Il Cuore

Dedicato a tutti coloro che si vogliono bene.

Tutto ciò che ha Senso nella vita è il Cuore, Sentirlo, vivere al suo Interno.

Il resto non è che un palcoscenico:finzioni.

Fare un lavoro su se stessi è la terra magica a cui approda il sognatore quando è stufo di sognare e decide che è giunto il tempo perfetto di spremere fuori dal proprio corpo una goccia, un rivolo, un mare di celato amore presente al suo interno. La Volontà è la sua preziosa alleata, lo strumento più efficace per rompere le catene, figlie di una vita di condizionamenti, che lo hanno imprigionato impedendo al suo cuore di respirare, libero.

Fermarsi qualche minuto durante la giornata e sedersi con se stessi, ascoltarsi un po’, dedicarsi un vero sguardo interiore. Raccogliersi per abbracciarsi. Immergersi in uno spazio privo di giudizio e tendere l’orecchio a Quanto bisbiglia appena, ma che è in grado di far tremare le nostre convinzioni più radicate come un terremoto provocato dal battito d’ali di una farfalla…

Un suono, una melodia che non ha bisogno di alcun sostegno per esistere e per esprimersi. Una Forza che trova energia in se stessa, dall’Infinito che tanto sogniamo. Come se cento vulcani si accordassero ed esplodessero insieme in unica e sottile voce che si solleva in aria leggera, quasi timida.

Non è nel visibile,

Eppure può essere in un Gesto.

Non è afferrabile,

Eppure può riempire tutti gli Spazi.

Non è un fiore,

Eppure profuma di rose.

Il Cuore.

Raji

Tra un respiro e l’altro

Non sono mai stato molto sicuro delle cose. Pur attraversando momenti di particolare slancio mistico fiancheggiato da qualche stimolante scrittore come Paulo Coelho od altri, evitavo se possibile di arrivare a “destinazione” con il pensiero, a conclusioni filosofiche affrettate, dato che prima di essere fatto di dati elaborati da quel computerino che si trova appiccicato sopra il collo, sono fatto di carne, di sangue, di calore, di RESPIRO e di Altro. Sono un’ Onda viva e pulsante. Uno spazio che interagisce con se stesso e con ciò che percepisco, per ora, come esterno a me. Non c’è immobilità in tutto ciò. Non c’è destinazione alcuna, anche se in un certo senso ogni istante E’ UNA DESTINAZIONE, E’ UN PAESAGGIO CHE SI PRESENTA NUOVO ALL’OCCHIO che vuol vedere, che desidera accorgersi delle Differenze. E chissà quanti “Modi” diversi esistono per Vedere le “stesse” cose. Quanti universi paralleli possiamo Vivere oltrepassando l’angusta soglia del “già visto” o “so che è così”. Strana la mente ( il modo di approcciarsi con i pensieri alla realtà ): se vediamo un asino che vola iniziamo a credere nella magia, se vediamo un sistema solare immerso in uno spazio infinito che pulula di stelle e galassie accendiamo la tv…

Tra un respiro ed un altro nuotiamo in acque che non conosciamo. E’ qui che vedo la Grandezza dell’Esistenza. L’Infinito che si esprime. Basta sapere. Basta illudersi di aver capito qualcosa. Facciamo qualcosa per farci toccare da Quanto Ora ci sta sfiorando..Torniamo al Cuore.

“In” cui la mente

Vi sono acque torbide
in cui la mente
crea sentieri luminosi
che non esistono.
Vi sono acque cristalline
in cui la mente
stabilizza le sue certezze
illusorie.
Vi sono paludi
in cui la mente
vede la fine di tutto.
Vi sono cieli
in cui la mente
crede che vi sia tutto.
Fantasie e sogni conosce la mente,
traballante ed effimera Parte della Realtà
che passa tutto il tempo a colorare e a definire
l’Indefinibile Oceano di Somma ed Inesauribile Esperienza.

Raji

Tipologia

Tipo che… Oggi a Barcellona nevica.
Tipo che… Non succedeva da trentacinque anni.
Tipo che… Sono qui da una settimana e mi sembrano anni.
Tipo che… Ho ripetuto anni e nonostante ciò suona bene.
Tipo che… Prima di scrivere la frase precedente ho dovuto cambiare le impostazioni della tastiera.
Tipo che… Qui hanno tutti gli accenti acuti.
Tipo che… È come dire che se la pensano acuta.
Tipo che… Talmente tante cose, che non hai più di che scrivere.
Tipo che… Non puoi scrivere di tutto, sempre.
Tipo che… Succede che con troppi stimoli ti ritrai e assumi un atteggiamento blasé.
Tipo che… Conosco Simmel.
Tipo che… L’atteggiamento blasé è quello che ti permette di non essere un turista.
Tipo che… Ti permette di essere un flâneur.
Tipo che… Ho letto molto Bauman.
Tipo che… Diverse cose.
Tipo che…

Gianmarco
o il vostro corrispondente da Barcelona

La ricerca

C’è una grande confusione oggi quando si parla di ricerca e non si capisce solitamente cosa si intenda. Il dizionario dice a riguardo del ricercare: “cercare di nuovo, quindi cercare o richiedere con insistenza; investigare, indagare.” Un’altra fonte dichiara che il ricercare è il cercare con cura, persona o cosa smarrita o nascosta.  Chi ricerca potrebbe essere una specie di investigatore che indaga la realtà cercando di vedere ciò che è nascosto, cercando di arrivare ad una più ampia visione d’insieme, allargando la propria vista, i propri orizzonti, avvicinandosi sempre più alla verità ultima.

Questa azione la si può fare in due modi, o cercando direttamente l’oggetto nascosto, ammesso che lo si conosca in precedenza, o smascherando ciò che di falso esiste e che tende a nascondere o velare allontanando quindi dalla verità.  Ricercare è anche farsi delle domande e cercarne le risposte, è non abbandonare la voglia di avvicinarsi alla realtà, alla vita, a ciò che esiste. E’ essere disposti a cambiare modo di vedere e di pensare quando le evidenze dimostrano che stiamo sbagliando, è essere quindi disposti a cambiare in generale, ad uscire dall’angolino di protezione e certezza in cui ci siamo rintanati e cominciare a muoverci verso ciò che ancora è nascosto. Ricercare è viaggiare, un viaggio verso la realtà, un ritorno ad un contatto più vicino con ciò che ci circonda e con la vita stessa.

La ricerca è ammettere di aver ancora delle domande senza risposta per poi partire, in cerca delle risposte. In che direzione? Non importa, inizialmente è meglio agire piuttosto che rimanere fermi. Dopo si può capire la direzione, ma prima, è ovvio, bisogna preparare lo zaino e uscire di casa. Ricercare è anche essere innamorati della vita e voler capire di più, è sentire, in fondo al nostro cuore, che l’aver tentato di trovare le risposte è già un gran passo, è già importante e potrebbe essere già una risposta. E’ vivere con un sogno che tiene vivo, con gli occhi che brillano, come di colui che cerca traboccante di speranza il tesoro più prezioso e più segreto che sia mai esistito. E’ un’avventura, una scalata in montagna, o all’interno di noi stessi, alla riscoperta di quella voce che esiste nel nostro cuore e che ci parla, dicendoci chi siamo e cosa vogliamo dalla vita.

Giacomo

Infelicità autogiustificata

“Tutte le persone di cui ho solo sentito la voce o di quelle che ho visto di persona hanno una straordinaria abituale capacità: elaborano precise giustificazioni del loro dolore, profondo o leggero, esistenziale o superficiale. In questo modo permangono nell’angoscia. Incapaci di trovare di meglio del male della vita e soffrendolo, rimangono capaci di autogiustificare la propria condizione: giustificatamente infelici, piuttosto che involontariamente felici.”

“Come comportarsi nei confronti di un mondo tutto sbagliato? Come inserirsi in un sistema eterno, immobile, attonito, torto su se stesso e privo di intelligenza. L’idiozia è colpevolizzare quel poco di sensato che c’è nel mondo, quel briciolo di verità scintillante che è tutto nella vita. Un senso, una dignità. Troppo facile vivere bene, troppo facile è amare il prossimo, riconoscergli un valore. Bisogna uccidere e uccidere. A detta di tutti è un male inevitabile: uccidi il tuo pensiero, fallo a brandelli, distruggi il tuo corpo, ma stai in silenzio. Solo a brandelli ti è dato vivere.”

“Uno sguardo di una ragazza, due occhi nel traffico per uno sgomento unico. Mi parlavano del suo senso di estraneità nei confronti di un’istituzione ch’essa amava, nonostante tutto. Mi raccontava del fatto che si sentiva inadeguata rispetto ai tempi, al cronometro inflessibile dei tram, delle metropolitane, dei genitori e degli impegni. Non riusciva a darsi pace del fatto di essersi “persa nel frattempo”, di aver “perso del tempo”. Mi chiedo se si possa perdere ciò che non si può possedere. Il giudizio del mondo, mi diceva, la condannava nell’errore. Il passato non si può cancellare e lei aveva “perso due anni”. Ormai neanche Dio ci poteva far nulla e lei sarebbe stata dietro quelli che l’avevano sorpassata. Una ragazza di vent’anni o poco più che aveva “perso due anni”. -E quanti minuti?- Le chiedo io… -Più che abbastanza-. Mi dice lei. Il tempo a nostra disposizione è limitato, non dalla morte, ma dalla nostra infelicità. Non vale la pena di tutto questo, se la vita si riduce al vuoto di un numero qualunque.”

Si ringrazia per lo scritto
la collaborazione di

Giangiuseppe Pili

Parole e Poesia

Le parole.
Da piccolo, non le capivo proprio.
Eppure mi piaceva scrivere poesie.
Un bel giorno una donna poetessa mi chiese, seduti ad un tavolo a Castel Gandolfo: “Che cos’è una poesia per te?”
Risposi: “Un modo difficile per dire qualcosa di semplice”.
Fece un’espressione contrariata. “La poesia è arte!” Disse, fiera.
Semplice è il contatto diretto con le cose.
Non ha bisogno di alcuna parola per vivere, per essere sentito.
“E’ il quello che è delle cose” direbbe Qualcuno che conosco.
La parola tende a limitare l’Esperienza Unica ed Immediata con la realtà in un cassettino a contenuto standard.
La vincola in qualcosa di definito. Ma, ma, ma tutto si muove e tutto cambia come ci insegna il buon Eraclito, nulla è definito in natura. Tre mele non sono tre mele qualsiasi. Se ho tre mele davanti a me. Quelle mele sono Quelle mele e non altre tre mele.
E il gusto di Quella mela è irripetibile, come la sua immagine del resto. Ecco che allora la poesia cerca di dire questa cosa semplice, eppure assai difficile da tradurre in parole.
Vuole catturare Quel Qualcosa su cui la nostra vista esterna ed interna (bagaglio emotivo) poggia in quell’istante o in quella manciata di istanti donando alla ‘carta’ una sfumatura di ciò che è stato per noi. Perché è sempre e solo una sfumatura ciò che ci può dare un insieme di parole. Una sfumatura di significato, di emozioni, di anelito verso l’alto. Una sfumatura. Un “zic”!
Ricordo con un sorriso quanto mi disse una persona a me cara quando gli dissi che ho portato un libro sulla testa per un tratto camminando nel bosco..
“Quella è la sua migliore utilità!”.
Gli aironi di carta per volare devono prima cibarsi del Sentire.
Cartesio direbbe: “Sento,quindi scrivo” ;o)
Raji

Siate cicale

Cos’è la vita?

Ce lo potremmo anche chiedere ogni tanto.

Cosa vuol dire vivere?

Anche è una domanda interessante…O forse no, forse è banale, è da millenni che l’uomo si interroga ed oggi è fuori moda, queste domande sono anacronistiche, sono vecchie, ammuffite. Però intanto si vive comunque, e si arriva magari a cinquant’anni che ci si sveglia di soprassalto e ci si chiede: “Ma io cosa ho fatto fino ad oggi?”.

Un mio amico psicologo mi ha confidato che l’uomo, secondo lui, è marchiato geneticamente. Porta nei suoi cromosomi l’imprinting a “svegliarsi” solo quando incontra qualche grossa sfiga, gli muore un parente o si prende lui una grave malattia, cose così insomma, felici felici. Ecco allora che il mondo gli cade in testa, e si ristabilisce la scala delle priorità. Si accorge in quel momento che in tutta la vita ha solo sprecato tempo dietro a cose inutili, futili, inconsistenti. Tutta la vita a correre e correre, senza mai essere realmente felici, sempre là a farsi in quattro, dimenticando che la vita non dura in eterno e che è meglio cominciare a viverla in un altro modo.

Mi ricordo di una storiella che mi raccontavano quando ero ancora un bimbo, quella della cicala e della formica. Ti raccomandavano di essere formica, perchè se viene il brutto tempo, se viene l’inverno, sei fregato.  Secondo me, crescendo, abbiamo un poco travisato il suo senso. Perché oggi mi guardo in giro e vedo solo formiche che lavorano, accumulano, e sono talmente intente in ciò che fanno che non si salutano più, non si fermano più a far due chiacchiere ne scambiano un abbraccio, sono totalmente assorbite dal loro accumulare, dal pianificare il futuro che si vivono tutta la vita così, sempre in funzione del domani, del momento che si siederanno e si godranno gli effetti di tanto lavoro.

Qual è il problema?

Che non si siederanno mai in tutta la vita se non quando faranno un frontale con un grosso trauma. Ecco lo shock! La scossa che li solleverà dal torpore, che li costringerà ad aprire gli occhi per la prima volta. Si troveranno faccia a faccia con la realtà di non essersi mai gustati la vita perchè troppo intenti in quello che fanno.

C’è una frase bellissima che riassume un poco tutto il succo di questo post aggrovigliato.

La vita è quella cosa che passa mentre sei intento a fare altri progetti.

Allora oggi vi auguro di sedervi per un istante, bastano anche cinque minuti,  e di vivere almeno per un poco da cicale. Interrompete la corsa, annusate un profumo, perdetevi nel sorriso di chi ancora sa sorridere.

Giacomo

Una veloce annusatina

Ci sono molte cose da dire.

Comincio così il blog. E’ un po’ come aprire una bottiglia di vino per poi versarlo nel bicchiere, prima di tutto occorre togliere il tappo. E’ logico. E per cominciare a scrivere c’è proprio un tappo da togliere, e spesso manca il cavatappi. Poi una volta che cominci, trovi l’onda, non finiresti più. Ti sciogli come un pezzo di ghiaccio al sole, bagnando la carta con parole che si susseguono come danzando. Ti svuoti dai pensieri, da ciò che senti di voler dire, di confidare, o di liberarti. A volte finisci di scrivere e ti volti indietro. E ti sembra di svegliarti, come al mattino, come se stessi uscendo d’improvviso da un sogno. E capita anche che ti chiedi se davvero sei stato tu a scrivere quei pensieri. Ti sembra strano che siano potuti nascere da te. Succede che entri come in trance, come se in quel momento in cui ti siedi e prendi la penna in mano stessi invece tendendo l’orecchio, per sentire una musica bellissima e molto lontana, corteggiarla un poco per lasciarla poi entrare, farla scorrere nel braccio, al polso, alla mano fin sui polpastrelli che cominciano a muoversi da soli, ballando al ritmo di quei suoni, lasciando una traccia, dipingendo parole.

E’ un peccato che un gesto così nobile si perda nel vuoto, finisca in un pozzo dimenticato. Se scrivessi per me, su un pezzo di carta destinato ad invecchiare in un cassetto della mia camera, mi sentirei colpevole di aver sottratto a quelle parole la loro natura. E’ un po’ con questo obiettivo che comincerei, cercando di ritornare all’essenza delle cose, alla semplicità della vita. Il profumo di un fiore vive per essere annusato e la sua bellezza per essere contemplata, così un libro vive per essere letto e non per fare da soprammobile in una vecchia credenza. Allora vorrei cominciare a salvare quei pensieri che di frequente mi finiscono nel cassetto, giù in quel pozzo, e farli vivere di nuovo. Vorrei realizzare l’esistenza di ciò che mi circonda, leggere finalmente quel libro impolverato, o regalarlo affinché venga letto, cominciare a godere di quel fiore che sta sul tavolo da alcune settimane, correndo incontro alla sua morte  senza che nessuno lo degni di uno sguardo o di una veloce annusatina.

Giacomo