del colore delle vecchie foto, di decine di anni. E’ stato appena 5 mesi fa, ma mi sembra siano passati anni. Perche’? Tanto e’ successo che mi sono ubriacato di vita, ho collezionato tanti ricordi, talmente tanti che hanno occupato cio’ che mediamente era riempito da qualche anno di respiri. Eppure mi ricordo di quando il tempo non passava mai, quando non bevevo dalla vita e guardavo il tutto scorrermi accanto senza toccarmi, con noia, non collezionavo ricordi e alla fine, quando mi giravo e guardavo indietro non avevo nulla in mano, solo aria e qualche mosca. Quale incredibile differenza di intensita’ di vivere mi ha attraversato. Quale maestosa rivelazione il dissetarsi di vita, dalla coppa dell’Esperienza. Fare esperienze, tante, nuove, novita’ per la mia sete, tante senza fine, ancora, ancora, non sono mai sazio, non sono mai dissetato. Voglio solo Vivere.

Giacomo

Foto (by Mr Meezy): Marion Bay, Tasmania

Scegliere la felicità

Che cosa ci accomuna tutti?

Si può dire che sia il desiderio di felicità?

Si può davvero alzarsi la mattina ed avere altre priorità?

Delle priorità che non hanno nulla a che fare con un appagamento a breve o a lungo termine?

Si può agire senza il desiderio di Sentire gli Effetti di quanto si ha deciso di fare?

Si può sacrificare la propria “consistenza percettiva” in nome di un’azione che riteniamo giusta solo sul piano mentale?

Ognuno di noi credo che abbia una risposta diversa per queste domande che forse sono solo un unico grande quesito:

“Il Sentire può essere messo da parte per un’idea?”

Si può. Questo è certo. Molti lo hanno fatto nel corso della storia e le conseguenze sono state altrettanto visibili. Come può un uomo uccidere un suo simile per seguire un ideale, un’idea o ancor peggio.. un comando? Che cosa orienta una scelta? E’ il pensiero dominante che ci attraversa in quel momento, uno schema ben preciso elaborato negli anni oppure un’onda figlia della nostra sensbilità o ancora un’intuizione?

Credo sia di vitale importanza riconoscere quale parte di noi determini le scelte che di volta in volta poniamo in essere. Spesso, ahimè, è semplice abitudine, quindi uno stato di non-scelta o di scelta passiva non-creativa che non è in grado di magnetizzare alcuna nuova emozione o sensazione.. ed allora.. ecco che dobbiamo venir colpiti da un fulmine a ciel sereno per sentire qualcosa di nuovo oppure tutto “fila liscio” fino all’ora del decesso.

Scegliere la felicità non è un sapere immediato di dove mettere le mani, ma senz’altro è una Scelta con la S maiuscola ed un buon inizio è riconoscere di Volerla assaggiare e perciò iniziare a fare dei passi fuori dal percorso ordinario tanto per farsi una “cultura” di ciò che si può incontrare su altre strade o su stradine sconosciute. Saltar fuori dall’abitudine ed osservare con maggiore attenzione la vita. Mettersi in discussione e desiderare ardentemente di essere felici crea delle possibilità in tal senso. Se guardo fuori dal finestrino, mentre sono in macchina, e decido di vedere tutte le case gialle che incontro per strada.. è facile che qualcuna la vedrò. Questo è un principio semplice, ma da tener ben presente in noi:”CI ACCORGIAMO DI CIO’ CHE VOGLIAMO VEDERE”.

Tendere alla felicità, per me, non è sapere che cosa sia la felicità, ma sapere che cosa felicità NON SIA e quindi agire per altre strade. Non voglio rinchiudere in una sola parola le mille percezioni belle che ci possono toccare, non voglio identificare la felicità in una cosa,in un oggetto determinato. Voglio che che sia un qualcosa che possa emergere in ogni contesto e in mille modi diversi.

Questa è la mia priorità. Essere felice. Cioè essere aperto e disponibile a quanto mi solletica dolcemente l’animo.

Scelgo la Felcità abbracciando il Cambiamento ed un’Osservazione il più obbiettivo possibile della vita al fine di accorgermi con più facilità del terreno più fertile a donare frutti dolci e succosi.

Alzare gli occhi da terra e volgere lo sguardo al Cielo è una nostra Autentica Possibilità e chissà che cosa ci può riservare…

Raji